Il Petroliere – ovvero il Capitale di Karl Marx

Alessandro La Mura

Aprile 28, 2021

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Quando il regista americano Paul Thomas Anderson diresse nel 2007 Il petroliere (titolo originale: There will be blood), uno dei film che l’ha consacrato come artista, aveva sin da subito le idee chiare per il fondamento teorico. Il petroliere, oltre a essere la rappresentazione del homo faber contemporaneo, è il tentativo di raccontare un processo lineare che si snoda attraverso un’essenza deterministica. In altre parole, la condizione di partenza del protagonista Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) è il riflesso più ovvio di una vicenda che potrà terminare con la rispettiva realizzazione, sotto ogni punto di vista.

Se valutassimo, infatti, il fil rouge centrale del film, ritroveremmo una chiara affinità con una qualunque opera di formazione; un presupposto di partenza avverso porterà infatti il personaggio principale verso una piena maturità. Daniel, da povero e con poco tra le mani, diviene un potentissimo magnate, assetato di potere, il quale si arricchisce a dismisura come aveva sempre auspicato.

Ciò che occorre comprendere è il messaggio intrinseco presente all’interno della pellicola. Il petroliere non è un’opera casuale, realizzata da un regista qualunque, con un attore protagonista fresco di accademia. Scalfendo la superficie, e proseguendo in profondità, emergono le prospettive principali che il regista di Magnolia ha voluto trasmettere. Se il film ha guadagnato ben otto nomination agli Oscar, vincendone due sia per il miglior attore protagonista, sia per la fotografia, un motivo ci sarà. E questo non va ricercato solo nella componente estetica e tecnica, bensì nei vari fattori tematici.

Il petroliere: sulle orme del sospetto

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

Daniel Day-Lewis in David Plaiview

Tra tutti i temi del film, due rivestono probabilmente una particolare importanza. Il primo inquadra Daniel come la concretizzazione dell’oltreuomo nietzschano. Egli, avendo abbattuto qualunque forma di morale e di ideale, è entrato nel nichilismo dove può solamente creare. È lui stesso ad aver ricercato e ottenuto questa condizione. E lo spettatore, ormai pienamente coinvolto e del tutto inerme davanti alla forza imperante, può solo limitarsi a osservare la sua ascesa e l’avvento del suo dominio.

La supremazia di Daniel è, in ogni caso, il movente da cui scaturisce l’altro aspetto principale principale. E la similarità risiede proprio nel pensiero di un altro grande autore della filosofia contemporanea che condivide con lo stesso Nietzsche il termine coniato dal filosofo francese Paul Ricouer, cioè: maestro del sospetto. Il percorso compiuto da Daniel trova, infatti, una dimensione aggiunta all’interno delle riflessioni, alcune di esse alquanto note, del celebre Karl Marx.

È possibile rintracciare un primo similitudine tra Marx e Il petroliere analizzando i rispettivi contesti storici entro cui prendono forma da un lato il pensiero dello stesso Marx, dall’altro lato la condizione di partenza di Daniel.

Le riflessioni di Marx prendono forma in maniera embrionale al seguito dei moti del 1848, quando il filosofo ripensa alle insurrezioni francesi, testimoniando gli episodi accaduti in due celebri saggi: Le lotte politiche in Francia dal 1848 al 1850 e Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte. Ciò portò l’autore ad abbandonare l’attività politica per dieci anni, dimodoché potesse dedicarsi all’analisi economica intesa come una variabile fondamentale per la società.

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

Karl Marx

Invece, il contesto storico entro cui si plasma la storia di Daniel è quello di fine ottocento, precisamente il 1898, una data tutt’altro che fortuita poiché è il periodo in cui l’America vede sia l’affermarsi dei ricercatori di minerali, sia l’enorme sviluppo economico al seguito della Guerra di Secessione. Daniel è un solitario cercatore di argento e l’inizio della pellicola è interamente dedicata proprio a questa personale attività.

Proseguendo con la storia, Daniel abbandona l’attività in questione, al fine di rintracciare un’altra fonte di guadagno più redditizia: il petrolio. Il protagonista, con i soldi ottenuti dagli affari precedenti, mette in piedi una piccola impresa finalizzata alla ricerca dell’oro nero, cominciando a porre le fondamenta per un contesto ben più ampio che non sia solo quello economico.

La nascita della struttura

Daniel promuove la creazione di una struttura economica che determina i rapporti umani tra gli individui, ovvero i primi operai che lavorano per il suo conto. Uno di questi è persino un padre di famiglia che ben presto perderà la vita all’interno del suo primissimo pozzo petrolifero. Queste immagini servono per annunciare ciò che Karl Marx stesso diceva:

«Le mie ricerche approdarono a questo risultato, che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non devono essere concepiti né come autonomi né come prodotti del cosiddetto sviluppo generale del genere umano; le loro radici si trovano piuttosto nelle condizioni materiali che Hegel […] indica, nel loro complesso, con il termine di “società civile”; ma l’anatomia di questa società deve essere cercata nell’economia politica».

(Per la critica dell’economia politica, Karl Marx)

Osservando Il petroliere, assistiamo, quindi, a un primo tentativo di concretizzazione di quel pensiero su cui Marx si concentrerà maggiormente nell’opera massima: Il CapitaleLa produzione materiale determina l’esistenza di tutti gli aspetti sociali; e pertanto, dal momento che le trasformazioni economiche entrano in contatto con i rapporti di produzione, l’intera filiera organizzativa (politica, sociale, giuridica) si trasforma, originando un vero e proprio mutamento complessivo:

«Il modo di produzione della vita materiale è ciò che condiziona il processo sociale, politico e spirituale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma, al contrario, è il loro essere sociale che determina la loro coscienza».

(Per la critica dell’economia politica, Karl Marx)

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

H. W. Plaiview e Daniel Plaiview

Già il primo quarto d’ora del film basta per segnalare la pretesa della forma mentis del capitalismo (di Daniel). Quest’ultima avviene mediante la proprietà individuale dei mezzi di produzione e segue una fase di gestazione, sicché la rispettiva dinamica interna, unita all’aumento del capitale, rende più funzionale tale modello di partenza, imponendo il passaggio alla proprietà sociale dei mezzi di produzione.

Il petroliere: l’essenza del materialismo storico

C’è un momento chiave ne Il petroliere in cui è possibile constatare la direzione che prenderà l’intera trama, ed è quando al cospetto di Daniel giunge un individuo che si presenta con il nome di Paul Sunday. Egli è un semplice ragazzo, giunto da Little Boston, in California, per comunicare a Daniel che nella proprietà in cui dimora con la famiglia è presente il petrolio. Sebbene inizialmente perplesso, il protagonista decide di credere alle sue parole e una volta giunto lì, insieme al figlio, H. W. Plainview, scopre la verità: il terreno è colmo di petrolio.

Il dominio di Daniel, finora limitato, comincia così una graduale espansione. A partire da questo momento, il binomio di struttura e sovrastruttura diviene la spina dorsale della pellicola, mostrando la completa genesi che culminerà in momenti decisivi sia per il destino di Daniel stesso, sia per tutto ciò che gli ruota attorno.

È lecito constatare che il cuore pulsante dell’opera di Anderson è l’arricchimento esponenziale del protagonista, in particolare dopo che quest’ultimo edifica il primo pozzo petrolifero. Tuttavia, ciò che è importante sottolineare è il prezzo che si paga per tale guadagno, visto come il riflesso imperante del capitalista ai danni della stessa società che l’accoglie.

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

Daniel Plainview e Paul Sunday

Dal momento in cui offre lavoro ai cittadini della contea, Daniel cementifica la struttura. E come Marx aveva ampiamente dimostrato, essa non è ravvisabile nel concreto perché necessita solo del rapporto stretto con una determinata comunità, intesa come mero potenziale per le risorse economiche.

Infatti, alla morte di un operaio, Daniel può benissimo rimpiazzarlo con un altro. Oppure, dopo aver perso il primo pozzo petrolifero, ne costruisce un secondo, arrivando persino ad aumentarne di numero.

Ritroviamo la dimensione del cosiddetto materialismo storico tanto teorizzato da Karl Marx. Ed esso, stando alle varie tesi esposte, designa proprio la concezione che il processo storico è determinato dalle condizioni economiche e dai rapporti che vengono creati su queste basi. Dalla struttura socio-economica dipende la sovrastruttura politica, giuridica, religiosa, ideologica. E nel percorso di formazione di quest’ultima, il singolo tende a impoverirsi, specialmente nel rispettivo rapporto con la società. Ecco come un soggetto inizia gradualmente ad alienarsi.

L’avvento della sovrastruttura

Daniel è già alienato dalla sua personalità. Non crede in nulla, non ha fede in niente tranne che nel dio denaro. Attorno a sé non vi sono veri amici o parenti stretti. Quello che lui chiama  figlio, è, in realtà, un ragazzo adottato per il solo scopo di ingraziarsi le comunità. Mentre l’uomo che giunge da lontano, dichiarandosi suo fratello, in verità si scoprirà non esserlo. E durante un colloquio con quest’ultimo che Daniel getta la maschera, esibendo la sua reale natura:

«Sento la competizione in me. Io non voglio che gli altri riescano. Odio la maggior parte della gente. […] Alcune volte guardo le persone e non ci vedo niente di attraente. Voglio guadagnare così tanto da poter stare lontano da tutti. […] Io vedo il peggio nelle persone, solo uno sguardo basta per sapere che sono in realtà. La mia barriera di odio si è innalzata negli anni».

(Il petroliere, Daniel Plainview)

Oltre all’alienazione di sé, l’operazione, quasi inevitabile, che compie Daniel è quello di alienare la comunità circostante. Quel luogo, forse un tempo ignoto al mondo intero, diventa un covo di azionisti e imprenditori sempre pronti a fare affari con Daniel, col fine di comprare la materia più preziosa che ricava dalle viscere della terra.

Il protagonista trivella, scava e vuole sempre più. La sua sete di potere è talmente accesa che lo induce, senza mezzi termini, a compiere determinati passi che vanno persino contro la sua volontà. Tra questi, ad esempio, la scelta di farsi battezzare da Eli Sunday, un fanatico predicatore della Terza Rivelazione, grazie alla quale può permettere il passaggio di una tubatura su un terreno privato. In quella scena magistrale, Daniel recita senza convinzione le parole che Eli gli obbliga a pronunciare, laddove quest’ultimo è convinto di poterlo finalmente convertire. Ma non è un caso che le parole pronunciate dal petroliere, a conclusione della cerimonia, sono: abbiamo la tubazione.

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

Scena del battesimo

Per Daniel la religione è un mezzo per raggiungere il suo reale obiettivo. Anzi, è l’ultimo mezzo con cui può finalmente sancire il controllo definitivo su tutto, anche sull’aspetto spirituale. Il capitalista osserva il mondo solo attraverso le leggi dell’economia. Il mondo intero è la fonte primordiale del profitto. Solo le mediazioni economiche possono esprimere i vari rapporti umani.

Eli vuole da Daniel cinquemila dollari per la costruzione della chiesa e ne chiederà il doppio durante il discorso finale, quando sarà ridotto alla misera più nera, e lo pregherà di diventare suo socio in affari. Daniel, invece, vuole il denaro tutto per sé, divenendo, infine, un vero e proprio milionario:

«Tutti, chi più chi meno, si accorgono che il rapporto esistente tra le merci in quanto valori di scambio non è altro che un rapportarsi delle persone alla loro reciproca attività produttiva. Nei rapporti di produzione più elevati questa apparenza di semplicità scompare».

(Per la critica dell’economia politica, Karl Marx)

L’accumulazione del capitalista

Karl Marx vedeva nel denaro un grande potere illusorio, in grado di reggere le maglie emotive di ogni essere umano. A primo impatto appare improbabile che esso regoli i rispettivi rapporti tra gli individui presenti in una società. Eppure, come è riuscito a dimostrare, questi ultimi si riflettono proprio in quel qualcosa che presto li dominerà: la merce. E la merce, a sua volta, tenderà a mistificarsi e avrà un valore in sé derivante proprio dall’attività umana oggettivata.

Marx, in altre parole, riuscì a porre all’attenzione la fonte principale del guadagno capitalista. Il termine che egli è riuscito a coniare è rimasto nella storia del pensiero occidentale: parliamo del plusvalore. Tale è tutto quel lavoro non retribuito che si accumula nelle mani del capitalista. Ne Il petroliere queste dinamiche non vengono esplicate, ma trovano benissimo una loro conferma nel semplice arricchimento di Daniel.

Difatti Daniel non sarebbe milionario se non avesse tutte quelle persone disposte a lavorare per lui. E coloro i quali scavano cercando il petrolio, mettono a disposizione ciò che Marx riteneva essere la rispettiva forza-lavoro, la quale è vista dal capitalista come un valore di scambio, quindi dipendente dalle leggi della domanda e dell’offerta:

«Di fatto, il venditore della forza-lavoro realizza il suo valore di scambio e aliena il suo valore d’uso, come il venditore di qualsiasi altra merce. […] Il valore d’uso della forza-lavoro, il lavoro stesso, non appartiene affatto al venditore di essa […]. Il possessore del denaro ha pagato il valore giornaliero della forza-lavoro: quindi a lui appartiene l’uso di essa durante la giornata, il lavoro di tutt’un giorno».

(Il Capitale, Libro I, Karl Marx)

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

Una scena del film

Ne Il petroliere tutte queste congetture non sono visibili, bensì implicite. Thomas Anderson ha tracciato una linea invisibile, dove è possibile constatare il richiamo ai pensieri di Karl Marx. Non è un film che si limita a narrare il profitto di un uomo, ma di come avviene tale profitto, recuperando, inoltre, concetti del tutto attuali.

Il petroliere: crisi del capitalismo?

Il film prova a riflettere anche su ciò che il filosofo tedesco temeva che si sarebbe realizzato, ovvero: i mezzi di produzione saranno concentrati nelle mani di pochi capitalisti e la loro gestione sarà sempre più centralizzata. Osservata a posteriori, l’opera di Anderson sembra anticipare la concezione per cui le leggi del capitalismo tenderanno a una graduale monopolizzazione nelle mani del singolo. E il momento avviene proprio sul finale, quando H. W., divenuto adulto, comunica al padre la decisione di voler aprire un’impresa petrolifera. David, anziché congratularsi, gli afferma che così facendo diventerà un suo concorrente, facendo intuire che lo annienterà:

«Ogni capitalista ne colpisce a morte molti altri per suo conto».

(Il Capitale, libro I, Karl Marx)

Sappiamo bene che Marx riuscì ad affermare che i processi di eccessiva monopolizzazione avrebbero indotto l’inevitabile crisi del capitalismo. Per una semplice contrapposizione di forze, il processo di accentramento avrebbe causato un aumento vertiginoso di oppressi, sfruttati, di poveri. Questi ultimi sarebbero diventati protagonisti di un sovvertimento, espropriando i mezzi di produzione privati e instaurando una società più giusta, più equa, più sociale.

Ciò che Marx auspicava come l’avvento di una società comunista, rientrava proprio nella logica contradditoria del capitalismo. Anzi, vedeva nel comunismo il prodotto dello stesso sviluppo capitalistico:

«La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalista. Ed esso viene spezzato. Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalista. Gli espropriatori vengono espropriati».

(Il Capitale, Libro I, Karl Marx)

Il petroliere, film del regista Thomas Anderson, recupera il pensiero di Karl Marx, uno dei filosofi importanti della filosofia occidentale.

Scena finale

Tuttavia è su questo punto che Il petroliere si distanzia dalle riflessioni di Marx, adottando una prospettiva più attuale. Nel film, infatti, non abbiamo nessun rimando a una ipotetica ribellione dei poveri e alla caduta del regime di Daniel. È Daniel stesso ad affermare il contrario, gridando che è lui la Terza Rivelazione, non quell’impostore di Eli che muore sotto i colpi del sadico protagonista.

La chiusura della pellicola è alquanto emblematica: Daniel afferma di aver finito. Ha rafforzato le reti della cultura capitalista. Sta ai pochi che hanno fiuto per gli affari prendere queste redini e portare avanti l’intera macchina, anche al costo di eliminare il prossimo. Perché per essere un buon capitalista basta anche questo: annientare la concorrenza.

Leggi anche: Paul Thomas Anderson – La vita continua, il cinema conclude

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