
Un teatro, due attori, un unico spazio, un clima nefasto all’esterno. E’ questo l’incipit per un film che va ben oltre la trama, che trascende l’immagine canalizzandosi nei più profondi istinti primordiali dell’essere umano, dell’uomo, della donna e dei loro insaziabili giochi di potere sessuale. Un film capace di delinearsi nel paradosso della staticità dello scenario contrapposta ad un complesso dinamismo dettato da uno scontro dialettico che poco a poco rivela identità ben diverse da quelle che in principio mostrano i personaggi. 2 personaggi, un regista intellettuale ed un’attrice all’apparenza banale e rozza, i quali si strutturano su due percosi inversi, rispettivamente di discesa e di ascesi rivelando le più profonde nevrosi libidiche proprio dell’uomo, paradigma di un animale illuso dalla razionalità. Venere in pelliccia è un film che vive su vari piani interpretativi, che crea una meravigliosa inquietudine psicologica rendendoci parte di un gioco di ruolo che va ben oltre la messa in scena teatrale. Se Polansky vi ha stupito con Carnage, beh , Venere in pelliccia è la sua pietra miliare nell’analisi dei contrasti tra mente e corpo, maschera e persona, ratio e sessualità, uomo e donna.




