Il Sale della Terra – La storia di Salgado e dell’Umanità
Sebastião Salgado: «Quando sono arrivato sul ciglio di questo immenso buco mi si è aperta davanti la storia dell’umanità».
Durante un suo viaggio, Salgado si imbatté in un popolo messicano molto credente, nei cui testi sacri si parlava di un nuovo messia che sarebbe andato a controllare il loro comportamento, per poi decidere chi si meritava il paradiso e chi no.
A quel tempo aveva barba e capelli fino alle spalle e con la sua macchina fotografica immortalava l’anima di un popolo di indigeni che vedevano in lui un inviato di Dio, e scalpitavano per potergli raccontare la loro vita. Salgado è il fotografo del mondo, perché è il mondo che vuole essere fotografato da Salgado, non il contrario.
Un testimone della violenza e della meraviglia di cui è fatto il mondo, un testimone che non si limita al ruolo di fotografo, ma va oltre, in un costante tentativo di comprendere l’uomo e la natura in tutte le sue forme, per cercare di dare un quadro completo del ruolo che l’umanità svolge sul pianeta.
Wim Wenders e Juliano Salgado, registrano da una prospettiva di ammiratore e da una più familiare che, completata dai racconti del fotografo, ricostruisce un’immagine del mondo della seconda metà del ‘900 da una posizione diversa, un viaggio in tutto il mondo; dagli indigeni sudamericani, ai popoli dimenticati dell’Africa, ai ghiacciai dell’Artico e le grandi foreste tropicali, perché l’uomo è il Sale della Terra, può nutrirla o può distruggerla.

Con uno sguardo riflessivo verso i propri viaggi e con l’aiuto delle proprie foto, Salgado ci racconta quei momenti permettendoci di seguirlo nel suo giro per il mondo, guardando Il Sale della Terra sembra di essere nella casa dei genitori di Sebastião nel Sud del Brasile ad ascoltare la sua storia, come un vecchio saggio amico tornato da un lungo viaggio.
Il giudizio di Salgado sull’umanità varia in base ai viaggi da cui fa ritorno, così come quello dello spettatore che non può non rimanere impressionato dalla potenza delle immagini a volte davvero contrastanti come il Rwanda, o sorprendente come la lavorazione su Genesis, un reportage su quella parte del mondo rimasta invariata dall’alba dei tempi.
Infine l’istituto Terra, per la ricostruzione delle foreste tropicali, possibile e anche follemente troppo poco importante per quei paesi dove la scomparsa dei polmoni del mondo sta causando cambiamenti climatici viscerali.
Tutti i documentari degni di questa definizione lasciano inevitabilmente qualcosa nello spettatore, la maggior parte si limita a informazioni per la mente, le quali vengono inevitabilmente masticate e assimilate secondo determinati schemi.
La forza de Il Sale della Terra sta nel nutrire il cuore di chi guarda, creando delle emozioni nei confronti di persone sconosciute, sparse nel mondo, di cui non avremmo mai visto i volti senza delle fotografie, dove l’artista è riuscito a catturare l’anima dei soggetti, regalandoci non solo informazioni, ma legami empatici con i protagonisti dell’umanità.




