Quel fantastico peggior anno della mia vita

Andrea Vailati

08.02.2017

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Titolo film: Quel fantastico peggior anno della mia vita

Regista: Alfonso Gomez-Rejon
Durata: 1048 minuti
Data uscita: 2015
Titolo originale: Me & Earl & the Dying Girl

Anche se sembra superfluo dirlo, il Sundance Film Festival si rivela praticamente sempre una garanzia:

se guardiamo infatti ai titoli che man mano sono stati presentati in questo panorama del cinema indipendente, troviamo veri e propri piccoli capolavori: da Precious (film rivelazione del 2010 e che porterà la sua giovane attrice protagonista ad una candidatura da parte della Accademy come migliore attrice protagonista), passando Whiplash di Damian Chazelle ( La La Land vi dice qualcosa? ), fino al magnifico Captain Fantastic di quest’anno.

E Quel fantastico peggior anno della mia vita non fa eccezione.

Ma nei primi secondi ci spaventa a morte: incredibile, può mai essere così banale viene subito da chiedersi.

Ma come dice Changez Kahn, il protagonista del “Fondamentalista riluttante”, mai fidarsi delle apparenze.

Infatti cresce, come lievito lasciato coperto e al caldo, poco alla volta, con rari e necessari piccoli strappi che, quanto meno, ci fanno ritornare un attimo per terra e ci lasciano porre la domanda: quanto è romanzato?

La risposta a questa, come alla maggior parte delle nostre domande, ce la dà direttamente il protagonista, Greg.

Si, avete capito bene, direttamente. Se infatti uno studio approfondito è stato fatto per la creazione di una ambientazione realistica ma incredibilmente ovattata, sembra quasi che uno studio successivo, quasi di carattere antropologico, sia stato fatto sui suoi abitanti. Quindi, con grande semplicità, al personaggio di Greg sono stati dati i risultati di questa analisi e lui non tarda di un secondo a illustrarci, in maniera simpaticamente meticolosa, tutto quello che i nostri occhi vedono e, di fatto, frena le nostre menti da chissà quale tipo di superficiale congettura. Personalmente, lo trovo geniale.

In quella che per lunga parte assomiglia ad una commedia, interagiscono non tanto dei personaggi , quanto delle mentalità, incredibilmente giovani e sorprendentemente vecchie ad un tempo: una voglia di vivere sconsiderata viene contrapposta ad un pessimismo crudele e completamente inutile anche sul più delicato, piccolo gesto.

Ed è con la stessa, fortissima, dicotomia di intenti, visioni del mondo e con la cristallina poesia che ne deriva, che ci conducono ad un finale tra i più belli degli ultimi anni.

Da non perdere.

 

8.5\10

 

Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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