La mosca – Amore e malattia

Davide Leccese

Febbraio 13, 2018

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Nella carriera cinquantennale di David Cronenberg, che si è dimostrato capace di spaziare dall’horror al thriller, passando per la fantascienza, La mosca del 1986 risulta tuttora la sua vetta più alta.

Si tratta del remake di una pellicola di trent’anni prima, uscita in Italia con il titolo L’esperimento del dottor K, ed è il perfetto esempio di rifacimento fatto a regola d’arte. Il regista canadese riesce a prenderne la materia e rivoluzionarla, creando un film totalmente diverso, ma pregno delle sue classiche tematiche, come la violenza, il sesso e il rapporto tra corpo e mente.

Brundle novello Frankenstein

L’idea alla base del film è una di quelle ampiamente abusate nella letteratura e nel cinema sci-fi/horror. Lo scienziato geniale che, vicino a una scoperta rivoluzionaria per l’umanità, viene travolto dai suoi stessi risultati è un tema che risale al diciannovesimo secolo con Frankenstein di Mary Shelley.

In questo caso Seth Brundle, il protagonista, si trova a un passo dalla creazione del teletrasporto. Quando lo testa su se stesso, il suo DNA viene fuso con quello di una mosca presente per errore nella capsula del macchinario. La figura di Brundle ha quindi una componente drammatica in più rispetto ai tanti precedenti, in particolare rispetto al dottor Frankestein: lui stesso è la creazione che lo porterà alla rovina.

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Seth Brundle è interpretato da Jeffrey Lynn Goldblum

Deformazione e malattia

Ai tempi dell’uscita nelle sale in molti videro nel film una metafora dell’AIDS, malattia salita alla ribalta della cronaca in quegli anni. Il regista negò di aver concepito il film in questo senso, considerandolo metafora della malattia in generale.

Cronenberg sceglie sapientemente di sostituire allo shock della rivelazione dell’uomo-mosca presente nel primo film, una lenta agonia che coinvolge il protagonista, condannato a perdersi nel “Brundlemosca”, come lui stesso si ribattezza.

Il regista canadese crea un profondo clima di angoscia sia nei personaggi che nello spettatore: entrambe le parti assistono alla lenta degenerazione fisica e mentale dello scienziato. I primi effetti che si manifestano su di lui sono positivi, con un incremento di energia e forza fisica. Lentamente però egli viene travolto dalla continua mutazione del suo corpo, divenendo sempre più un ibrido tra un uomo e un insetto.

Gli effetti di questa progressiva trasformazione sono facilmente paragonabili a quelli di una malattia degenerativa, che attacca prima il corpo di Seth e poi il suo cervello. É così che rimane ben poco dello scienziato impacciato nei rapporti sociali che incontriamo all’inizio de La mosca.

Se infatti a inizio film il protagonista non presta attenzione al proprio corpo, ma solo alla ricerca, si trova poi costretto a notare i cambiamenti consistenti al suo fisico. Esattamente come un malato, che dà per scontato il funzionamento dell’organismo finché questo non viene meno.

Il doppio decadimento di Brundle manifesta quindi un tema caro al regista canadese, quello della dicotomia tra carne e mente. Le deformazioni della prima hanno effetti diretti e devastanti sulla seconda. Ed è così che la razionalità di una mente brillante si ritrova soffocata e schiacciata dai puri istinti di una mosca.

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Seth Brundle in una scena del film

Una love story in salsa horror

La chiave del grande successo della pellicola, al di là del comparto tecnico eccellente per l’epoca, è nella forte componente drammatica. Spogliando il film dall’incredibile vestito gore che Cronenberg gli cuce attorno, capace di prendersi la scena alla prima visione, è facile rendersi conto di come il nucleo centrale del film consista nel triangolo amoroso tra Seth, Veronica e Stathis, ex della donna.

Per usare le parole dello stesso regista, quella tra i primi due «è una love story che finisce in tragedia, come tutte le love story che si rispettino», destinata a un inevitabile naufragio a causa della condizione del protagonista.

Non solo, sono i rapporti tra questi tre personaggi a scatenare gli eventi raccontati dal film. Brundle riesce a completare il suo teletrasporto, prima in grado di operare solo su materia inorganica, solo dopo aver avuto un rapporto con la donna. Inoltre lo stesso scienziato mette in atto l’esperimento su se stesso che lo porterà alla rovina, da ubriaco, in un momento di gelosia verso Stathis.

Seth Brundle trasformato in mosca e Veronica

Cronenberg racconta una sorta de La bella e la bestia al rovescio. Qui la bestia non si trasforma in principe alla fine della storia. Accade il contrario, perché la bella è costretta ad assistere impotente e terrorizzata alla trasformazione dell’amato in un mostro capace di attentare alla vita della donna.

La figura di Stathis inoltre è scritta con l’idea di rendere ancora più evidente la drammaticità degli eventi. Egli è detestabile all’inizio, ma si erge a quasi eroe della situazione nella seconda parte.

É questo che rende La mosca un film dalla così grande potenza emotiva: creare una coppia credibile ma imperfetta, per cui è naturale provare empatia, per poi farla andare allo sfascio senza che nessuno abbia la minima voce in capitolo.

Il risultato di questo mix di generi e profonde tematiche è un film intenso, tragico e ricco di pathos. La mosca è capace di riscrivere i canoni dell’horror e di diventarne una pietra miliare, lanciando definitivamente nell’élite cinematografica il suo autore. Cosa si può volere di più?

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