Bates Motel – L’omaggio a Hitchcock

Sante Di Giannantonio

Aprile 26, 2018

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Norma e Norman Bates

Bates Motel – L’omaggio a Hitchcock

Sherlock Holmes affermava che non vi era panorama più inquietante di una casa isolata di campagna, poiché avrebbe costituito il palcoscenico perfetto per celare un qualunque crimine, mentre il più efferato delitto dislocato in un’arteria londinese sarebbe stato impossibile da celare.

Qui non siamo nella vecchia Inghilterra, ma nella fittizia cittadina di White Pine Bay, in Oregon, eppure lo stesso concetto espresso da Holmes potete copiarlo e incollarlo per il Bates Motel e la casa annessa che Norma Bates compra alla sinistra morte del marito.

Devo essere sincero, non ho colto dal titolo il collegamento con il capolavoro di Hitchcock Psycho, quindi ho anche goduto di un effetto sorpresa a cui la maggior parte sarà estranea. Ma chi guarderà la serie bollandola semplicemente come un prequel compie un grosso errore.

È liberamente ispirato a Psycho, ne condivide i personaggi e persino qualche brivido di suspance (mi perdonerà Hitchcock), ma l’ambientazione odierna e alcune dinamiche proprie della cittadina, che da semplice luogo a sua volta è un personaggio vivo, distaccano la serie dall’essere la semplice risposta a “Che cos’era Norman Bates prima di Psycho?”.

Il giovane Norman Bates

Il tentativo di inserire Norman in un contesto attuale costituisce l’azzardo più grande di tutta l’opera. Consisterà nel secondo colpo alla sua psiche, dopo la grottesca morte del padre, poiché l’adolescente è palesemente fuori luogo, inadeguato a qualunque dinamica dei coetanei e fissato con hobby come la tassidermia.

Nonostante questo, instaura una solita amicizia con Emma Decody (Olivia Cooke), coetanea affetta da fibrosi cistica, e intrattiene addirittura una relazione burrascosa con la bella Bradley Martin (Nicola Pletz). Sembrerebbe dunque superare il suo essere “diverso”, ma la sua provata sensibilità e i suoi blackout mentali, lo porteranno a non godere a pieno della sua giovinezza, costellata sempre di tragedie.

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Freddie Highmore e Anthony Perkins

Viene interpretato dal giovane Freddie Highmore, attore già esperto (Neverland, La fabbrica di cioccolato, Spiderwick) che riesce a impersonare molto del personaggio che fu di Anthony Perkins. L’incerto portamento, i movimenti scattanti, quasi da automa, lo smarrimento che suscita pena e dolcezza, oltre a essere portatore di una inquietante somiglianza con Perkins, rendendolo perfetto per il ruolo.

Norma

Ma è inutile non rendere onore a Vera Farmiga, star della serie e produttrice, poiché è attorno al suo rapporto con il figlio, e il complesso di Edipo che ne scaturisce, che poi potremmo godere di Psycho. Norma è una donna piena di vita, combattiva, nonostante una serie di sciagure alle spalle, trova la forza di iniziare una nuova vita. Avvinghiata a Norman in tutti i modi possibili, dai più irritanti ai più morbosi, lo trascina in ogni avventura si presenti, sperando di realizzare il sereno nido che ha sempre desiderato per il figlio.

Nonostante le buone intenzioni di madre, anche Norma presenta dei caratteri negativi, frutto dei soprusi subiti in passato, incline alla menzogna e pronta a tutto per i suoi interessi, viene coinvolta, volente o nolente, in assassini, loschi affari e sconvolgenti relazioni, tutto con Norman al suo fianco.

La serie e L’opera cinematografica

Pur se ogni sceneggiatore vorrebbe accostarsi a una serie che richiama l’opera cinematografica del maestro Alfred Hitchcock, è altrettanto concreta la difficoltà reale di creare qualcosa dal finale noto, oltre a cospicue schiere di fan datati e ipercritici pronti a scagliarsi contro.

Per questo l’intreccio risulta più convincente nella prima parte, specialmente le prime tre stagioni, nelle quali l’inventiva degli autori era più libera dal fardello di dover collegarsi al film. Il seguito della serie, e quindi l’avvio all’atteso finale, risulta godibile ma di qualità inferiore, condizionato dal timore reverenziale che ispira la pellicola originale. Eppure l’accostamento a Psycho come una sorta di introduzione al film può essere accettata, non si scorge alcun elemento blasfemo nei confronti di sua maestà Hitchcock.L’evoluzione della malattia di Norman viene raccontata con estrema profondità e naturalezza, il suo rapporto con la madre Norma sviscerato e descritto con minuzia tale da far accapponare la pelle in più di qualche occasione. L’ansia della suspance c’è, sia in determinati eventi, sia nell’avvicinarci alla tanto agognata notte, quella in cui Marion Crane bussò alla porta del motel. Il finale sarà davvero sconvolgente, nonostante sia datato 1959.

Il giudizio non può che essere positivo, data la difficoltà del continuo confronto. Resta una serie intricata, inquietante ma attuale, che pur dando il meglio di sé all’inizio mai fa precipitare l’interesse dello spettatore, grazie a una gradualità della sceneggiatura di cui tutti conosciamo la destinazione.

Tramite tale escamotage è possibile coinvolgere il pubblico nel vortice di follia che porterà Norman a convivere con il cadavere della madre e a interpretare Norma per la maggior parte del tempo.

Incautamente bollato come un fallimento annunciato, Bates Motel, pur non potendosi sedere al tavolo degli immortali, rende caparbiamente omaggio a un film icona del cinema, col rammarico di non poter conoscere l’opinione in merito del maestro, l’unico che potrebbe giudicarla.

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Alfred Hitchcock

 

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