The Social Network – Lezione magistrale sulla costruzione di un biopic appassionante e solido

Giacomo Zanon

Settembre 18, 2018

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Dopo il terzo capitolo della saga di fantascienza per eccellenza, ovvero Alien, dopo thriller di successo che affrontano serial killer fittizi (Se7en, 1995) e reali (il Capolavoro Zodiac, 2007), dopo uno dei film più importanti e celebri degli anni ’90 (Fight Club, 1999), dopo un altro paio di incursioni nel thriller con risultati mediocri (The Game, 1997, e Panic Room, 2002) e dopo un fantasy romantico estremamente lungo ed eccessivamente melenso (Il curioso caso di Benjamin Button, 2008), David Fincher si concentra su un film biografico, “The Social Network” del 2010, basato sulla creazione di Facebook ad opera di Mark Zuckerberg.

Fincher, non scrivendo mai i propri film, si affida questa volta ad Aaron Sorkin: uno dei punti di forza del film è proprio la sceneggiatura di ferro. L’opera è costruita con minuziosa perizia e grande sapienza: il regista americano non realizza solamente un film biografico, ma un legal-drama che, grazie al montaggio serrato e impeccabile e alla già citata sceneggiatura, risulta essere un vero e proprio thriller.

Interessante notare come lo sviluppo di Facebook non sia l’elemento centrale della pellicola: il social network citato è sostanzialmente una moda, che ha i suoi alti e bassi in fatto di popolarità; a Fincher e Sorkin non interessa quindi l’aspetto sociologico, ma quello umano. I rapporti tra i personaggi sono delineati perfettamente e non è presente la fastidiosa e schematica divisione tra buoni e cattivi, ma ognuno ha i propri pregi e i propri difetti, descritti dall’autore senza giudizio ma con il solo scopo di fornire un approfondimento caratteriale ben approfondito.

“The Social Network” è anche un film molto attuale (e sempre lo sarà), in quanto tratta temi universali come ambizione, amicizia, successo e colpa. Tutti i personaggi e specialmente il protagonista non sono interessati molto ai soldi quanto al successo personale. Essi studiano in un’università prestigiosa come Harvard, vogliono diventare importanti nella vita, vogliono sentirsi potenti. Facebook ha portato agli ideatori denaro, ma soprattutto fama e notorietà ed è questo che importa ai protagonisti, che per sentirsi realizzati e felici devono essere delle celebrità. Più la notorietà cresce e più Zuckerberg diventa solo, isolato, arrivando a litigare con Eduardo Saverin, il co-creatore del social network, rompendo un’amicizia importante.

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Sorkin si dimostra uno dei migliori sceneggiatori in circolazione, grazie ad una scrittura che approfondisce benissimo ogni aspetto della narrazione e dei dialoghi taglienti ed estremamente interessanti. Fincher rende visibile ancora una volta il suo grande talento dietro la macchina da presa, mettendo in gioco una messa in scena sia energica – che non fa mai pesare la verbosità della sceneggiatura – sia rigorosa ed estremamente precisa, elegante, anche per merito del montaggio deciso e ben calibrato nel dare il giusto ritmo al film. La regia dimostra la maturità di Fincher e la fotografia eclettica, dai colori al contempo freddi e avvolgenti è un ulteriore tocco aggiunto.

Gli interpreti si dimostrano tutti molto convincenti, in particolare Jesse Eisenberg, che rende il suo Mark Zuckerberg sgradevole ed egoista senza mai esagerare, Andrew Garfield come un Eduardo Saverin vittima delle circostanze e un ambiguo ma affascinante Armie Hammer nel doppio ruolo dei gemelli Winklevoss.

La magnifica colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross è usata perfettamente per rendere le scene in cui è presente indimenticabili e potenti. Gli eventi del film vengono raccontati con imparzialità ma grande passione per la Settima Arte, e ciò fa in modo di coinvolgere totalmente lo spettatore, che si trova immerso in una storia tesa ed a dir poco appassionante.

Forma e sostanza si amalgamano eccezionalmente in quello che può essere considerato come uno dei migliori film degli anni. Un’opera solida e compatta raccontata con enorme maestria e che convince sotto ogni punto di vista. Un vero manuale cinematografico di come si realizza un biopic drammatico al meglio.

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