
Siamo nella seconda metà degli anni ottanta, in un quartiere malfamato della periferia sud di Los Angeles, dove il panico seminato dalle varie gang e i soprusi della polizia rendono la vita dei residenti ai limiti del vivibile. In questo quartiere nascono Eric Lynn Wright, in arte Eazy-E, Andre Romelle Young, dai più conosciuto come Dr.Dre, e O’shea Jackson, celebre come Ice Cube, tre giovani ragazzi di quartiere che nel 1986 fondano gli N.W.A. (acronimo di Niggaz With Attitude). I tre verranno poi affiancati da MC Ren e Dj Yella. Usando un linguaggio crudo e intriso di violenza, simbolo della realtà in cui vivevano, seppero richiamare l’attenzione della società sulla condizione precaria in cui versava la costa ovest, dando voce a chi prima non ne aveva.
È questa l’epopea narrata nel film Straight Outta Compton, nel quale il regista F. Gary Gray con l’aiuto delle testimonianze dirette di Dr.Dre, Ice Cube e Tomica Woods, vedova di Eazy-E, cerca di analizzare la nascita e l’evoluzione di uno dei più influenti gruppi musicali d’America. La pellicola, fin dai primi minuti, sembra voler schiaffare dritto in faccia allo spettatore lo stato di degrado e la voglia di rivalsa caratterizzante i membri del gruppo, considerati i fondatori del gangsta rap, corrente che rivoluzionò modi di vestire, pensare e attitudine dei giovani ragazzi americani. Punto di forza del film è proprio questa energia capace di evocare una profonda partecipazione emotiva nei confronti dei fatti narrati, che con le barre graffianti degli N.W.A. di sottofondo trascende la dimensione biografica arrivando a fornirci una nitida fotografia del contesto sociale raccontato. Degradazione, droga, soprusi razziali e ingiustizie erano infatti il pane quotidiano di chi viveva sulla Weast Coast americana in quel periodo.
F.Gary Gray, raccontando la pubblicazione dell’album che catapultò il collettivo verso il successo, Straight Outta Compton, riesce abilmente ad erigere una verosimile cronistoria della stesura dei testi delle canzoni che ne avrebbero fatto la fortuna e, al contempo, amalgamare il tutto con riprese reali delle sommosse di quel periodo, in particolare quella dovuta al violento pestaggio di Rodney King per mano della polizia di Los Angeles.
“Beat a police out of shape, and when I’m finished, bring the yellow tape”.
Questo un verso di una delle canzoni iconiche degli N.W.A., Fuck the police, contenuta nell’album d’esordio, con la quale il gruppo si scaglia prepotentemente contro la polizia, accusandola di abusare del proprio potere a sfavore della popolazione di colore, stufa di subire giornalmente violenze e soprusi. Per queste barre i cinque artisti vennero addirittura tenuti sott’occhio dall’FBI, gesto che non fece altro che accrescere ancora di più la loro fama. Il racconto prosegue narrando l’ascesa del gruppo sull’olimpo dell’Hip-Hop fino ad arrivare all’abbandono di Ice Cube, dovuto ad un diverbio con Eazy-E a causa di questioni finanziarie. L’inizio della fine per gli N.W.A..
Con una narrazione vigorosa, capace di incorporare il ritmo e la potenza di quello che sono stati gli anni ottanta e novanta per il mondo della musica, Straight Outta Compton riesce magistralmente nell’intento di rappresentare la scalata al successo del gruppo statunitense, complici anche le ottime prestazioni dei giovani attori emergenti.

Punto dolente della pellicola è l’apparente distorsione delle scene finali, frutto della volontà di mettere in buona luce ed eleggere a paladini i cinque membri del collettivo, con tutta probabilità dovuta al patrocinio di Ice Cube e Dr. Dre, co-produttori dell’opera. Il tentativo di santificare la figura di Eazy-E, morto di Aids dopo il disfacimento del gruppo, rappresentato come una pedina manipolata dal subdolo manager Jerry Heller, colpevole di aver sottratto numerosi introiti ad Ice Cube e compagni, risulta come una forzatura; certo è che se questo è stato fatto per omaggiare un amico, nonché artista dal notevole spessore, possiamo sicuramente fare lo sforzo di accettarlo.
Dunque, nonostante non sia una perfetta trasposizione dei fatti, Straight Outta Compton fa quello che deve fare, e lo fa in maniera lodevole. Rappresentazione viscerale degli albori del gangsta rap, allargando le proprie ambizioni riesce non solo a raccontare una storia di successi, ma anche rievocare nella mente degli spettatori il contesto sociale raccontato dalle barre degli N.W.A., offrendo spunti di riflessione perfettamente applicabili per l’analisi della società odierna.




