Noodles.
Perché Noodles, perché sei andato a letto presto?
Eccoti lì, in quel non luogo dove c’è già tutto ciò che ci racconterai, che ti racconterai. Come si chiama un posto dove i quadri sono ricordi sospesi, altri da noi, di un’altra storia, senza i quali non possiamo essere, eppure neghiamo per sopravvivere?
Foucault forse gli aveva dato il giusto nome, lui diceva lo spazio dello specchio, come un’eterotopia: «Un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda, e al tempo stesso assolutamente irreale, perché, per essere percepito, deve passare da quel punto virtuale che sta laggiù».
Più punti virtuali nel tuo caso: tutti i punti della vita che hai vissuto, che hai negato, che hai lasciato sospesi in una fiaba, che non sai neppure tu se sia accaduta.
E noi li vediamo, prima ancora che ricomincino, per un istante già destinato a svanire nella nebbia, prima che il tuo occhio sbirci in quella fessura eterna, dove le cose possono custodirsi quando ancora non sono, quando ancora possono essere bellezza.
Perché sei tornato? Ancora non lo sappiamo. Chi sei tu?
Ti conosciamo negli occhi dell’altro, di Fat Moe, che ancora è abbagliato dalla tua dolcezza, vincente. Eppure tu ci mostri cinismo, freddezza, ma il velo già si intende, nasconde una complessa sofferenza.

Noodles: «Come sta tua sorella?».
Moe: «Sono anni che non la vedo. Eh, adesso è una grande star».
Noodles: «Perché non si capiva? I vincenti si riconoscono alla partenza. Riconosci i vincenti e i brocchi. Chi avrebbe puntato su te?».
Moe: «Io avrei puntato tutto su te».
«E avresti perso», perché gli rispondi così Noodles?
Che rara combinazione sei, che stupore sarà scoprirti: quando mai i buoni sono anche vincenti? Quando mai i leader sono anche coloro che si sacrificano per l’ultimo?
Tu sei quel vincente alla partenza Noodles, quello che anche un perdente come Moe ama, non invidia, ma stima per la sua onesta dolcezza.
Come potresti proprio tu, sintesi di etica e ambizione, umiltà e fermezza, empatia e comando, perdere? Sei la stella rara, l’eroe impossibile, quello che il cinema americano ci ha costretto a sperare esista. Sei la menzogna più bella, quella che tutti vorremo fosse verità: ma se lo sei, se effettivamente esisti, allora perché non scommettere su di te?
Forse è proprio questo il dilemma infinito: qual è la fiaba di questa storia? Qual è il c’era una volta che ci viene raccontato?
Tutto inizia in quel fumo che dimentica, che sogna il non realizzato, il sospeso, l’ambiguo. Pensiamo che tu sia il narratore e l’attore, che tu finisca oltre quell’aria di vetro di Montale, verso la verità inaccettabile, per poi, di nuovo, sfumare nell’oblio del dimenticarsi.
Pensiamo che tu sia colui che scopre e ricopre ogni cosa in questa storia, colui che sceglie di guardare, ma girandosi quando davvero c’è dinnanzi a te ciò che va visto.
Ma, forse, in realtà, sei proprio tu la fiaba che il mondo non ha saputo accettare. Sei il giusto che non poteva sopravvivere, sei il lupo buono, contro centinaia. Sei la differenza, la sintesi possibile tra reale e ideale, tra bontà e sopravvivenza. Sei un gangster, eppure sei buono per noi.
Non sei possibile, questa è la verità.

E tu lo sai questo Noodles, l’hai scoperto prima di tutti noi.
E una volta compreso che non potessi essere davvero in questo mondo, hai negato la potenzialità del tuo esistere. Ti sei negato Noodles, tu in primis nel fumo, non la storia che hai vissuto, ma il significato del tuo esistere in essa. Forse potevi persino superare le tue tragedie, sei così tanto un vincente che forse ce l’avresti fatta: ma a che pro? Perché farlo, se il mondo avrebbe continuato per sempre a mostrarsi nella sua veritiera mediocrità?
Tu lo sapevi, non valeva la pena soffrire, né quella volta né tutte le altre infinite e certe volte che si sarebbero ripetute.
Ora capisco Noodles, scusami se ci ho messo tanto. Scusa Fat Moe se non può guardare il tuo segreto, scusa tutti noi uomini che non si voltano.
Hai smesso di remare, sia verso il passato che verso il futuro.
Hai lasciato alla corrente il potere, all’inerzia il significato della tua assenza.
Scusaci Noodles, non ti abbiamo salvato, non ti abbiamo immaginato felice.
Vai pure Noodles, spia di nuovo da quella fessura, ti accompagneremo ancora una volta, sempre.
Moe: «Che hai fatto in tutti questi anni Noodles?».
Noodles: «Sono andato a letto presto».




