Draco Malfoy.
Siamo in un bagno. I lavabi di ceramica risplendono. Il rumore dell’acqua che scroscia riempie ogni angolo della stanza. Ogni tanto qualche tubatura cigola. Una voce femminile ed ectoplasmatica urla qualcosa di incomprensibile.
«Nessuno può aiutarmi» rispose Malfoy. Stava tremando. «Non posso farlo… Non posso… non funzionerà… E se non lo faccio presto… dice che mi ucciderà…»
La porta si apre piano. Il lavabo si crepa e esplode seguito da un tubo al quale salta una guarnizione, allagando il bagno. Un paio di fasci di luce rimbalzano sulle pareti.
Poi c’è sangue, calcinacci, acqua e ancora sangue. La stessa voce di prima urla all’assassino.
«No…» ansimò Harry, senza fiato. (…) «No… io non…» non sapeva cosa stava dicendo; cadde in ginocchio accanto a Malfoy, che tremava in maniera incontrollabile, in una pozza di sangue.
*buio*
Sesto libro. Sesto film. Capitolo 24. Pagina 467. Minuto 823800. Sectumsempra Alias Il capitolo che ci ha fatto innamorare perdutamente di Draco Malfoy.

Harry Potter è nato come storia per bambini ed è cresciuto diventando quel romanzo di formazione che ogni adolescente, diventato poi adulto, custodisce geloso nella propria libreria. Pagine e capitoli che, con delicatezza, ti lanciano nel baratro chiamato anche vita reale, che è sì, tutta rose e fiori, amore e magia, ma intoppa in maledizioni senza perdono e violenza, mangiamorte e odio. Per prassi, si seguono le avventure e la crescita del protagonista e delle persone a lui più vicine, ma chi ci vieta di interessarci a altri personaggi più “secondari”.
Ora, qui già sento le vostre polemiche. So bene che Draco Malfoy non è poi tanto secondario, ma so anche bene che non è il personaggio preferito della Rowling, che ha più volte sottolineato, in merito alle troppe richieste per dare un futuro migliore a questo ragazzo, quanto Draco non sia una brava persona. E allora perché ogni volta che compare anche solo in un’inquadratura, gli occhi di voi fan lo cercano costantemente? Pensateci.
Chi credete che sia Draco Malfoy?
Il figlio di papà di buona famiglia. Colui che al primo anno ha osato insultare Hermione (all’epoca il tuo personaggio preferito dopo Harry). Quello su cui hai sempre riversato il tuo odio destinato in realtà al bulletto della tua scuola. Il superbo Draco Malfoy. Che al quarto anno è stato trasformato in furetto. Che hai visto scatenarsi in Sala Grande durante il Ballo Del Ceppo. Colui che per antonomasia è il nemico cromatico del protagonista, con il suo biondo e l’azzurro degli occhi. Colui che se ti passa accanto in un corridoio ti costringe a cambiare direzione. Quello che vedi piangere, ma a cui non ti avvicini perché hai paura.
Alt. Draco Malfoy che piange. L’altezzoso e orgoglioso Draco Malfoy che piange in bagno come una ragazzina. Se fossero venuti da me a inizio del primo libro a dirmi che quel biondino con il gel, tra cinque anni sarebbe stato talmente distrutto psicologicamente da farmi stare male più del protagonista stesso gli avrei onestamente riso in faccia. Mi ritengo una persona sensibile, è vero, ma mai avrei pensato che una scena di un paio di pagine mi avrebbe coinvolto così tanto.
In quello specchio incrinato vedi tutto quello che tu hai provato in quegli anni.
L’adolescenza fa paura, e se sei spaventato tu, perché Draco non dovrebbe esserlo? Senti improvvisamente tutto ciò che hai provato negli anni: la tensione del basilisco nella Camera dei Segreti, di quella volta alla Stamberga Strillante, del Torneo Tre Maghi. Senti che le favole sui maghi che ti raccontavano da bambino si stanno crepando e stanno rivelando il lato oscuro di tutto ciò. Hai sopportato la morte di (probabilmente) uno dei tuoi personaggi preferiti, ma non ti sei soffermato troppo.
Ma ora sei al sesto anno, i mangiamorte sono usciti da Azkaban, ti hanno impresso a forza un marchio nero sul braccio sinistro, sei rinchiuso in casa con dei mangiamorte assetati di sangue come coinquilini, il Signore Oscuro riunisce l’esercito nel tuo seminterrato, la guerra si avvicina e tu vuoi solo andare a scuola. Tornare ancora in quel castello magico, teatro della tua infanzia, delle prime vittorie a Quidditch, del primo bacio. E lo fai. Ma lo fai con un fardello enorme sulle spalle.

L’anno scolastico vola.
Hai provato in tutti i modi a portare a termine la tua missione, ma non ci riesci. Sei debole. Sei insicuro. Sei solo. Allora finisci in quel bagno. Non ci entri con lo scopo di restare scolpito nella memoria dei fan, lo fai perché stai cercando aiuto. Vuoi sfogarti. Vuoi dimostrare che hai paura. Ma non ci riesci. Non riesci a fare nemmeno questo. Poco dopo Potter ti è alle spalle. Ti sta fissando. Colui che hai sempre osservato a distanza. Che conosce il significato di avere una famiglia. Perché lui sì e tu no.
Gli scagli contro la prima fattura che ti viene in mente. Poi vedi solo delle saette che illuminano la stanza. Una ti colpisce. La osservi mentre ti arriva addosso e ti lacera il petto. Cadi e piangi di nuovo. Non capisci se ti fanno più male le ferite o ciò che vi batte sotto.
Ti svegli in infermeria. Non c’è nessuno sulla sedia dell’ospite. Ti alzi e ti trascini in camera.
Passano un paio di giorni e ti ritrovi sulla torre di Astronomia. Stai puntando la bacchetta al petto del tuo Preside. L’hai disarmato. Tremi. Forse inconsapevolmente. Come quella volta, in bagno, in cui per una volta ti sei mostrato debole. Devi farlo. Devi ucciderlo. Ne va della tua vita. Ma sei debole. Sei insicuro. Sei solo.
Senti dei passi su per le scale e già prevedi l’osso del collo spezzarsi. Severus Piton ti è di fronte, sembra proteggerti. Ti spinge di lato e ti fa sbattere contro il muro. Ti si appanna la vista e fai giusto in tempo a vedere la maledizione senza perdono uscire dalla bacchetta del professore di Pozioni e Silente cadere immobile giù dalla torre. Una mano ti afferra per il colletto e ti tira giù per le scale. Esci dalla scuola. Corri fino alla Foresta Proibita. Ti volti e vedi la scuola per quella che credi sia l’ultima volta. Guardi il cielo. Il marchio nero si staglia sopra la tua testa. Forse piangi di nuovo. Lo fai troppo spesso nelle ultime settimane. Ma tanto sei debole.

E lo dimostrano molte cose. Quel desiderio di essere sempre invidiato dagli altri. Di essere superiore. Di essere temuto. Perfino la tua bacchetta te l’ha sempre detto: biancospino con un cuore di crine di unicorno. Una corazza resistente e pura che nasconde un’anima da proteggere, l’anima di un ragazzo pieno di incertezze e che merita solo un po’ più di comprensione.
Passano gli anni. Finisce la guerra. Il Signore Oscuro è sconfitto.
La tua famiglia è costretta a scappare. Esci da Villa Malfoy e assapori il sole sulla tua pelle. Pensi agli anni che hai passato a Hogwarts ancora in ricostruzione dopo i danni subiti. Pensi che nel complesso ci sei stato bene.
E tu, fan, pensi a lui. Pensi al fatto che l’hai sempre visto nell’angolo della Sala Grande o in qualche corridoio. Pensi a come ha sopportato anni di silenzio. A come è stato attratto dal male, da quelle promesse fasulle. A quanto abbia tradito la sua casa, i suoi amici. Alzi gli occhi dal libro. Hai finito l’ultimo capitolo dell’ultimo libro. E ti rendi conto che la crescita di Harry non ti appartiene. Tu non hai trovato la Pietra Filosofale o sconfitto il Signore Oscuro. E forse non ti appartiene nemmeno la crescita di Ron o di Hermione.
Forse ti appartiene proprio quella di Draco.
Sei stato attratto dal fascino del cattivo. Quella giusta domanda che prima o poi si insinua nella testa di chiunque “e se per una volta facessi io la parte del cattivo?”. Ci hai pensato. È normale. Poi hai cambiato idea e non sei più riuscito a tornare indietro. Ti sei accorto di aver sbagliato, ma era troppo tardi.
Allora forse Draco ti assomiglia. È una persona che ha commesso degli errori. Se lo incontrassi adesso nei corridoi, forse, lo saluteresti anche, ci scambieresti qualche timida parola. Magari ci avresti anche solo provato. Ovviamente non si può assolvere e mandare direttamente in paradiso senza passare dal via. Non sto dicendo che Draco Malfoy sia una persona buona. Sto solo cercando di trascrivere i pensieri di quel flusso di coscienza fuoriuscito su quel lavandino del bagno dei Prefetti. Quei pochi gesti o versi che ti hanno fatto capire che ti assomiglia, che anche le persone più viscide, prima o poi crollano. E che arrivi a provare inevitabilmente solo pena per loro. Per non essere riuscito a salvarli o anche solo per non averlo capito prima. O forse no.




