Quando decidiamo di guardare un film thriller e schiacciamo il tasto play è perché speriamo, nel nostro profondo, di entrare all’interno di una spirale di eventi, fatti e prove che disorientano la nostra logica.
E nonostante a un certo punto ci sembri di riuscire a dipanare il filo ed essere arrivati a conoscere la verità finale, scopriamo in realtà che il nostro ragionamento ci ha solo allontanato da essa.
Ma la sorpresa che ne deriva, supera di molto la delusione per la mancata soluzione.
Questa è la stessa sensazione che rimane dopo aver visto Zodiac, film diretto da David Fincher del 2007.

Siamo a San Francisco nel 1968. Le vite di tre uomini si intrecciano tra di loro: il detective Dave Toschi, il giornalista del San Francisco Chronicle Paul Avery e il giovane fumettista Robert Graysmith.
Tutti e tre vanno alla caccia di uno spietato serial killer responsabile di almeno sette omicidi accertati e altrettanti non provati. Per attirare l’attenzione dei media invia una serie di lettere ai quotidiani e, firmandosi Zodiac, sfida gli investigatori attraverso messaggi cifrati.
Purtroppo la vicenda è basata su fatti di cronaca nera avvenuti proprio sul finire degli anni ’60.
Il killer dello Zodiaco è stato un serial killer statunitense che uccise sette persone fra il 1968 e il 1969 nella California settentrionale. L’appellativo venne coniato dallo stesso assassino in una serie di lettere che inviava alla stampa locale.
I crimini vennero commessi a Benicia, a Vallejo, al Lago Berryessa e a San Francisco tra il dicembre 1968 e l’ottobre 1969: furono colpiti quattro uomini e tre donne di età comprese fra i sedici e i ventinove anni e due di loro sopravvissero alle aggressioni. Gli sono state attribuite anche numerose altre vittime, senza tuttavia sufficienti prove per confermarle.
L’identità del killer, dopo più di cinquant’anni, è rimasta ancora sconosciuta.
La storia degli omicidi di Zodiac
Lake Herman Road

Il primo omicidio attribuito a Zodiac fu quello di Betty Lou Jensen e David Faraday, commesso il 20 dicembre 1968, a Benicia, California. La coppia verso le 23:15, parcheggiò l’auto in una piazzola in Lake Herman Road.
Poco dopo le 23:00, un’altra macchina parcheggiò accanto a loro. Zodiac sparò a Faraday una volta alla testa e a Jensen cinque volte alla schiena mentre cercava di scappare.
Blue Rock Springs
Darlene Ferrin e Michael Mageau vennero assaliti verso la mezzanotte del 4 luglio 1969, nel parcheggio del Blue Rock Springs Golf Course di Vallejo, in California, a circa sei chilometri dal luogo del delitto precedente. Mentre sedevano nell’auto della Ferrin, un’altra auto si avvicinò e parcheggiò accanto alla loro, poi si allontanò quasi subito, quindi tornò dopo circa dieci minuti.
Zodiac parcheggiò dietro di loro per impedire loro la fuga, scese dall’auto e si accostò alla macchina delle vittime dalla parte del passeggero, usando una torcia per accecare i due ragazzi. Quindi sparò loro con una pistola da nove millimetri.
La Ferrin venne dichiarata morta all’arrivo in ospedale, Mageau sopravvisse, sebbene il killer gli avesse sparato al volto, al collo e al torace.
Alle 00:40 del 5 luglio un uomo fece una telefonata anonima al Dipartimento di Polizia di Vallejo per riferire l’accaduto, rivendicando la responsabilità dell’aggressione, nonché quella degli omicidi di Jensen e Faraday.
Zodiac: Le prime lettere
Il primo agosto 1969, tre lettere quasi identiche firmate da Zodiac vennero recapitate a tre quotidiani, Vallejo Times-Herald, San Francisco Chronicle e San Francisco Examiner.
In esse, il killer rivendicava la responsabilità dei tre omicidi e inoltre includeva su ciascuna di esse una terza parte di un crittogramma, che a suo dire nascondeva la sua identità. Zodiac chiedeva che ciascuna parte fosse stampata sulla prima pagina del rispettivo quotidiano, altrimenti si sarebbe infuriato e avrebbe ucciso ancora.

Tutte e tre le parti del crittogramma furono pubblicate e le minacce non ebbero seguito. L’8 agosto 1969 due lettori del quotidiano, Donald e Bettye Harden di Salinas, riuscirono a risolvere il crittogramma, che non conteneva il nome di Zodiac.
Il testo recitava:
«MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÉ È MOLTO DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UCCIDERE ANIMALI SELVAGGI NELLA FORESTA PERCHÉ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO UCCIDERE QUALCOSA È UN’ESPERIENZA ECCITANTISSIMA PER ME È PERSINO MEGLIO DI VENIRE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MUOIO RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE AVRÒ UCCISO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI DARÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA SECONDA VITA EBEORIETEMETHHPITI»
Il significato degli ultimi diciotto caratteri non è stato mai chiarito del tutto anche se sono state avanzate più soluzioni.
Lake Berryessa
Il 27 settembre 1969 Cecilia Hartnell e Bryan Shepard stavano facendo un picnic sulle rive del Lago Berryessa.
Si avvicinò a loro un uomo che vestiva con un costume da boia, con occhiali scuri a coprire i buchi per gli occhi e sul petto un simbolo bianco, un cerchio attraversato da una croce, lo stesso usato per firmare le lettere di Zodiac.
L’uomo dichiarò di essere evaso dal carcere di Deer Lodge, in Montana e spiegò che aveva bisogno della loro auto e dei loro soldi per fuggire in Messico. Aveva portato delle corde con cui ordinò alla Hartnell di legare Shepard, prima di legarla a sua volta di persona.
Hartnell credeva che si trattasse solo di una rapina alquanto bizzarra, ma Zodiac estrasse un coltello e pugnalò entrambi, quindi tornò su Knoxville Road, tracciò sullo sportello dell’auto di Shepard il simbolo e vi scrisse sotto “Vallejo 12-20-68, 7-4-69, Sept 27-69-6:30 by knife”, ovvero le date degli omicidi e l’indicazione relativa all’ultimo “con il coltello” alla fine.
Alle 19:40 l’assassino telefonò all’ufficio dello sceriffo della Contea di Napa per riferire l’accaduto. Cecelia Hartnell era ancora cosciente quando le autorità arrivarono e poté fornire una descrizione dettagliata dell’aggressore.
La ragazza però, dopo essere caduta in coma, morì due giorni dopo, mentre Shepard sopravvisse e poté riferire la sua testimonianza alla stampa.

Presidio Heights
L’11 ottobre 1969 un uomo entrò nel taxi guidato da Paul Stine all’incrocio fra Mason Street e Geary Street, a San Francisco, e chiese di essere portato in Washington and Maple Street, nel quartiere di Presidio Heights.
Per ragioni sconosciute, il tassista si fermò all’isolato successivo, dove l’uomo gli sparò alla testa e poi gli rubò il portafoglio, le chiavi dell’auto e gli strappò anche un pezzo di camicia.
Tre ragazzini dalle finestre della loro casa dall’altro lato della strada, videro l’accaduto e chiamarono la polizia mentre ancora il crimine era in atto. Osservarono l’uomo allontanarsi a piedi verso Presidio Heights, a nord.
La polizia arrivò qualche minuto dopo e i tre testimoni riferirono che il killer doveva essere ancora vicino.

A due isolati di distanza dalla scena del crimine, l’agente Don Fouke, che stava rispondendo alla chiamata, notò un uomo bianco camminare sul marciapiede e quindi sparire per delle scale che portavano al retro di una delle case.
La comunicazione alla radio li aveva avvisati di cercare un sospetto di pelle nera e non un bianco, quindi non avevano motivo per fermare l’uomo e passarono in auto senza accostare.
Quando raggiunsero Cherry Street, Fouke venne a sapere che in realtà avrebbero dovuto cercare un sospetto bianco e capì che erano passati a pochi metri dal killer.
Fouke concluse che il sospetto stava tornando alla sua destinazione originaria verso Presidio Heights, perciò tornarono indietro per cercarlo ma senza trovarlo. I detective Bill Armstrong e Dave Toschi si occuparono del caso.
Il 14 ottobre il Chronicle ricevette un’altra lettera da Zodiac, che conteneva un lembo della camicia di Paul Stine come prova che egli era effettivamente l’assassino. Nella stessa lettera era contenuta la minaccia di sparare ai ragazzini che andavano a scuola.
La telefonata televisiva
Alle 2:00 di notte del 22 ottobre qualcuno che affermò di essere Zodiac chiamò il Dipartimento di Polizia di Oakland, chiedendo che uno dei due celebri avvocati, F. Lee Bailey o Melvin Belli, apparisse nel talk show della mattina condotto da Jim Dunbar. Belli accettò.
Alla fine, qualcuno che affermò di essere Zodiac telefonò diverse volte per parlare con Belli e dichiarò di chiamarsi Sam. Belli accettò di incontrarlo a Daly City, ma il sospetto non si presentò. Gli agenti di polizia furono concordi nel dire che “Sam” non fosse Zodiac.
Belli ricevette ulteriori telefonate dal sospettato che furono rintracciate. Si scoprì che provenivano dal Napa State Hospital, dove si scoprì che “Sam” era un paziente affetto da malattia mentale.
Zodiac continuò a comunicare con le autorità attraverso lettere e biglietti di auguri inviati alla stampa per il resto del 1970. In queste egli rivendicava alcuni degli omicidi e dei sequestri avvenuti durante l’anno e inoltre minacciò di far saltare uno scuolabus se il giornale non avesse pubblicato le sue lettere.
Negli anni successivi ulteriore materiale continuò ad arrivare alla redazione del Chronicle ma tutt’ora non si è in grado di stabilire con certezza se queste prove siano da attribuire al Killer dello Zodiaco o ad altri con lo scopo di depistare le indagini.
Zodiac: Ultime indagini
La SFPD dichiarò il caso “inattivo” nell’aprile 2004, adducendo il gran numero di casi e la mancanza di risorse. Il caso è stato riaperto a marzo 2007 e le prove vennero inviate alla polizia di Vallejo per effettuare altri test del DNA.
L’indagine su Zodiac rimane tutt’ora in corso anche in altre giurisdizioni.
Il sospetto omicida

Sebbene molte persone, nel corso degli anni, siano state sospettate di essere Zodiac, solo su una, Arthur Leigh Allen, la polizia indagò seriamente. Nel luglio 1971 un amico di Allen riferì i suoi sospetti su di lui al Dipartimento di Polizia di Manhattan Beach, California.
Interrogato, Allen affermò, senza esserne stato sollecitato, che i coltelli insanguinati nella sua auto il giorno dell’attacco di Zodiac al Lago Berryessa gli erano serviti per uccidere dei polli.
Quando gli fu chiesto se avesse letto La partita più pericolosa, da cui era stata ripresa l’idea dell’uomo come “animale più pericoloso da cacciare”, rispose di sì e che gli aveva fatto una grande impressione.
Allen fu l’unico sospettato contro cui la polizia ebbe abbastanza prove a carico per eseguire non uno ma tre mandati di perquisizione. Allen negò sempre tutto, anche se contro di lui c’erano un gran numero di prove circostanziali.
Purtoppo la calligrafia di Allen non corrispondeva a quella dei messaggi di Zodiac, le sue impronte non corrispondevano a quelle sospettate di Zodiac e nessuna prova concreta di un suo coinvolgimento negli omicidi fu mai trovata.
Tuttavia, né Vallejo né San Francisco esclusero mai Allen dalla lista dei sospetti anche dopo i risultati dei test.
Come nasce il film Zodiac
Il libro di Robert Graysmith
Il fumettista Robert Graysmith lavorava presso il San Francisco Chronicle durante gli anni in cui il killer terrorizzava le strade della California. Egli cercò di decifrare i messaggi di Zodiac e divenne ossessionato dal caso per i successivi anni.
Dopo aver rinunciato alla sua carriera da fumettista, nel 1986 pubblica il libro Zodiac in cui raccoglie tutti i fatti, le prove scoperte durante le sue ricerche.
Il secondo libro in merito al serial killer è stato pubblicato nel 2002 dal titolo Zodiac Unmasked.

La sceneggiatura di Vanderbilt
James Vanderbilt lesse il libro Zodiac nel 1986, mentre era al liceo. Anni dopo, diventato sceneggiatore, ebbe l’opportunità di incontrare Graysmith e rimase affascinato dal folklore che circondava il killer dello Zodiaco. Decise quindi di provare a trasporre la storia in una sceneggiatura.
Presentò il suo adattamento di Zodiac a Bradley J. Fischer della Phoenix Pictures, accettando di scrivere una sceneggiatura se avesse potuto avere più controllo creativo su di essa.
Graysmith incontrò Fischer e Vanderbilt alla premiere del film Auto Focus di Paul Schrader, tratto dal libro omonimo di Graysmith. Fu concluso un accordo che opzionò i diritti di Zodiac e Zodiac Unmasked.
David Fincher fu scelto come regista ma era impegnato in un altro progetto. Quando questo sfumò, passò a Zodiac.

Sviluppo del progetto
Il regista fu attratto dalla storia dell’assassino perché aveva trascorso parte della sua infanzia a San Anselmo, durante gli omicidi iniziali.
Fincher dichiarò in proposito in un’intervista:
«Ricordo di essere tornato a casa e di aver detto che la pattuglia della strada aveva seguito i nostri scuolabus per un paio di settimane».
Fincher inoltre rivelò che il padre, uomo molto schietto, alla sua affermazione esclamò:
«Oh sì. C’è un serial killer che ha ucciso quattro o cinque persone, che si fa chiamare Zodiac, che ha minacciato di prendere un fucile di precisione e sparare ai pneumatici di uno scuolabus, e poi sparare ai bambini mentre scendono dal bus».
Il regista fu anche attratto dal finale irrisolto della sceneggiatura perché sentiva fosse fedele alla vita reale, poiché i casi non sono sempre risolti.
Lo scopo che si era prefisso Fincher era di distinguere i fatti accertati dalle varie speculazioni; voleva che la sceneggiatura fosse riscritta con le ricerche fatte dai rapporti originali della polizia.
Fincher, Fischer e Vanderbilt trascorsero mesi a intervistare testimoni, familiari di sospetti, investigatori. Parlarono anche con le due vittime superstiti e i sindaci di San Francisco e Vallejo.
Quando il detective Dave Toschi incontrò Fincher, Fischer e Vanderbilt, fu impressionato dalla loro conoscenza del caso e si rese conto che aveva imparato da loro.
Toschi guardò Zodiac più volte e disse
«Pensavo che Ruffalo avesse fatto un buon lavoro».
Secondo quando affermato da Fincher, il modello per Zodiac è stato il film Tutti gli uomini del presidente. In proposito il regista dichiarò che:
«La storia di Graysmith era anche la storia di un giornalista deciso a ottenere una storia a ogni costo e di una persona che si improvvisa un giornalista investigativo. Il film è incentrato tutto sulla sua ossessione sul conoscere la verità».
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