Dopo Amazing Grace e Tango Down, Livia Sambrotta torna in libreria grazie a SEM edizioni con il thriller Non salvarmi.
Il romanzo inizia all’aeroporto di Phoenix, un non-luogo fatto per incontri fugaci e speranze di nuovi inizi. Ed è qui che si trova Deva Wood, una ragazza in fuga dai venti dell’Arizona, speranzosa di atterrare presto a Milano con la possibilità di riprendere in mano la propria vita. Di punto in bianco, però, delle macchie sulle gambe la spingono a cercare rifugio in una toilette. Un altro luogo di passaggio, un altro luogo che di solito non si trova nelle storie; ed è da qui che la ragazza scompare, senza lasciare traccia.

Più o meno nello stesso momento, in un ranch pitturato di bianco e circondato dalle onde placide di un deserto crudele, la scomparsa di Deva Wood attira l’attenzione di tutti coloro che vivono nella struttura. Si tratta di un centro di recupero per figli di celebrità, giovani bruciati che, incapaci di affrontare il peso della fama dei genitori, hanno cercato conforto nella droga e nell’alcol.
A capo di questa piccola “congrega” c’è Karl, un po’ artista e un po’ santone, che spera di rendere il suo mondo il migliore di quelli possibili. Inaspettatamente, sarà proprio Karl a prendersi la colpa quando il cadavere di una ragazza con il volto bruciato dall’acido verrà ritrovato dal pastore locale. La fuga di Deva Wood sembra, dunque, essere sfociata in una morte violenta. Ma cosa è successo veramente? Cosa ha spinto Karl a uccidere una delle sue accolite?

Non salvarmi: una storia di intrighi e violenza
Non salvarmi è un libro che, prima di tutto, risponde alle esigenze del genere thriller. Livia Sambrotta esegue un compito egregio nel tessere i fili di un intreccio basato sul mistero e sulla violenza. Con uno stile che non è mai scontato e che non somiglia a quello di nessun altro, dipinge i colori neri di un piccolo centro abitato ai limiti della civiltà, dipanandoli su uno sfondo bianco.
E in questo modo l’autrice riesce a raccontare benissimo l’incoerenza del mondo dello spettacolo e, insieme, quello interiore degli esseri umani. Quello di chi è convinto di fare del bene, ma è così chiuso nella propria auto-celebrazione, nella realizzazione del proprio sogno filantropo, da non rendersi conto del male che consuma e che produce.
Con questa chiave di lettura aggiuntiva, Livia Sambrotta scrive un romanzo che travalica il genere a cui appartiene e si tende verso il grande romanzo americano, dando al lettore le stesse vibrazioni che si possono provare nei libri di Elmore Leonard o di Cormac McCarthy.

Il lettore è spinto dalla curiosità e dal ritmo a cercare di scoprire cosa sia successo a Deva Wood, ma mentre segue le indagini e si perde lungo i confini di questo angolo di mondo, si trova anche a riflettere sulle fragilità dell’essere umano, su come ognuno di noi possa essere soggetto alla corruzione, all’errore, a tutto ciò che la società condanna e che un contesto selvaggio potrebbe far emergere senza troppa difficoltà.
In questo senso Non salvarmi è un romanzo profondamente umano, che pone al centro del proprio racconto un’indagine che ha molto a che fare con le nostre zone d’ombra, quelle che ci sospingono verso l’annientamento e l’autodistruzione. Il thriller diventa allora un manifesto, una riflessione sui nostri tempi, sul fascino delle luci scintillanti di Hollywood e della fama a ogni costo.
In Non salvarmi la storia riesce sì a catturare l’attenzione di chi legge, ma diventa ben presto una sorta di mcguffin hitchcockiano, un trucco per portare in superficie un’umanità spezzata, spaventata dai propri limiti, in cui il lettore non può fare a meno di immedesimarsi, lasciando così salire il grado di empatia. E, infine, Non salvarmi è una lunga e sentita lettera d’amore verso il cinema, verso la sala buia, coi suoi segreti e i suoi misteri. Tutti elementi, questi, che rendono Non salvarmi una delle uscite più interessanti e uno di quei libri assolutamente da non perdere.




