Gideon Falls – il baratro e il mostro

Alessio Briguglio

Ottobre 4, 2021

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Ci sono storie che devono la propria fama all’innovazione narrativa o all’originalità tematica. Ci sono storie che, invece, interpretano solidamente canoni già rodati, ben collaudati. Gideon Falls rientra, indubbiamente, in questo secondo gruppo.

Ben lungi da sminuirne la porta artistica o la complessiva qualità del prodotto, l’interpretazione del canone, ormai irrinunciabile e onnipresente, lovecraftiano adottata da Jeff Lemire, Andrea Sorrentino e Dave Stewart permette a Gideon Falls di raccontare una storia avvincente, sostanzialmente drammatica, estremamente coerente a se stessa.

Le influenze artistiche sono ben evidenti, si va dalla patristica del genere come il già citato HPL (leggi come il primo Stephen King) e Wells con la sua fantascienza vintage, passando per le atmosfere di Twin Peaks, approdando al noir postmoderno delle tavole di Jae Lee e prepotentemente nere del maestro Mike Mignola.

Un dramma familiare semplice, ma ben congeniato che va componendo un affresco folk horror dai tratti psichedelici e brutali.

L’epopea di Gideon Falls ha il merito di mostrare i muscoli sin dal primo capitolo, giocando a carte scoperte rispetto gli elementi d’interesse del mosaico narrativo.
C’è il mistero, un serial killer, una città di provincia (o forse una grande metropoli), la solitudine partorita dalla follia, la chiesa cattolica nell’inedito ruolo di “buona” e tanta, tanta oscurità che famelica attende nell’ombra dell’eternità.

Da qui, si snodano sei capitoli crudi e criptici, ma le cui regole di base vengono mostrate presto, rendendo piacevole interagire con un universo narrativo via via meno complesso e in grado di regalare anche una certa iniezione action allo svolgimento. Jeff Lemire ha, comunque, scritto interi cicli narrativi di Freccia Verde e del Joker per DC Comics e si vede.

Una variazione sul tema, puramente horror, che garantisce un elevato ritmo narrativo, così come l’approfondimento dedicato ai personaggi, uno dei punti di forza dell’intero racconto.

Ben lungi dagli interminabili e tediosi sermoni dedicati alle back stories dei personaggi, un limite del genere spesso impiegato per ostentare una profondità prolissa e ridondante, in Gideon Falls motivazioni e scopi degli attori sul palco sono fisiologicamente innestasti sulla trama. Un espediente, sin troppo poco usato, evocativo e semplice con il grande merito di costruire un’empatia forte e diretta con la famiglia Sutton, padre Fred e la dott.ssa Xu.

 

Gideon Falls, si fa leggere e lo fa bene, come ogni opera d’intrattenimento dovrebbe fare, senza la paura di prendersi troppo sul serio e ponendo le giuste domande al lettore e fornendo le giuste risposte. Se hai voglia di leggere Lovecraft e ti è piaciuto Hellboy, Gideon Falls è l’opera giusta.

 

Autore

  • Alessio Briguglio

    ''Asciugai le mie lacrime e armai i miei timori
    di diecimila scudi e lance''.
    William Blake

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