Wes Anderson: animazione e stop-motion

Alessia Di Rella

Novembre 12, 2021

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A pochi giorni dall’uscita nelle sale dell’ultimo lavoro in live action di Wes Anderson, The French Dispatch, ripercorriamo a ritroso i passi della sua evoluzione registica, ponendo la lente di ingrandimento sulle sue due opere d’animazione in stop-motion: Fantastic Mr. Fox e Isle of Dogs.

Wes Anderson e la stop-motion - Bill Murray, voce di Badger, sul set di Fantastic Mr. Fox (2009)
Bill Murray, voce di Badger, sul set di “Fantastic Mr. Fox” (2009)

«Ogni bambino ha un giocattolo che reputa il proprio migliore amico, con il quale comunica, che immagina essere vivo, sia questo un cavallino o una macchinina. La stop-motion è l’unico mezzo con il quale un giocattolo può prendere vita».

(Henry Selick)

Capitolo I – Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson

Anno 2004. Due promettenti registi, Wes Anderson e Henry Selick – già collaboratori nella pellicola Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) – firmano un contratto con la 20th Century Fox per dirigere l’adattamento cinematografico di Fantastic Mr. Fox, romanzo del 1970 di Roald Dahl, autore britannico conosciuto soprattutto per i suoi romanzi per bambini, che diventeranno dei veri e propri cult, sia nel mondo della letteratura che in quello del cinema: La fabbrica di cioccolato, Matilda e James e la pesca gigante.

Entrare nella tana della volpe

Il lavoro di preparazione è lento, minuzioso, ma ponderato: Wes Anderson, probabilmente influenzato da Selick (il quale nel 2006 lascerà il progetto per dedicarsi alla regia di Coraline e la porta magica), opta per l’utilizzo della tecnica di animazione in stop-motion. Non solo, durante i lavori preparatori decide di basare la scenografia della pellicola sulle illustrazioni della prima edizione del libro di Dahl, a cura di Donald Chaffin.

Illustrazione della prima edizione di Fantastic Mr Fox a cura di Donald Chaffin (1970)
Illustrazione della prima edizione di “Fantastic Mr. Fox” a cura di Donald Chaffin (1970)

Insieme al co-sceneggiatore, Noah Baumbach, passa diversi mesi nella residenza di Dahl, assorbendone le fonti d’ispirazione, l’estetica, la personalità nascosta tra cimeli, scartoffie e ricordi dell’ormai vedova moglie. Anderson intuisce che le personalità di Mr. Fox e del suo autore non sono poi così differenti; decide allora di studiarne attentamente i caratteri per riprodurli al meglio su pellicola.

Felicity Fox: «Sai davvero essere una volpe “Fantastica”!».


Mr. Fox: «Ci provo!».

Dopo tre anni di lavori preparatori e due anni di riprese, il risultato della prima pellicola d’animazione di Wes Anderson è sorprendente.

Mr. Fox, doppiato da George Clooney nella versione originale di Fantastic Mr. Fox
Mr. Fox, doppiato da George Clooney, nella versione originale di “Fantastic Mr. Fox”

Dopo che tre agricoltori gli hanno dichiarato guerra, una volpe raduna i suoi amici animali e decide di dichiarare guerra ai fattori.

La sceneggiatura, pur mantenendo l’impronta di Anderson, fatta di battute taglienti alternate a profondi monologhi, resta ben salda all’impalcatura del romanzo di Dahl.

I movimenti di camera e la fotografia rappresentano al meglio il lungo scambio virtuale tra l’estetica del regista e la poetica del romanziere: in ambientazioni prettamente rurali, enfatizzate da una palette di colori caldi e intensi, la macchina da presa gioca con l’alternarsi di campi lunghissimi e primi piani, che risaltano la maestria del team di animatori e modellisti.

Irrinunciabile l’utilizzo di piani sequenza e di inquadrature dall’inconfondibile simmetria e saturazione. Anderson non rinuncia quindi, nemmeno approcciandosi a un genere nuovo, a quelle che sono da sempre le sue due grandi cifre stilistiche.

Attenzione certosina sia alla mimica e alla prossemica dei personaggi, che alle ambientazioni, ricche di dettagli ed estremamente realistiche.

Wes Anderson e la stop-motion
Scena in cui possiamo notare la maestria del compartimento di fotografia: i personaggi vengono illuminati esclusivamente dalla luce che trapela dalle bottiglie di sidro di mele. Per ogni movimento di camera le bottiglie venivano riposte in maniera tale da non creare ombre o discontinuità ottiche nell’inquadratura.

Un’avventura che omaggia l’artigianalità della stop-motion – intramontabile anche in un’era dove a predominare è la digitalizzazione – e che prepara il terreno per il secondo capolavoro d’animazione targato Wes Anderson.

Capitolo II – Isle of Dogs di Wes Anderson

Isle of Dogs - Una pellicola sull'umanità dei cani e l'inumanità dell'uomo.
Isle of Dogs – Una pellicola sull’umanità dei cani e l’inumanità dell’uomo

Conosciuto in Italia con il titolo de L’isola dei cani, Isle of Dogs la cui pronuncia fa pensare a una risonanza con la frase “I love dogs”, “Io amo i cani”– rappresenta la summa massima di quella che è l’idea di cinema di Wes Anderson.

Nel Giappone del 2037 tutti i cani della città di Megasaki sono esiliati su un’isola-discarica. Il dodicenne Atari parte da solo per l’isola in cerca del suo cane Spot. L’alleanza tra il piccolo e i cani si rivelerà rivoluzionaria.

Tra riferimenti al cinema giapponese – da Kurosawa a Miyazaki – e a cartoni animati occidentali – i Peanuts – Wes Anderson riesce a costruire una favola moderna di incredibile profondità emotiva, ricca di riflessioni sociali e politiche.

La stop-motion e il gioco di squadra

Proprio come per il branco che si presenta sullo schermo, nella realizzazione di una pellicola d’animazione il gioco di squadra e il senso di appartenenza a un gruppo sono tutto.

Per realizzare questo film ci sono voluti più di due anni, duecentoquaranta set, settanta artisti, ventisette animatori e più di mille modelli. Ogni singolo membro del comparto tecnico è stato coinvolto a 360 gradi nel perseguimento di un obiettivo comune.

Sebbene le intuizioni del regista siano la stella polare per ogni parte in gioco, è innegabile che la riuscita del film sia legata a un assiduo lavoro da parte di grandi artigiani dell’immagine, molto spesso oscurati dalla fama del cast e dalle maestranze di maggior rilievo.

Un minuto e trenta secondi di pura estasi visiva, accompagnata dalla musica di Alexandre Desplat. Gli animatori hanno impiegato otto mesi per realizzarli.

Ammaestrare il branco

A differenza di tutte le altre pellicole presenti nella sua filmografia, Isle of Dogs è stata diretta da Wes Anderson in “modalità telematica”. Egli diresse la maggior parte delle scene registrando brevi video nella sua casa a Parigi, nelle quali egli stesso imitava la mimica dei personaggi – dai lottatori di sumo ai randagi dell’isola. Sulla base delle indicazioni del regista gli animatori londinesi davano vita ai pupazzi. Non sempre ottenendo l’approvazione del regista, sia chiaro.

Character Design di Isle of Dogs
Character design di “Isle of Dogs”

Come afferma Angela Kiely, addetta alla produzione dei modelli, la sfida più ardua per il team è stata quella di gestire il pelo dei cani. In effetti, modellare un pupazzo per la stop-motion che presenta peluria è piuttosto inusuale, data la natura così poco gestibile del materiale. Si optò per un mix di lana merino e di alpaca, con molteplici sostituzioni e manutenzioni.

Per dare espressività ai cani, quasi umanizzarli, ci si focalizzò soprattutto sui movimenti dei loro occhi e della parte superiore del cranio, il resto del corpo, al contrario, venne mantenuto il più vicino possibile a quello che è il movimento naturale del cane.

Tutto ciò creò un mix perfetto tra realismo e surrealismo: in perfetta simbiosi con le tematiche del film.

Epilogo: Wes Anderson, una lente d’ingrandimento sulla meraviglia dell’ordinario

Ash dal film Fantastic Mr. Fox
Ash dal film “Fantastic Mr. Fox”

Cosa rende un film di Wes Anderson così riconoscibile e memorabile?

Quello che il regista riesce a produrre, con ogni tassello del mosaico della sua filmografia, va ben oltre un’ossessione maniacale per la simmetria o per giochi di prospettiva.

La poetica di Wes parla al cuore dello spettatore raccontando storie le cui fondamenta si basano su elementi ordinari, noti alla maggior parte del pubblico.

Tutti noi abbiamo avuto un rapporto speciale con un animale, tutti noi abbiamo chiuso gli occhi e iniziato a sognare di vivere le avventure presenti nei libri della nostra infanzia. Ci siamo innamorati, vissuto in una famiglia sgangherata, viaggiato, incontrato persone straordinarie e tramandato le loro storie.

La magia del cinema di Anderson è ricordarci che tutto questo porta con sé una magia intrinseca. Ci ricorda quanto stupore possa suscitare l’ordinario. Il cinema di Wes è un’iperbole della vita stessa. Un’esaltazione di ciò che è sempre stato davanti ai nostri occhi.

Questo lo rende uno dei più grandi registi contemporanei.

«Quando faccio un film non so mai come andrà a finire. Ho provato tutte le emozioni possibili immaginabili in merito».

(Wes Anderson)

Per ora gli è andata piuttosto bene. Non vediamo l’ora di vedere come andrà a finire anche questa volta.

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Autore

  • Alessia Di Rella

    "Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent'anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente!" - Little Miss Sunshine

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