In UPSHOT – il nuovo cortometraggio della regista palestinese Maha Haj – la nostra bussola esistenziale ha perso le coordinate. Siamo in un mondo sospeso tra ciò che è e ciò che sarebbe potuto essere, dove la perdita e il dolore diventano i protagonisti di una narrazione che sfida i confini del tempo e dello spazio, ma che si radica nel più tragico presente.
La luce crepuscolare si staglia nelle memorie delle fronde mosse dalla brezza, un uomo e una donna lavorano la terra. Gli ulivi, testimoni secolari di infinIte sofferenze e simbolo mitico di resistenza, fanno da cornice allegorica a una storia contemporanea drammaticamente reale.
«UPSHOT si svolge in un regno che va oltre i limiti geografici, un luogo al confine tra realtà e immaginazione. Una riflessione sulla perdita irreparabile che sfida i confini terreni»
(Maha Haj)

Il film racconta la storia di Suleiman e Lubna, una coppia che si ritira in una fattoria isolata per rifugiarsi dal mondo e dedicarsi al lavoro bucolico nei campi. Ma anche in questo angolo remoto, l’angoscia della loro perdita non li abbandona. Se con Shakespeare sappiamo che noi possiamo chiudere con il passato, ma è il passato che non chiude con noi; scopriamo, infatti, tramite un giornalista che fa visita alla coppia svegliandola da un sogno innocente, che il film è ambientato in Palestina. Il sogno diventa incubo, e la nostra bussola ci rivela essere in un luogo sotto gli occhi di chiunque e al tempo stesso invisibile.
«Ambientato sullo sfondo della perdurante lotta di resistenza di Gaza, UPSHOT è allo stesso tempo un pianto e una testimonianza della forza indomabile dello spirito umano»
(Maha Haj)
Suleiman e Lubna sono tormentati dall’eco persistente delle grida di un lutto impossibile da superare. Nel tentativo di fuggire dalla loro sofferenza, trovano rifugio in una realtà parallela smarrendosi nella superficie profonda dell’immaginazione. La storia di Suleiman e Lubna diventa la storia di un popolo, e il personale non può che rivelarsi politico.
«Non esistono risposte semplici né soluzioni politiche che possano alleviare l’angoscia di un uomo e una donna che hanno perso tutto. Questa storia approfondisce la complessità dell’affrontare un dolore inimmaginabile»
(Maha Haj)

In un mondo segnato da conflitti politici e sociali figli di un Impero che, cadendo dal precipizio, porta con sé tutto ciò che gli è vicino, la produzione e la distribuzione di Upshot si configura come un simbolo di resistenza culturale, una voce che attraversa i confini per raccontare ciò che altrimenti rischia di restare inascoltato.
Presentato in prima mondiale al 77° Locarno Film Festival, vince il Pardino d’oro Swiss Life per il miglior corto d’autore con la seguente motivazione: «Per il gesto cinematografico compiuto, umanista e pieno di dignità di fronte al buco nero dell’ingiustizia e della guerra. E perché la presenza dei nostri cari non può essere uccisa, annullata, cancellata, al contrario ci rende ancora più vivi in nome loro»
Maha Haj, regista palestinese, ha iniziato la sua carriera come scenografa per film di Ziad Doueiri e Elia Suleiman. Il suo debutto alla regia risale al 2009 con il cortometraggio Oranges, che ha vinto il Premio del Pubblico al Montpellier Mediterranean Film Festival. Il suo primo lungometraggio, Personal Affairs, è stato presentato a Cannes nel 2016, mentre il secondo, Mediterranean Fever, ha ottenuto il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2022. Con il suo sguardo sulla realtà palestinese e le sue storie di identità e resistenza, Haj si rivela come una potente voce del cinema contemporaneo.
Il viaggio di Maha è stato accompagnato da una parco attoriale di grande talento come Mohammed Bakri, Areen Omari e Amer Hlehel, fotografato da Augustin Bonnet e montato da Veronique Lange, insieme alla cura per il suono e la musica di Munder Odeh, creando un’atmosfera immersiva che sottolinea l’intensità emotiva della narrazione.

Upshot è una co-produzione tra Palestina, Italia e Francia, e vanta una collaborazione tra August Films, Okta Film e Still Moving. Una produzione e distribuzione internazionale sono essenziali per storie come quelle di Maha Haj, in quanto permettono a narrazioni spesso relegate a contesti locali di raggiungere un pubblico e una solidarietà globale. Questo non solo aumenta la visibilità di tematiche politiche come la testimonianza e resistenza in Palestina, ma favorisce anche un dialogo interculturale, amplificando l’impatto del cinema come strumento di educazione e sensibilizzazione.
Ecco, dunque, la missione di Okta Film che compie un tour in Italia distribuendo Upshot di Maha Haj.
La direzione della bussola è chiara.
- Giovedì 10 aprile | Firenze | Cinema La Compagnia
- Venerdì 11 | Modena | Sala Truffaut
- Sabato 12 aprile | Milano | Cinema Beltrade
- Domenica 13 aprile | Cesena | Teatro Comandini
- Lunedì 14 aprile | Bologna | Cinema Lumière
- Martedì 15 aprile | Bari | Multisala Galleria




