Porco Rosso – Un messaggio che vola nel tempo di Dalia Angelucci – pubblicato il 20/03/2020
Un grande film ha bisogno di poco per ottenere il successo: è il caso dell’ennesimo capolavoro di Miyazaki e dello studio Ghibli: Porco Rosso.

Porco Rosso esce nelle sale giapponesi nel 1992, in Italia dovremo aspettare anni prima di potercelo gustare, come tutti gli altri film dello Studio; dobbiamo ringraziare La città incantata che, con il premio Oscar, permetterà al cinema d’animazione orientale di affermarsi anche da noi. Dobbiamo aspettare il 2010 per vedere questa pellicola nelle sale italiane con l’edizione curata da Lucky Red.
Porco Rosso: un maiale che vola!
Porco Rosso è l’italiano Marco Pagot, che è sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale perdendo, però, tutti i suoi amici. È un asso dell’aeronautica italiana che ha deciso di ritirarsi: ora si guadagna da vivere combattendo i pirati della zona a bordo del suo spettacolare idrovolante rosso. Della sua vita precedente sembra essergli rimasta solo una vecchia amica: l’affascinante Gina, che gestisce l’albergo Adriano su un’isola nell’Adriatico, dove tutti trovano un momento di serenità la sera. Marco è avvolto da un alone di mistero, una maledizione lo ha trasformato in un maiale, da qui il suo soprannome: Porco Rosso.
I pirati, stanchi di venir sempre sconfitti, si affidano a Donald Curtis, un ambizioso pilota americano, per sconfiggere Porco. Porco Rosso è costretto, però, ad andare a Milano, nella ditta del Signor Piccolo, per far risistemare il suo aeroplano. Dato che i figli del signor Piccolo sono emigrati in America, la riparazione spetta alla nipote diciassettenne Fio, la quale, animata da grande entusiasmo, renderà l’idrovolante perfetto e potente.
Marco ritrova un’Italia nei pieni anni del fascismo, un suo ex-compagno d’armi gli propone di tornare in aeronautica e, dopo il suo rifiuto netto e categorico, gli svela che i fascisti lo stanno cercando, così Porco deve scappare subito da Milano, portando con sé la piccola Fio per eventuali controlli sull’idrovolante.
Porco e Fio tornano così nel rifugio di Marco, dove ad attenderli ci sono i pirati che vogliono giustizia. Marco sarà, perciò, costretto a un epico duello aereo con Curtis per salvare Fio e ristabilire l’ordine delle cose.
Chi è Marco Pagot?
L’intera pellicola si regge su uno dei più grandi personaggi creati dallo studio Ghibli: un maiale antropomorfo. Di Marco sappiamo pochissimo, non sappiamo perché sia stato colpito dalla maledizione, non sappiamo che tipo fosse nella sua vita precedente. Siamo incantati a seguirne ogni battuta, presi dall’avidità di saperne sempre di più di questo personaggio.

Scopriamo che Marco ha perso amici e compagni in guerra e che ha avuto un’esperienza premorte, una delle scene più commoventi del film: vediamo un Marco giovane, ancora umano, sbucare dalle nuvole in seguito a una battaglia; lo vediamo guardare un fiume, che ci ricorda molto la via lattea, una striscia formata da idrovolanti caduti in guerra, alla quale vediamo unirsi i suoi compagni, ormai morti. Vediamo Marco urlare che si sarebbe sostituito a loro e, da qui, capiamo una delle caratteristiche di Marco, la lealtà.
Quando un suo ex-compagno d’armi lo incontra per riferirgli un’offerta dell’aeronautica, Marco pronuncia la più epica di tutte le battute:
Porco Rosso: «Meglio porco che fascista!».

Marco ha già combattuto una guerra e, piuttosto che sottomettersi a un regime totalitario, che gli toglierebbe il più sacro dei valori, la libertà, Marco sceglie di restare un maiale. Per lui quella vita di libertà non è barattabile.
Il cognome “Pagot“ è un voluto omaggio di Miyazaki ai fratelli Pagot, che fondarono nel secondo dopo guerra la Pagot film. Lo studio ebbe notevole successo, soprattutto quando iniziò a lavorare con “Carosello” (ricordiamo tutti Calimero?) e, successivamente, con il maestro nella realizzazione della serie tv Il fiuto di Sherlock Holmes.
Porco Rosso: un maiale che non vola è soltanto un maiale
Non sappiamo bene perché il maestro scelga di dipingere un eroe dell’aviazione italiana come un maiale. In Giappone è considerato disonorevole essere l’unico a tornare vivo dalla guerra: in questo caso, la trasformazione in maiale potrebbe simboleggiare la vergogna di Marco per essere il solo sopravvissuto, ma il maestro ama i simboli profondi e questa interpretazione potrebbe nascondere altro.
Marco vede i suoi compagni ascendere al cielo come nobili eroi e lì capisce, forse, che è l’uomo l’animale peggiore del mondo. L’uomo uccide gratuitamente i propri simili e, allora, vivere da maiale può sembrare una scelta precisa: vivendo da animale Marco rinuncia a quell’umanità capace solo di portare sofferenza nel mondo.
Dopo gli orrori della guerra, Marco rinnega tutti i dogmi che impone la società: non uccide, non cede all’amore, non si lascia comprare da sogni di fama, insomma Marco soltanto da maiale sente di poter essere libero. Ci viene quindi da pensare che essere maiale non sia una maledizione, ma quasi una reincarnazione, prima della morte finale che lo aspetta. Sotto queste vesti Marco vive sospeso, chiuso nella sua idea di anti-civiltà.

Secondo un’intervista fatta al maestro il motivo potrebbe essere addirittura più complicato. Prima dello scoppio della guerra, Gina e Marco si sarebbero dovuti sposare, ma Gina viveva in un’isola di territorio austriaco e così Marco, spinto dalla lealtà verso il suo paese, scelse di non tradire la sua bandiera, rinunciando alla ragazza. Dopo la guerra e i suoi orrori, Marco, pentitosi di quella scelta e non riuscendo a darsi pace, si sarebbe tramutato in un maiale, simbolo, in questo caso, di scelte sbagliate. Ad avvalorare questa tesi possiamo vedere in casa di Gina, una foto di Porco umano, con il volto scarabocchiato con rabbia.
L’importanza del rosso
L’idrovolante guidato da Porco è di un brillante vermiglio, Miyazaki si è ispirato al modello Macchi M. 33, cercando di riprodurlo fedelmente: finanche nel colore, il vero apparecchio era, infatti, proprio di colore rosso.
In Giappone, però, questa tonalità viene definita con il termine: 赤 [aka], che indica i colori brillanti, vivi. Notiamo che in oriente molti dei templi sono di colore rosso e anche molte porte sacre sono dipinte con questo colore che, in molti riti, è associato al bianco (notare anche la bandiera nazionale). Questo perché il rosso in Giappone è un colore sacro e di buon auspicio: rimanda, grazie alla sua forza e ai suoi “poteri”, a un concetto di completezza. Marco è completo solo col suo idrovolante!
La speranza dell’infanzia
Una caratteristica dello studio Ghibli, è l’importanza dell’infanzia: il maestro pone nelle sue opere sempre dei bambini in fieri, in divenire. È evidente che l’infanzia, il regno dell’innocenza, rappresenta l’unico baluardo umano di speranza; i giovani ghibliani sono tutti coraggiosi, avventurosi, testardi, curiosi e pieni di vita.
La pellicola si apre con una delle scene più tragicomiche dell’animazione: il rapimento di una scolaresca elementare da parte dei pirati. Dovremmo essere affranti e preoccupati durante il rapimento, invece il maestro dipinge volutamente queste bimbette in divisa mentre mettono a soqquadro l’aereo nemico, divertendosi e giocando, e sull’aereo di Porco continueranno a fare lo stesso. Una scena sopra le righe, dunque, di nuovo testimonianza del fatto che l’innocenza dell’infanzia, per Miyazaki, vinca sempre sul male.

Fio non fa eccezione: a soli diciasette anni gestisce un’impresa. Non solo è giovane, ma è anche una ragazza (di nuovo emerge l’acceso femminismo di Miyazaki, presente in quasi tutte le sue opere). Fio fa un mestiere “da uomo”, è un’ingegnere meccanico, che lavora in prima linea, come si può non voler essere lei? Non a caso Miyazaki ci lascia intendere che sarà proprio grazie a un ultimo bacio di Fio che Porco Rosso riuscirà a tornare umano, un bacio dato con il candore e la tenerezza.

Fio: «Porco e se io provassi a darti un bacio? Dai non c’è quella storia del principe diventato ranocchio che ritorna a essere umano con il bacio di una principessa? Magari io non andrei bene…».
Porco Rosso: «Tu sei una brava piccina. A guardar te, Fio, mi viene da pensare che l’umanità non sia proprio da buttar via!».
Porco Rosso: un’eterna scommessa
Gina ogni giorno aspetta qualcuno nel suo giardino segreto, qualcuno che sappiamo non arriverà mai!
Gina: «Ho in corso una scommessa. ho scommesso che se una certa persona verrà a trovarmi quando io sono in questo giardino, allora sarà davvero la volta che l’amerò».
Alla fine Porco Rosso poserà il suo aeroplano e si concederà un po’ di pace umana? Non lo sappiamo. Non sappiamo se Porco ami Gina o Fio, o se forse le ami entrambe in maniera diversa. Alcuni indizi, se vogliamo essere romantici, ci lasciano pensare però che alla fine Porco sposi, finalmente, Gina.
Alla fine del film, nel giardino segreto non c’è più Gina in attesa e, quando Fio passa in volo per tornare a casa, vediamo l’idrovolante di Marco ormeggiato presso l’albergo. Inoltre, alcuni buoni osservatori, hanno notato che Marco durante la guerra guidava un aereo con il numero 4 mentre accanto a lui volava il primo marito di Gina, proprio con il numero 1. Gina, successivamente, ha sposato altri due piloti: tre in tutto o, forse, è proprio Porco Rosso il quarto? Tutti indizi che ci lasciano sperare che alla fine Gina abbia vinto la scommessa!
Miyazaki: un regista in perpetuo volo
Fin dall’infanzia Miyazaki era appassionato di volo, se non quasi ossessionato, questa passione si deve probabilmente a suo padre, capo della Miyazaki Airplane, azienda che durante il secondo conflitto mondiale produceva componenti per aerei, pur rimanendo comunque per tutta la vita un convinto anti bellicista.
Testimone di questa passione è anche Si alza il vento, dove il tema del volo diventa pienamente centrale.
Ingegner Caproni: «Gli aeroplani non sono né strumenti di guerra né un mezzo di profitto commerciale. Gli aeroplani sono uno splendido sogno! Il progettista è colui che conferisce forma al sogno».
Colui che disegna è in grado di dare corpo all’immaginazione: è una missione, la stessa che ha il maestro. Basti pensare che la parola stessa “Ghibli” è un vento forte del sud, che spira dall’Africa, caldo e asciutto, ma è anche il nome di un aereo italiano degli anni ’30.
Così nelle pellicole dello studio c’è sempre qualcosa che vola o che sembra fluttuare verso una traiettoria: una streghetta a cavallo della sua scopa, macchine ne Il castello errante di Howl, spiriti, cappelli, demoni, eliche, e chi più ne ha più ne metta! Miyazaki non rifiuta così l’avvento della tecnologia, ma pensa, anzi, che questa e, in particolare, il volo possano diventare un ponte tra la vita e l’immaginazione, tra la pesantezza terrestre e la leggerezza celestiale, tra le prigioni umane e la divina libertà.
Porco Rosso e il nostro bel paese
È risaputo che Miyazaki ami l’Italia e questo film dall’inizio alla fine è un omaggio al paese che porta nel cuore. Oltre al nome di Porco Rosso, di cui abbiamo già parlato poc’anzi, numerosi sono i riferimenti. L’Hotel Adriano e l’isoletta in cui si trova ricordano molto realisticamente l’Isolino di San Giovanni nel Lago Maggiore; l’azienda Piccolini, che ripara il velivolo di Marco, non è mai esistita, ma sicuramente contiene dei riferimenti alle aziende di Caproni, noto ingegnere aeronautico italiano degli anni ’20, che compare anche in Si alza il vento.
Tutti gli aerei presenti nel film corrispondono a modelli realmente esistiti, così come realmente esistiti sono alcuni personaggi: Arturo Ferrarin, una vecchia conoscenza di Porco, Francesco Baracca e Adriano Visconti, due piloti che compaiono all’inizio del film.

Vi sono piccoli errori ortografici, scritti proprio in italiano, sparsi in numerose scritte visibili nel corso del film, alcuni dei quali piuttosto divertenti: per esempio “Mamma aito“ invece di “aiuto” (il nome di una delle bande di pirati) e il cartello “Non si fo credito“ nell’azienda Piccolo.
Infine ci sembra, tra i vari luoghi, di riconoscere i Navigli milanesi, che il regista immagina essere ampi canali, dove gli idrovolanti potevano planare e decollare a piacimento: in realtà, a causa della loro limitata larghezza, sappiamo essere impossibile.

Da bravi fan siamo onorati che il Maestro ammiri il nostro paese, quasi quanto noi amiamo le sue grandissime opere! Grazie Studio Ghibli! Grazie Miyazaki!







