“Pretty Woman”, dieci curiosità sul film cult: dal provino di Valeria Golino a Richard Gere che si spogliò sul set

Francesca Testa

Ottobre 13, 2025

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Pretty Woman è l’apoteosi del film romantico, il prototipo della commedia sentimentale a cui aspirare. L’altro esempio a cui tendere in tal senso è Notting Hill. Quello che accomuna questi due film, oltre alla perfezione della scrittura e l’evoluzione degli interpreti, è la presenza di Julia Roberts. Questo, secondo il pubblico, nel senso che Pretty Woman e Notting Hill sono due opere che, quando vengono trasmesse, nessuno esita a rivederle. Sono testimonianze di un tempo che non esiste più, ma in tanti – forse davvero tutti – vorrebbero che tornasse.

Nello specifico l’opera diretta da Garry Marshall è considerata una Cenerentola moderna perchè incarna l’idea netta di un cambio di prospettiva: Vivian che, dalla strada, trova un punto di svolta coincidente con l’amore ricambiato di un uomo facoltoso. Per troppo tempo si è avuta la visione miope del fatto che l’industriale, in qualche maniera, salvasse la donna da un destino segnato. In realtà la storia di Pretty Woman racconta l’emancipazione femminile meglio di qualsiasi altra parabola cinematografica o sociologica. È il racconto di una donna libera ed emancipata che, a prescindere dalla presenza di Richard Gere, avrebbe comunque ottenuto – in autonomia – la salvezza da un destino beffardo.

Pretty Woman, un film con ancora molto da dire

Questa consapevolezza – anche da parte della critica – è arrivata con il tempo. Certamente la presenza di Richard Gere e Julia Roberts, in un’opera del genere, fa tutta la differenza del mondo. Non tanto per la sceneggiatura, perfetta così com’è, quanto per la complicità che hanno mostrato e dimostrato entrambi gli attori sul set. Un’opera fatta non solo di battute, ma anche di sguardi, occhiate e silenzi. Aspetti che possono essere messi in evidenza soltanto quando due professionisti riescono ad andare oltre la parte assegnatagli mettendoci del proprio. Gere e Roberts ce lo hanno messo e proprio questo surplus emotivo resta un valore aggiunto dell’opera, in grado di renderla intramontabile e inevitabilmente godibile a distanza di anni: 35 dalla sua uscita in sala.

Richard Gere e Julia Roberts Pretty Woman
Richard Gere e Julia Roberts in Pretty Woman (Instagram profilo ufficiale) – Arte Settima

Tempo in cui è stato detto di tutto, analizzato il possibile e anticipato l’impossibile attorno al film. Anche l’ipotesi di un sequel che ancora non è concretizzata. Richard Gere lo farebbe ma soltanto in presenza di una sceneggiatura all’altezza dell’opera iniziale. Ora ancora non è il momento, ma alcune produzioni starebbero lavorando a quello che attualmente rappresenterebbe più un rischio che un’opportunità.

Le curiosità diventano cult

Se questa sembra una curiosità da poco, attorno a Pretty Woman ci sono altri 10 retroscena che animano – ancora adesso – la visione del film. Un cult in grado di rigenerarsi anche grazie ai racconti inediti che emergono a distanza di anni con anniversari e scadenze da ricordare. Il primo aneddoto riguarda il titolo del film: inizialmente l’opera di Garry Marshall doveva chiamarsi 3000. In riferimento alla cifra pattuita tra Edward e Vivian per i loro incontri occasionali iniziali, poi il regista – in accordo con gli sceneggiatori – pensò che fosse un titolo ambiguo utile più che altro per i film di fantascienza. Quindi si virò sul più semplice e diretto Pretty Woman.

Il secondo retroscena riguarda il protagonista maschile della vicenda: il fascino di Richard Gere, oggi, è una delle chiavi di lettura – oltre ad aver rappresentato per molto tempo la cifra stilistica – del film, ma inizialmente non era stato scelto lui per il ruolo maschile. In lizza c’erano Al Pacino, Denzel Washington, Daniel Day Lewis e Christopher Reeves. Le vicende e i provini successivi furono determinanti per Gere che ancora oggi ritiene Pretty Woman, insieme ad American Gigolo, uno dei suoi lavori più rappresentativi.

Il provino di Valeria Golino

Restando in tema di provini, qualche difficoltà ci fu anche per la selezione dell’interprete femminile. Julia Roberts, infatti, non era la prima scelta del regista: furono diverse le attrici provinate e contattate per la parte. Jennifer Jason Leigh, Daryl Hannah, Molly Ringwald, Michelle Pfeiffer, Meg Ryan, Karen Allen e anche l’italiana Valeria Golino. Rifiutarono tutte. Il motivo? C’era una sorta di timore reverenziale, stiamo parlando degli anni ’90, a interpretare una donna di facili costumi. Le professioniste coinvolte temevano che incarnare un ruolo simile, anche solo per esigenze di copione, potesse compromettere la loro carriera. Julia Roberts, invece, non fu schiava dei pregiudizi e non ebbe paura di rischiare: un coraggio che le valse una nomination agli Oscar a soli 22 anni. Pretty Woman le fece spiccare il volo per Hollywood: è merito del film di Marshall se oggi i set e le passerelle se la contendono. Anche il regista italiano Luca Guadagnino, con cui ha lavorato recentemente, ringrazia.

Parlando ancora di Julia Roberts, l’altro aneddoto importante riguarda il suo corpo. Nelle scene più spinte di Pretty Woman, infatti, l’attrice aveva una controfigura: tale Shelley Michelle che si è prestata in tutte le pose più intime, quelle in cui Julia Roberts non se la sentiva di mettersi in gioco. Il corpo di Michelle appare anche nella celebre locandina del film: la testa della Roberts, infatti, è stata aggiunta successivamente in post-produzione.

La trama cambia improvvisamente

Il quinto retroscena del film riguarda la sceneggiatura: Pretty Woman, inizialmente, venne concepito come una storia drammatica. Niente romanticismo, nessun lieto fine, tantomeno baci appassionati sulla Hollywood Boulevard. La parabola interpretativa di Vivian (Julia Roberts) avrebbe dovuto incarnare una donna schiava delle dipendenze che si lasciava soggiogare dall’opportunità di guadagni e soldi facili.

Una rappresentazione del lato oscuro dell’America che coinvolge anche tanti magnati dell’alta finanza. Due aspetti fecero cambiare rotta a regista e sceneggiatori: in primis l’alchimia che si era creata fra Richard Gere e Julia Roberts, in secundis il timore che una storia eccessivamente cupa e cruda avrebbe potuto scoraggiare il pubblico che avrebbe desistito dall’andare a vedere il film in sala.

Pretty Woman Richard Gere Julia Roberts
Julia Roberts e Richard Gere in Pretty Woman (Instagram profilo ufficiale) – Arte Settima

A proposito di sala, Richard Gere deve molta della sua fama a un aneddoto che accomuna lui e Julia Roberts e riguarda una stanza del set. Come ha raccontato il regista Garry Marshall, Roberts era molto restia a girare le scene di nudo, quindi inizialmente hanno chiamato una controfigura. In alcune pose, però, era necessario che l’attrice protagonista desse tutta sè stessa. Pertanto Julia Roberts rimase bloccata, per via dell’imbarazzo a mostrarsi come natura vuole davanti a Gere. Allora, per evitare ogni imbarazzo, il collega e protagonista si presentò improvvisamente senza veli nella stanza.

Richard Gere nudo sul set

Questo ha eliminato ogni timore nella Roberts che si è sciolta al cospetto di Gere, fra risate e incredulità l’interprete di Fidaldelfia riuscì a stabilire una connessione indissolubile con la collega. Al punto che ancora oggi, anche grazie a questo aneddoto, sono grandi amici. Un legame fatto anche di (sana) follia.

Follia e stupore resta l’accoppiata vincente, sul piano emozionale, che rende Pretty Woman intramontabile oltre a una sana dose di romanticismo. Ricreare questi sentimenti non sempre è stato facile: in una delle scene più iconiche dell’opera, quella della collana di diamanti, il regista utilizza un espediente molto caro agli addetti ai lavori. Quello della suspense: Marshall ha chiaramente ordinato a Richard Gere di mostrare la collana di diamanti a Julia Roberts, per poi chiudere a scatto il contenitore, non appena lei si avvicina per prenderla. La reazione è ancora sotto gli occhi di tutti per la sua autenticità. Si è trattato effettivamente di un’elaborazione in corso d’opera: non c’era sul copione, è venuta in mente al regista dopo qualche ciak.

250mila dollari di collana

In tal senso la collana non era nemmeno un oggetto di scena: si è trattato di un accessorio effettivamente messo in commercio, non era semplice bigiotteria. È stata fatta arrivare dall’oreficeria francese Fred Joallier: un pezzo unico, 23 rubini incastonati nei cuori d’oro bianco. Anch’essi tempestati di diamanti. Nel film viene valutata 250mila dollari, in realtà il valore è ben più alto. Oggi, dopo il successo del film, viene valutata intorno al milione di dollari. Non è mai stata venduta e non perchè mancassero gli acquirenti, ma in molti sono restii a comprarla in maniera definitiva perchè la considerano un cimelio. La sensazione è quella di intaccare un cult hollywoodiano.

Ci sono poi alcuni retroscena riguardanti le scene tagliate dell’opera: il regista non ha voluto fare una versione speciale del film con gli extra. Ha preferito, nel tempo, disseminare indizi per la Rete: sul Web, infatti, è possibile trovare il numero di scene tagliate di Pretty Woman. Le più cercate, al momento, sono quelle che riguardano Julia Roberts che mangia la bistecca: c’è una posa in cui la donna condisce il suo piatto utilizzando un’intera bottiglietta di ketchup. Tagliata dalla versione originale anche per questioni di product placement. Ci sono degli standard promozionali da rispettare per i prodotti inseriti nelle inquadrature. La Roberts aveva, inevitabilmente, sforato. Le altre scene tagliate – anche queste reperibili sul Web – riguardano una rissa tra Edward e un gruppo di malviventi e una toccante cavalcata al tramonto (eliminata perchè troppo lunga) tra Richard Gere e Julia Roberts.

L’estetica dei personaggi

Ultimo, ma non per importanza, fra i retroscena di Pretty Woman: la costruzione dei personaggi. Edward, interpretato da Richard Gere, doveva dare un’impressione sempre composta e inappuntabile. Da vero uomo d’affari, imperscrutabile e sicuro, convinto dei propri mezzi. Vivian, interpretata da Julia Roberts, doveva rendere l’idea di essere una donna presa fra mille possibilità che non aveva ancora chiaro cosa diventare. Sapeva soltanto di voler essere indipendente.

Per questo Richard Gere, nel film, appare sempre statico o poggiato da qualche parte mentre Julia Roberts sembra sempre in preda a uno scatto improvviso. Come se non riuscisse a star ferma. Si è trattato di indicazioni precise del regista che hanno dato i loro frutti. Chiedere ai milioni di spettatori che ancora guardano il film e aggiornano la lista di retroscena e curiosità inedite. Ormai Pretty Woman, più che un’opera cinematografica, è un trattato sociale.

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