Questi titoli confermano come il film in costume sia un genere ricco di sfaccettature, capace di raccontare storie personali e collettive e epoche diverse.
Nel panorama cinematografico contemporaneo, i film in costume continuano a esercitare un fascino senza tempo, capaci di trasportare lo spettatore in epoche lontane tra drammi, passioni e contesti storici ricchi di sfumature.
Non si tratta più soltanto di pellicole ambientate in castelli o con abiti sontuosi, ma di opere che raccontano storie intense e diversificate, da contesti aristocratici a vicende di lotta sociale.
La versatilità del film in costume: non solo Ottocento
Quando si parla di film in costume, si pensa spesso a produzioni ambientate nell’Ottocento o in secoli ancora più remoti. Tuttavia, questa categoria abbraccia anche storie ambientate in periodi più recenti, come testimoniano titoli di grande rilievo.
Un esempio emblematico è Ritratto della giovane in fiamme, che racconta una storia d’amore queer nel XVIII secolo, oppure Il diritto di contare, che narra le vicende di un gruppo di scienziate afroamericane alla NASA negli anni Sessanta. Ciò dimostra come il film in costume possa spaziare tra epoche diverse, includendo tematiche sociali e culturali di grande attualità.
Capolavori da riscoprire: cinque film d’epoca imprescindibili
Tra i molti titoli che hanno segnato la storia del cinema d’epoca, alcuni emergono per la loro qualità artistica e la profondità delle storie raccontate.
In the Mood for Love (2000) di Wong Kar Wai è un esempio di cinema poetico e raffinato ambientato negli anni Sessanta. Il regista ha influenzato molti autori contemporanei, come Barry Jenkins e Sofia Coppola, con la sua narrazione delicata e visivamente ricercata. La trama segue Su Li-zhen (Maggie Cheung) e Chow Mo-wan (Tony Leung), due persone che, unite dal sospetto di tradimento dei rispettivi coniugi, instaurano un legame profondo e struggente.

Un altro film da non perdere è Marie Antoinette (2006) diretto da Sofia Coppola, che offre un ritratto visivamente stupefacente della celebre regina francese interpretata da Kirsten Dunst. Il film si distingue per l’approccio moderno nel raccontare una figura storica, mettendo in luce anche le sfumature più oscure della sua vita.
Dal punto di vista della rappresentazione culturale, Daughters of the Dust (1991) di Julie Dash è una gemma spesso sottovalutata. Ambientato nel 1902 su un’isola della Carolina del Sud, segue tre generazioni di donne Gullah che si confrontano con la loro eredità di schiavitù e tradizioni ancestrali. Questo film è stato il primo lungometraggio diretto da una donna nera a ricevere una distribuzione cinematografica significativa.
Il classico Orgoglio e pregiudizio (2005), tratto dal romanzo di Jane Austen, continua a essere un punto di riferimento per gli amanti dei film d’epoca. La versione con Keira Knightley e Matthew Macfadyen ha celebrato recentemente i vent’anni dalla sua uscita, confermando il suo status di capolavoro nel genere.
Infine, Carol (2015) di Todd Haynes, ambientato negli anni Cinquanta, esplora un amore proibito tra due donne, Carol (Cate Blanchett) e Therese (Rooney Mara), in un contesto sociale ostile e intriso di tensioni personali. Il film è un esempio di come il cinema in costume possa affrontare temi di inclusività e identità.
Tra i film che raccontano storie di grande impatto emotivo e sociale, 12 Anni schiavo (2013) di Steve McQueen è uno dei più intensi. Basato sulle memorie di Solomon Northrup, un uomo libero rapito e ridotto in schiavitù nel 1841, il film offre una rappresentazione cruda della brutalità della schiavitù negli Stati Uniti, con una performance magistrale di Chiwetel Ejiofor.




