Anna Magnani, film e non solo: tutto quello che (ancora) non sai sull’attrice

Francesca Testa

Novembre 10, 2025

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Anna Magnani potrebbe raccontare tutto di sè stessa con un solo sguardo. Un libro aperto, forse, per molti, che però non va giudicato soltanto dalla copertina. Quel che si vede è reale, autentico, ricercato ma non è tutto e neanche abbastanza per descrivere e tratteggiare quella che è stata un’antidiva rimanendo un simbolo del cinema italiano e internazionale. Magnani fa rima, idealmente, con neorealismo perchè ha incarnato e interpretato le cicatrici di un Paese non ancora stanco che aveva voglia di rialzarsi nonostante conflitti sanguinosi alle spalle e una congiuntura economica che avrebbe potuto compromettere tutto – anche la settima arte – o dare nuova linfa a caratteri, qualità e aspettative di una nazione in risalita.

Lo studio all’Accademia D’Arte Drammatica portato avanti insieme all’attività di canto e intrattenimento nei night club e cabaret della Capitale l’ha temprata a dovere, dandole anche quella grinta e quel timbro vocale che tutti conosciamo. Abbinato a un forte accento romano che non ha mai nascosto.

Anna Magnani, da attrice promettente a icona del neorealismo

Un punto d’orgoglio dentro la vastità di registri e particolari che era in grado di portare avanti a ogni primo piano. Nata ad Alessandria D’Egitto, ma vissuta a Roma sin dalla tenera età, Anna Magnani ha vissuto diverse fasi di vita. Dall’infanzia con la nonna materna, che l’ha cresciuta in condizioni di estrema povertà, alla gioventù che l’ha vista lavorare nell’Accademia Teatrale diretta da Dario Niccodemi.

Nel 1934 era già uno dei volti più richiesti in quello che veniva definito “teatro leggero italiano”. Proprio per questo, Magnani passò in breve tempo dal palco alla rivista. All’interno delle riviste, dove ebbe qualche posa e alcune parti di rilievo, conobbe Vittorio De Sica e Totò. Michele Galdieri li mise insieme in “Quando meno te l’aspetti” e “Volumineide”. Opportunità e segno del destino fecero sì che Anna Magnani riuscì a farsi notare da chi, in un secondo momento, avrebbe cambiato la storia del cinema e non solo.

Vittorio De Sica e Teresa Verdi

Sul grande schermo, per la donna, le prime occasioni importanti arrivarono con Teresa Venerdì, di Vittorio De Sica (1940) e L’Ultima Carrozzella di Mario Mattioli (1943). Alla sceneggiatura di quel progetto c’erano Aldo Fabrizi e Federico Fellini. Non proprio due qualunque, anch’essi estasiati e sorpresi di quello che Magnani poteva e riusciva a dare sul set. Non solo in termini di abnegazione, ma anche e soprattutto in funzione della resa che emergeva a favore di telecamera. Sorrisi, intensità ed emozioni.

Anna Magnani nella residenza Altieri
Anna Magnani nella residenza Altieri (Wikipedia profilo ufficiale) – ArteSettima

L’altalena di progetti termina quando Anna Magnani viene scelta da Roberto Rossellini per il film “Roma città aperta”: è sufficiente menzionare il titolo per riassumere al meglio il grado di importanza e in parte iconicità che questo lungometraggio ha per Roma e il cinema italiano. Correva l’anno 1945 e i rapporti con Roberto Rossellini erano molto intensi: fra i due, infatti, nacque una forte relazione affettiva.

“Roma città aperta” e il ruolo di Pina

In quel lungometraggio, però, Anna Magnani si rivela un’attrice drammatica inedita e imprescindibile per il tempo. Nel ruolo di Pina, popolana romana che viene uccisa mentre tenta di raggiungere il camion su cui un uomo – tipografo impegnato nella Resistenza – sta per essere deportato, l’interprete riesce a restituire tutto lo strazio e il decadimento di un’anima nel giro di poche ma intense inquadrature. Presente, in quel film, anche Aldo Fabrizi a impreziosire un cast corale fatto di nomi importanti che sarebbero diventati capisaldi del cinema italiano e internazionale.

Magnani, infatti, dopo “Roma città aperta”, ottiene il primo dei suoi 5 Nastri D’Argento. Quella crudezza, accompagnata da un cinismo consolatorio soltanto in maniera parziale, le ha garantito altri ruoli di primo piano che hanno valorizzato ulteriormente una cifra stilistica in espansione. Basti pensare a “L’onorevole Angelina”, di Luigi Zampa (1947), dove interpretava una donna di borgata chiamata a fare politica per difendere gli interessi di quelli che, oggi, verrebbero definiti meno abbienti. All’epoca erano etichettati semplicemente come poveri che Anna Magnani, con una punta di rivalsa, definiva “Cor core grande”.

“Bellissima”: il sodalizio con Luchino Visconti

Nel ’51 arriva un’altra grande opportunità con Luchino Visconti: il set è quello di “Bellissima” e Anna Magnani è chiamata a interpretare una donna frustrata che trasmette illusioni e sogni infranti alla figlia, costretta – in qualche maniera – ad affrontare una carriera cinematografica che non sente sua solo per riscattare i rimpianti della donna. La quale ha rifugiato nella maternità e nell’accudimento l’unico rifugio possibile dopo tanta sofferenza e un pizzico di sfortuna. Anche in tal caso, l’interpretazione della Magnani fu ineccepibile. Arrivò, infatti, un altro Nastro D’Argento.

Anna Magnani nel 1965
Anna Magnani nel 1965 (Wikipedia profilo ufficiale) – ArteSettima

Quattro anni più tardi, nel 1955, la ribalta vera e propria con l’approdo agli Oscar: Daniel Mann la volle accanto a Burt Lancaster per il suo film “La rosa tatuata”. Progetto tratto dal romanzo di Tennessee Williams. Quella parte le valse la statuetta come Miglior Attrice e – da quel momento – Anna Magnani non era più una sorpresa. L’attrice era diventata effettivamente un simbolo. Anche e soprattutto per la città di Roma che l’ha portata letteralmente in trionfo dopo la vittoria di un premio così prestigioso. Roma sul tetto del mondo cinematografico con Anna Magnani, per tutti solo Anna (su volere preciso dell’attrice) che continuava a essere sè stessa nonostante i lustrini e le paillettes che aveva intorno.

L’Oscar e una fama ritrovata

Inizia così la parte più intensa della carriera dell’attrice: Anna Magnani ha recitato in Suor Letizia (1956), subito dopo arrivò Nella città dell’inferno (1958) e Risate di gioia (1960). Primo e unico film che la vede accanto alla vecchia conoscenza Totò: fra i due c’era un’amicizia molto discreta fatta di risate, qualche retroscena artistico e consigli che erano soliti scambiarsi per reagire al meglio al cambiamento di un’arte sempre mutevole e mai doma. Nel ’62 Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini ha restituito alla Magnani una parte difficile che la donna sentiva propria solo parzialmente. I risultati furono altalenanti e la pellicola venne rivalutata soltanto molti anni dopo.

Anna Magnani in Mamma Roma
Anna Magnani in Mamma Roma (Wikipedia profilo ufficiale) – Arte Settima

Gli anni ’60 – dal punto di vista cinematografico – si rivelano gratificanti soltanto parzialmente per Anna Magnani, la quale però trova nuovi stimoli dal teatro: interpreta La Lupa di Verga, diretta da Franco Zeffirelli, e Medea di Anhouil, diretta da Giancarlo Menotti. Arriva, poi, anche la televisione: 4 film per lei, ma siamo già negli anni ’70, quando la donna era tornata presente sui più grandi palcoscenici europei grazie alle messinscena teatrali. Si distinse sul piccolo schermo con La sciantosa,1943: un incontro, L’automobile e …correva l’anno di grazia 1870.

L’ultima apparizione con Federico Fellini

L’ultima apparizione cinematografica risale al 1972: il film è “Roma” di Federico Fellini. Da allora Anna Magnani si congeda per cause di forza maggiore: il figlio, avuto dall’attore Massimo Serrato, si ammala di poliomielite. Allora l’attrice sceglie di dedicarsi interamente all’assistenza di quello che ha definito un grande amore. L’affetto sconfinato per il figlio ha prevalso su tutto, tranne quando si è trattato di difendere l’importanza della propria figura professionale.

Anche a distanza, Anna Magnani ha difeso il proprio operato e valore artistico. In particolare quando alcuni critici e addetti ai lavori ebbero l’ardire di definirla passata: da questo spunto è stata poi tratta una delle sue battute più celebri. Quella sulle rughe, che volevano essere coperte per mano della truccatrice: “Ferma! – disse Anna Magnani – lo sai quanto c’ho messo pe fammele venì?”.

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