Dal neorealismo alla commedia: i film per (ri)scoprire Vittorio De Sica

Francesca Testa

Novembre 23, 2025

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Era il 13 novembre 1974 quando il cinema perse Vittorio De Sica, una delle figure più emblematiche del cinema italiano. Cinquant’anni dopo, la sua eredità è diventata una lente attraverso cui continuiamo a interpretare la realtà. Perché De Sica non ha solo fato cinema. De Sica ha insegnato a guardare.

Attore, regista, autore, uomo di irresistibile eleganza, De Sica incarnava quella rara conbinazione di grazie e profondità che appartiene soltanto ai grandi. Prima di divenire uno dei maestri assoluti del Neorealismo (uno dei pochi italaini a conquistare 4 Oscar) fu un attore versatile e amatissimo, formatosi tra EIAR teatro e cinema muto, dove affinò quella sensibilità istintiva che avrebbe reso la sua regia un punto di riferimento mondiale.

Guardare la verità negli occhi

Tra il 1946 e il 1952 De Sica e lo sceneggiatore Cesare Zavattini diedero vita a una delle collaborazioni più influenti nella storia del cinema. Sono nate opere che hanno cambiato per sempre il linguaggio filmico.

Con Miracolo a Milano (1951) De Sica ha esplorato l’utopia come strumento per denunciare le disuguagianze sociali. Una favola amara, tra realismo e surrealismo, che ancora oggi conserva una forza politica sorprendente.

capolavori vittorio de sica
Matrimonio all’italiana, uno dei capolavori della commedia all’italiana anni Sessanta. Foto dal film – artesettima.it

Ladri di Biciclette (1948) forse il suo lavoro più conosciuto, è diventato invece un manifesto universale. La disperazione di un padre e il silenzioso sguardo di un bambino compongono un affresco che trascende il neorealismo stesso. Più che un film è un’esperienza, l’immagine definitiva della dignità ferita. Così come I bambini ci guardano (1944).

Con Umberto D. (1952) De Sica firmò una delle opere più radicali del cinema europeo. L’anziano ex impiegato che lotta per non sprofondare nella solitudine è una figura che riassume l’intero Novecento: fragile, dolorente, irriducibilmente umano.

Nonostante l’identificazione con il Neorealismo, De Sica rifiutò sempre gli schemi. Negli anni ’60 ritrovò una nuova libertà creativa come la commedia all’italiana, collaborando con mostri sacri come Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Matrimonio all’italiana è l’esempio più limpido della sua maturità artistica. Brillante e sottilmente tagliente, è una commedia che vibra come un dramma.

Per tutto questo, raccontare De Sica significa raccontare l’essere umano nella sua interezza. Fragile, comico, tragico, generoso, contraddittorio. Quando morì, Ettore Scola lo salutò con la dedica C’eravamo tanto amati, ricordando che forse senza De Sica il cinema italiano non avrebbe mai imparato a guardarsi dentro. A distanza di cinquant’anni, i suoi film sono rivedere, da studiare, da vivere. Perché non ha raccontato storie. Ha raccontato noi.

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