Il cinema continua a rivelarsi un potente strumento di indagine sulle verità scomode e sugli scandali che hanno segnato la storia recente, mettendo in luce lotte di potere, ingiustizie sociali e abusi.
Tra le uscite più significative del periodo, spicca 150 milligrammi, il film di Emmanuelle Bercot che ripercorre la vicenda reale del Mediator, farmaco responsabile di numerosi decessi per problemi cardiaci in Francia. Il film, candidato ai premi César per la miglior sceneggiatura e per l’interpretazione di Sidse Babett Knudsen nel ruolo della dottoressa Irène Frachon, si inserisce nel solco del cinema d’inchiesta, quel genere che non smette mai di interrogare la società attraverso il racconto di casi esplosivi.
Il cinema d’inchiesta tra scandali reali e finzione
150 milligrammi si distingue per la sua capacità di intrecciare il ritratto umano della protagonista con la battaglia legale contro un colosso farmaceutico, evocando la classica sfida tra Davide e Golia. Questa struttura narrativa, consolidata nel tempo, è stata declinata in numerosi film che hanno raccontato, con approcci diversi, vicende reali o ispirate a fatti di cronaca.
Un esempio fondamentale è rappresentato dal cult del 1976 Tutti gli uomini del Presidente, diretto da Alan J. Pakula. Il film ripercorre le indagini giornalistiche del Washington Post che portarono allo scoperto, nel 1973, lo scandalo Watergate, lo spionaggio ai danni del Partito Democratico che segnò la fine della presidenza di Richard Nixon. Grazie alle interpretazioni di Dustin Hoffman e Robert Redford, quest’opera è rimasta un punto di riferimento imprescindibile per il cinema politico e d’inchiesta.
Nel 1994, Robert Redford torna dietro la macchina da presa con Quiz Show, ricostruendo il clamoroso scandalo del quiz televisivo Twenty One del 1958. Il film esplora le manipolazioni che portarono il campione Herb Stempel a essere sostituito dal più adatto mediaticamente Charles Van Doren, un inganno poi smascherato dallo stesso Stempel. Il film è celebrato per la sua scrittura raffinata e per la capacità di mettere a nudo la natura ambigua del successo televisivo.
Tra le opere che hanno affrontato temi di giustizia sociale e ingiustizie istituzionali troviamo L’uomo della pioggia (1997), diretto da Francis Ford Coppola e basato sull’omonimo romanzo di John Grisham. Il film racconta la battaglia legale di un giovane avvocato contro una compagnia assicurativa responsabile del rifiuto di un indennizzo a un ragazzo malato di leucemia, una vicenda di fantasia che riflette i drammi reali legati ai sistemi sanitari e alle corporazioni.
Un altro titolo imprescindibile è Insider – Dietro la verità (1999) di Michael Mann, che narra la storia vera di Jeffrey Wigand, ex dirigente di una multinazionale del tabacco che decide di denunciare le pratiche fraudolente dell’industria, in particolare l’aggiunta di sostanze per aumentare la dipendenza da sigarette. La pellicola, con Russell Crowe e Al Pacino, sottolinea il coraggio di chi sfida potenti interessi economici per la verità.

Nel 2000, Steven Soderbergh porta sul grande schermo la storia di Erin Brockovich, interpretata da Julia Roberts. La vicenda, realmente accaduta, racconta l’impegno di una madre single che, lavorando per uno studio legale, affronta una multinazionale responsabile dell’inquinamento delle falde acquifere in California. Il film ha riscosso grande successo e ha consacrato Julia Roberts con il premio Oscar come miglior attrice protagonista.
Il cinema d’inchiesta ha continuato a esplorare le pieghe del potere e delle manipolazioni anche nel nuovo millennio. Nel 2003, L’inventore di favole di Billy Ray racconta il caso di Stephen Glass, giovane reporter del New Republic smascherato per la pubblicazione di articoli inventati. Il film anticipa i temi attuali legati alle fake news e alle “verità alternative”, sottolineando le responsabilità del giornalismo.
Un altro scandalo politico e mediatico è al centro di Fair Game – Caccia alla spia (2010) di Doug Liman, che ripercorre la vicenda di Valerie Plame, agente della CIA smascherata pubblicamente nel 2003, e delle ripercussioni sulla sua famiglia, in particolare sul marito, l’ambasciatore Joseph C. Wilson. Il film, con Naomi Watts e Sean Penn, affronta le dinamiche di potere e vendetta all’interno della politica americana.
Nel 2015, Il caso Spotlight di Tom McCarthy ha vinto l’Oscar come miglior film, raccontando il lavoro giornalistico del Boston Globe che smascherò la copertura da parte della Chiesa cattolica dei casi di pedofilia nella diocesi di Boston. La pellicola si distingue per un racconto rigoroso e dettagliato, che mostra passo dopo passo l’impegno per la verità.
Nello stesso anno, The Program di Stephen Frears ha ricostruito la caduta di Lance Armstrong, il campione di ciclismo coinvolto in uno scandalo di doping che ha ridimensionato una carriera straordinaria. Ben Foster interpreta Armstrong in un film che esplora la fragilità degli idoli sportivi e la pressione del successo.
Infine, è doveroso citare Snowden (2016) di Oliver Stone, che ripercorre la storia di Edward Snowden, il tecnico informatico della CIA divenuto whistleblower nel 2013. Le sue rivelazioni sulle attività di sorveglianza di massa della NSA hanno scosso governi e opinione pubblica a livello globale. Joseph Gordon-Levitt interpreta Snowden in un film che affronta temi di privacy, libertà e potere tecnologico, confermandosi una delle opere più rilevanti del cinema politico contemporaneo.




