Cinque serie che raccontano la salute mentale con realismo, sensibilità e il coraggio di mostrarne le ombre
Raccontare la fragilità umana non è mai semplice, soprattutto quando si parla di depressione, il male che attanaglia la società odierna e che può diventare un abisso senza fine. Il cinema come sempre non si tira indietro davanti alle imprese più difficili che riguardano la natura degli uomini e delle donne, e attraverso le serie televisive ha saputo raccontare la depressione evitando semplificazioni e stereotipi.
La forza di queste produzioni risiede nella capacità di far emergere il non detto. Attraverso personaggi imperfetti, dialoghi asciutti e momenti di grande intimità, gli autori riescono a descrivere quella zona grigia che la società spesso preferisce ignorare. Non sono storie pensate per rassicurare, ma per mostrare come la sofferenza mentale possa insinuarsi in percorsi di vita molto diversi, colpendo senza distinzione.
La depressione, il tema centrale di queste serie TV
In un panorama televisivo dominato da generi molto diversi tra loro come il thriller, il fantasy e il crime per esempio – fa riflettere che a lasciare il segno siano proprio le serie che parlano di vulnerabilità. Non è un caso: il pubblico sembra chiedere sempre più spesso racconti che rispecchino le proprie paure e i propri dubbi. E queste cinque opere, profondamente diverse per stile, tono e pubblico di riferimento, hanno saputo dare voce a quella richiesta in modo autentico.

- BoJack Horseman(Netflix): Questa serie TV utilizza l’animazione per scavare nella psiche del suo protagonista, un ex volto celebre incapace di convivere con il peso della propria fama e dei propri fallimenti. Il linguaggio è quello del cartone animato colorato e ironico che va in contrasto con temi cupi: abuso di sostanze, auto-sabotaggio, relazioni distruttive. Lo spettatore assiste così a un viaggio che oscilla tra disperazione e lucidissime riflessioni sulla solitudine contemporanea.
- 13 Reasons Why (Netflix): Qui si affronta il dolore adolescenziale e l’impatto devastante che bullismo, isolamento e mancanza di ascolto possono avere su chi li subisce. La depressione, qui, non è un evento improvviso ma il risultato di una serie di micro-ferite che si accumulano nel tempo. Pur generando un grande dibattito pubblico per la sua crudezza narrativa, la serie ha il merito di aver smosso conversazioni fondamentali sulla salute mentale tra i più giovani.
- Tutto chiede salvezza (Netflix): Questa serie italiana, tratta dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, porta lo spettatore in un reparto psichiatrico, focalizzandosi sul percorso di un giovane che cerca di ritrovare un equilibrio dopo un momento di forte crisi. La regia intimista permette di osservare senza giudizio. Qui, la depressione è mostrata come un dolore che non chiede spettacolarizzazioni, ma presenza: la presenza degli altri, certo, ma anche la propria.
- Ted Lasso (Apple TV+): In apparente contrasto, questa serie statunitense creata da Bill Lawrence e Jason Sudeikis utilizza la commedia per parlare di crolli emotivi. Dietro l’entusiasmo di facciata del protagonista – un uomo trapiantato in un contesto estraneo – si nascondono vulnerabilità profonde. L’umorismo diventa un ponte per affrontare temi come panico, senso di inadeguatezza e bisogno di chiedere aiuto. Un racconto che ricorda come la leggerezza, talvolta, sia un modo diverso di sopravvivere.
- Euphoria (HBO): Qui si esplora l’adolescenza in tutta la sua brutalità: dipendenze da droghe, identità frammentate, fragilità che diventano tempeste. La depressione si intreccia con un desiderio feroce di trovare un posto nel mondo, mentre un montaggio accelerato trasformano l’esperienza dei personaggi in un vortice di emozioni. Non offre risposte semplici, ma restituisce il caos interiore con una sincerità rara.




