La “trilogia della fuga” di Salvatores ha reinventato il cinema italiano degli anni ’90: tre film, un’unica avventura

Mario Cassese

Dicembre 10, 2025

Resta Aggiornato

La “trilogia della fuga” di Gabriele Salvatores – composta da Marrakech Express (1989), Turné (1990) e Mediterraneo (1991) – ha segnato il cinema italiano degli anni ’90, reinventandone linguaggi e immaginari.

Tre film diversi, ma uniti da un filo rosso: il viaggio come evasione, amicizia e ricerca di sé.

Salvatores ha cambiato il cinema italiano con la “trilogia della fuga”

Alla fine degli anni ’80 e all’inizio dei ’90, il cinema italiano viveva una fase di transizione. Dopo i fasti del neorealismo e della commedia all’italiana, mancava un linguaggio capace di parlare alle nuove generazioni. Salvatores, con la sua “trilogia della fuga”, riuscì a intercettare il bisogno di evasione di un pubblico che si sentiva intrappolato in un’Italia segnata da crisi economiche, disillusioni politiche e un senso di immobilismo.

La fuga, nei suoi film, non è mai semplice turismo o avventura esotica: è un gesto esistenziale, un modo per sopravvivere e continuare a sognare. Salvatores ha dato voce a una generazione che cercava altrove, reinventando il cinema italiano con un linguaggio fresco, ironico e poetico. La trilogia ha aperto la strada a un nuovo modo di raccontare l’amicizia, la disillusione e la speranza, culminando con Mediterraneo, premiato con l’Oscar come miglior film straniero nel 1992.

Marrakech Express (1989)


Il primo capitolo racconta la storia di un gruppo di amici che si ritrova dopo anni per aiutare uno di loro, Rudy, arrestato in Marocco per traffico di droga. Maurizio (Diego Abatantuono), Marco (Fabrizio Bentivoglio), Paolino (Giuseppe Cederna) e Cedro (Gigio Alberti) partono per un viaggio che diventa occasione di confronto con il passato e con le scelte di vita.
La trama mescola commedia e avventura, ma il vero cuore è l’amicizia: un legame che resiste al tempo e alle differenze. Il Marocco diventa lo sfondo di un viaggio iniziatico, dove la fuga è anche ricerca di autenticità. Salvatores inaugura qui il suo stile: ironico, corale, capace di trasformare un road movie in riflessione generazionale.

Marrakech Express Film
L’importanza della “trilogia della fuga” per il cinema contemporaneo italiano – Artesettima.it

Turné (1990)


Il secondo film sposta l’attenzione dal viaggio geografico a quello interiore. Due attori, Dario (Bentivoglio) e Federico (Alberti), partono per una tournée teatrale in provincia. Lungo il percorso si confrontano con fallimenti, amori e disillusioni.
La fuga, in questo caso, non è verso un altrove esotico, ma dentro se stessi. Salvatores racconta il mondo del teatro come metafora della vita: un palcoscenico dove si recita e si cerca un senso. Turné è più intimista rispetto a Marrakech Express, ma mantiene lo stesso tono ironico e malinconico. Qui la fuga diventa riflessione sulla precarietà e sull’identità, mostrando come il viaggio possa essere anche un percorso emotivo e professionale.

Mediterraneo (1991)


Il terzo capitolo chiude la trilogia con un respiro epico e universale. Ambientato nel 1941, racconta di otto militari italiani sbarcati su un’isola greca dell’Egeo per stabilire un presidio. Isolati dal mondo, scoprono un paradiso sospeso, lontano dalla guerra e dalle miserie della vita quotidiana.
Il film è una celebrazione della fuga come scelta radicale: abbandonare la violenza e rifugiarsi in un luogo dove il tempo sembra fermarsi. La natura, la comunità locale e la bellezza dell’isola diventano simboli di un altrove salvifico. Mediterraneo è il coronamento della poetica di Salvatores: la fuga non è più solo evasione, ma possibilità di rinascita. Il successo internazionale, culminato con l’Oscar, consacrò il regista e portò il cinema italiano di nuovo al centro della scena mondiale.

Pur diversi per ambientazione e tono, i tre film sono uniti da un tema comune: la fuga come risposta alla crisi esistenziale. In Marrakech Express è la fuga verso l’amicizia e la memoria; in Turné è la fuga dentro se stessi e nelle relazioni; in Mediterraneo è la fuga definitiva, verso un altrove che diventa utopia.
La trilogia racconta una generazione che cerca di evadere da un’Italia percepita come soffocante, e lo fa con leggerezza, ironia e poesia. Salvatores ha reinventato il cinema italiano degli anni ’90 proprio perché ha saputo trasformare il viaggio in metafora universale, parlando a un pubblico che aveva bisogno di sognare.

La “trilogia della fuga” non è solo un trittico di film, ma un manifesto culturale. Ha dato voce a un’Italia che voleva scappare, reinventando il linguaggio cinematografico con freschezza e profondità. Ancora oggi, quei tre film restano un’avventura unica, capace di raccontare la fragilità e la speranza di una generazione.
Con Marrakech Express, Turné e Mediterraneo, Salvatores ha dimostrato che il cinema può essere al tempo stesso intrattenimento e riflessione, cronaca e poesia. Tre film, un’unica avventura: la fuga come necessità vitale, come sogno che non smette di parlare al presente.

Autore

Correlati
Share This