Due fratelli, una distanza e un ritorno inatteso che cambia tutto. Valeria Golino alla regia offre un racconto che scava nella fratellanza.
Uscito nel 2018, Euforia diretto da Valeria Golino è un film che cattura fin dal primo istante, da quando la musica pervade nel buio della stanza in cui il protagonista balla nudo, nell’ombra prodotta da un faretto. Il film, oggi disponibile in streaming gratuito su RaiPlay, non si presenta come un’opera immediatamente rassicurante.
Al contrario, invita lo spettatore a entrare lentamente in una vita, che viene bruscamente spezzata, a partire da una telefonata inattesa. La telefonata che nessuno vorrebbe ricevere. Il racconto preferisce suggerire piuttosto che spiegare, lasciando che siano i personaggi a guidare il percorso.
Personaggi protagonisti che portano il volto di due grandi attori italiani, Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea. Nel film sono due fratelli, molto diversi, che si trovano ad affrontare una sfida enorme. Valeria Golino con questo film affronta temi complessi con delicatezza.
Una storia di fratelli e di distanze
Al centro della narrazione ci sono Matteo ed Ettore, fratelli che condividono un’origine comune ma che hanno scelto, o subito, traiettorie di vita opposte. Matteo, interpretato da Riccardo Scamarcio, è un imprenditore romano affascinante, disinvolto, immerso in una quotidianità fatta di relazioni veloci e successo professionale. È apertamente omosessuale, sicuro di sé in apparenza, ma attraversato da una costante inquietudine.

Ettore, a cui dà corpo Valerio Mastandrea, ha scelto invece di restare nella città di provincia dove entrambi sono cresciuti. Insegna alle medie, conduce un’esistenza ordinaria, quasi invisibile, scandita da abitudini rassicuranti e da un carattere introverso. Tra i due non c’è conflitto aperto, ma un vuoto: anni di silenzio che hanno trasformato il legame fraterno in un rapporto svuotato.
La diagnosi di una grave malattia per Ettore diventa l’evento che costringe entrambi a rimettere mano a quel rapporto mai elaborato, non con un riavvicinamento immediato, ma con un percorso accidentato, fatto di resistenze, ironia difensiva, rabbia trattenuta e, lentamente, di una nuova forma di intimità. Con Euforia, Valeria Golino firma la sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo Miele. Seguirà L’arte della gioia nel 2024. La sua regia evita ogni forma di spettacolarizzazione del dolore, preferendo un racconto asciutto, che lascia spazio al non detto e alle pause.
La macchina da presa osserva da vicino, ma non invade mai. Le scene domestiche, i dialoghi trattenuti, i silenzi che pesano più delle parole costruiscono un’atmosfera reale. Golino sceglie di raccontare la malattia non come protagonista, ma come detonatore di emozioni, un elemento che costringe i personaggi a guardarsi davvero per la prima volta. In questo senso, Euforia è un film sul contatto umano, sulla difficoltà di lasciarsi avvicinare quando si è costruita un’identità come difesa. Una fratellanza che chiede una seconda possibilità.
Matteo, interpretato da Scamarcio è brillante e spigoloso, ma sa essere vulnerabile con grande naturalezza. Dietro l’energia e il controllo, affiora progressivamente un personaggio solo, che non riesce a gestire profondi legami. Mastandrea, dal canto suo, con Ettore è un uomo che ha imparato a non chiedere, a non occupare spazio, e che si trova improvvisamente costretto a fare i conti con la propria fragilità.




