Favino come non l’hai mai visto:7 film che non puoi perdere

Angela Marrelli

Dicembre 31, 2025

Resta Aggiornato

Pier Francesco Favino è tra i più ammirati del pubblico: sette ruoli, sette svolte, un’unica traiettoria che ha ridefinito il cinema italiano contemporaneo.

Attore e produttore cinematografico di successo Pier Francesco Favino è anche tra i più carismatici degli interpreti italiani, un artista che vanta una lunga carriera con titoli anche internazionali. Classe 1969, Favino ha imparato a mutare pelle senza mai perdere identità, attraversando generi, registri e decenni con una coerenza rarissima.

Amante del rischio, Favino riesce sempre a spiazzare con personaggi inattesi, spesso scomodi, ma sempre con dettagli particolari che lasciano il segno. Conoscere fino in fondo questo attore vuol dire conoscere almeno sette dei suoi film più rappresentativi: sette interpretazioni chiave, sette snodi narrativi e artistici che hanno trasformato un ottimo attore in un punto di riferimento assoluto del cinema italiano.

Pierfrancesco Favino: un percorso fatto di trasformazioni

Nato a Roma, formato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” sotto maestri come Ronconi e Costa, Favino arriva al cinema dopo un lungo lavoro teatrale. È proprio il palcoscenico a renderlo un interprete “fisico”, in grado di usare voce, postura e silenzi come vere e proprie armi vincenti. I riconoscimenti – tre David di Donatello, una Coppa Volpi, cinque Nastri d’Argento – sono la conseguenza del suo talento e del suo lungo lavoro.

Pierfrancesco Favino metamorfosi
Pierfrancesco Favino, ogni ruolo una metamorfosi – Fb@Pierfrancesco Favino-artesettima

Romanzo criminale (2005): con il Libanese, Favino entra di forza nell’immaginario comune: il personaggio è feroce, carismatico, destinato alla leggenda nera della Banda della Magliana. Non è un semplice criminale e l’attore dimostra di saper reggere il peso del mito, diventando uno dei volti simbolo del nuovo cinema di genere italiano.

Saturno contro (2007): Cambio di registro netto. In questo film intimista Favino lavora mettendo al centro la fragilità e il dolore della perdita. È una prova di maturità. La sua presenza contribuisce a rendere il film uno dei racconti più intensi delle relazioni contemporanee.

ACAB – All Cops Are Bastards (2012): Qui Favino entra in un territorio scivoloso. Il suo Cobra è un celerino diviso tra senso di appartenenza e deriva morale. Non c’è giudizio, solo esposizione cruda del conflitto. Il film spacca il pubblico, ma consacra Favino come interprete capace di incarnare zone grigie senza addomesticarle.

Suburra (2015): Nel ruolo del politico Filippo Malgradi, Favino porta in scena la corruzione come pratica quotidiana, banale, quasi invisibile. È un personaggio repellente, e proprio per questo credibile. Suburra segna la definitiva fusione tra cinema criminale e racconto politico, e Favino ne è uno dei cardini.

Il traditore (2019): Tommaso Buscetta è forse la sua interpretazione più intensa. Favino si trasforma fisicamente, lavora sulla voce, costruisce una psicologia particolare. Favino mette in scena un uomo lacerato tra sopravvivenza e colpa. Non è un pentito, non è un eroe. È un testimone scomodo della Storia.

Gli anni più belli (2020): Qui Favino incarna il tempo che passa. Il suo Giulio attraversa quarant’anni di storia italiana, cambiando ideali e maschere. È un personaggio imperfetto, spesso contraddittorio, che riflette una generazione intera e l’attore riesce ad incarnare perfettamente l’uomo comune.

Padrenostro (2020): Il padre vulnerabile di Padrenostro è una delle interpretazioni più intime di Favino. Poche parole, sguardi intensi, una tenerezza nascosta dietro la paura. Qui l’attore incarna una figura genitoriale complessa e profondamente umana.

Autore

Correlati
Share This