Cinque Oscar e un’eredità immortale: a 50 anni dalla sua uscita, torna nelle sale a gennaio un film che ha fatto la storia. I dettagli

Mario Cassese

Gennaio 2, 2026

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Ci sono film che invecchiano, film che resistono e film che, semplicemente, non appartengono al tempo. Qualcuno volò sul nido del cuculo è uno di questi. Cinquant’anni dopo la sua uscita, torna nelle sale italiane in versione restaurata, e l’effetto è quello di un ritorno necessario, quasi inevitabile.

Come se il cinema avesse bisogno di ricordare a se stesso da dove viene, quali storie è capace di raccontare e quanto profondamente può scavare nell’animo umano. Dal 12 gennaio 2026, nei The Space Cinema, il capolavoro di Miloš Forman torna a respirare sul grande schermo, e lo fa con la stessa forza di allora.

Qualcuno volò sul nido del cuculo torna nelle sale

Rivederlo oggi significa confrontarsi con un’opera che ha segnato un’epoca, ma che continua a parlare con una lucidità sorprendente. La storia di Randle Patrick McMurphy, l’uomo che finge la follia per sfuggire alla prigione e si ritrova rinchiuso in un ospedale psichiatrico, è diventata un simbolo universale di ribellione, libertà e resistenza. Ma ciò che colpisce, a distanza di mezzo secolo, non è solo il tema: è la potenza con cui il film lo mette in scena.

Jack Nicholson, nel ruolo della vita, costruisce un personaggio che non è un eroe, non è un martire, non è un santo. È un uomo imperfetto, impulsivo, spesso sgradevole, ma profondamente vivo. In mezzo a un reparto anestetizzato dalla routine e dal controllo, McMurphy è una scintilla. Una scintilla che disturba, che infastidisce, che mette in crisi un sistema costruito per spegnere ogni forma di individualità. La sua energia contagiosa, il suo rifiuto di piegarsi, la sua ostinazione nel ricordare agli altri pazienti che esiste un mondo oltre quelle pareti: tutto questo rende il film ancora oggi un pugno nello stomaco.

Qualcuno volò sul nido del cuculo
Torna nelle sale il capolavoro Qualcuno volò sul nido del cuculo – Artesettima.it

E poi c’è lei, l’infermiera Ratched, incarnazione glaciale del potere che si traveste da cura. La sua presenza è una delle ragioni per cui il film continua a essere studiato, analizzato, discusso. Non è un villain caricaturale: è la faccia rassicurante dell’autorità che decide cosa è giusto, cosa è sano, cosa è normale. È il controllo che si nasconde dietro la gentilezza, la disciplina che si traveste da protezione. Il conflitto tra McMurphy e Ratched non è solo narrativo: è filosofico. È la lotta eterna tra chi vuole vivere e chi vuole far vivere “nel modo corretto”.

Rivedere Qualcuno volò sul nido del cuculo oggi significa anche riscoprire la sua straordinaria coralità. I pazienti del reparto non sono comparse: sono anime sospese, ognuna con una fragilità diversa, ognuna con un desiderio che non riesce più a esprimere. La partita a carte, la gita in barca, le risate improvvise, i silenzi pesanti: ogni momento costruisce un microcosmo umano che resta impresso. È un film che non giudica, non semplifica, non divide il mondo in buoni e cattivi. Mostra la complessità, la sofferenza, la bellezza nascosta nelle crepe.

Il restauro permette di riscoprire tutto questo con una nitidezza nuova. I colori, le luci, i dettagli dei volti, la fotografia che alterna claustrofobia e improvvise aperture: tutto torna a brillare come nel 1975, forse anche di più. È un’occasione rara per vedere — o rivedere — un film che ha vinto cinque Oscar, entrando nel ristretto club delle opere capaci di conquistare tutte le categorie principali: film, regia, attore, attrice e sceneggiatura.

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