Nel giro di poche ore ha scalato le classifiche di Netflix, arrivando a superare persino lo storico film di Checco Zalone.
La nuova pellicola di Maccio Capatonda – Il migliore dei mondi – si è piazzato al quinto posto ed è andato oltre Cado dalle nubi, il film più amato del comico pugliese Zalone. Un risultato che ha sorpreso e incuriosito, anche perché non si tratta della solita commedia ma di un film che nasconde una riflessione molto attuale sul nostro rapporto ossessivo con la tecnologia.
La trama, il cast e il significato de Il migliore dei mondi
Il protagonista è Ennio Storto, un uomo che vive immerso nella tecnologia. Il suo lavoro, le sue relazioni e il modo in cui interpreta la realtà passano mediante degli schermi, delle notifiche e degli automatismi digitali. All’improvviso, succede però l’impensabile: qualcosa si rompe. Ennio si trova in un 2023 alternativo in cui il progresso si è fermato agli anni ’90 e in cui non ci sono smartphone, social, GPS o velocità.

All’inizio questo è per lui un incubo logistico, ma alla fine si trasforma in una sfida profonda. In un mondo analogico fatto di telefoni a tasti, videocassette, cabine telefoniche e attese, Ennio si trova a confrontarsi con sé stesso senza filtri. Per lui ogni relazione pesa, ogni scelta richiede del tempo, ogni errore resta nella memoria. Un film che usa il paradosso per sensibilizzare una vera educazione sentimentale.
Maccio Capatonda costruisce quindi questo personaggio sulla fragilità: Ennio è un uomo che perde la propria sicurezza quando viene privato della tecnologia. Insieme a lui, c’è la bravissima Martina Gatti, un personaggio che mette in discussione la visione di Ennio e che dimostra l’importanza dell’analogico, non più visto come una punizione ma come un modo di stare al mondo. Nel cast c’è anche Pietro Sermonti, che spinge il protagonista a rivedere la sua idea di successo. Un film che fa ridere ma che fa soprattutto riflettere.




