Dietro il sorriso della Principessa più amata del mondo, c’è un racconto intenso di passione, di sofferenza e desiderio di normalità.
Lady Diana è riuscita ad entrare nel cuore di tantissime persone, di ogni ceto sociale. Il suo ricordo è impresso nella memoria collettiva, intriso di ammirazione, nostalgia, ma anche compassione. Una donna che pur appartenendo ad un mondo fatto di agi, lusso e prestigio, la monarchia britannica, è diventata un simbolo universale di fragilità e coraggio.
Sulla cosiddetta “principessa triste” si sono scritti tanti libri e si sono fatti tanti film, ma per riscoprire il lato più intimo della defunta (ex) moglie dell’attuale Re d’Inghilterra, La7 propone “Diana – La storia segreta di Lady D”, il biopic che esplora gli ultimi anni della sua esistenza, prima della tragica scomparsa nel 1997. Con Naomi Watts nei panni della Principessa, il film promette una visione intensa e appassionante della donna dietro il mito, tra amori proibiti e battaglie personali.
Un racconto intimo e scrupoloso
Il film non si limita a raccontare scandali o gossip, ma mette al centro il percorso umano di Diana. Dalla separazione dal Principe Carlo alla scoperta di nuovi legami affettivi, passando per le sue campagne umanitarie che la resero una vera icona globale, ogni scena sottolinea la complessità e la forza di una donna che ha saputo trasformare la sofferenza in impegno e solidarietà.

Il racconto del biopic si concentra soprattutto sul periodo che va dal 1992, anno della separazione ufficiale dal Principe Carlo, fino agli ultimi mesi di vita della Principessa. In questo arco temporale, Diana affronta una pressione mediatica costante, che accompagna ogni suo gesto pubblico e privato. E’ il periodo in cui conosce Hasnat Khan, cardiochirurgo britannico di origini pakistane, con cui vive un amore intenso ma discreto, lontano dai riflettori.
La pellicola mostra come Diana, pur vivendo una relazione appassionata, debba fare i conti con la notorietà che la accompagna in ogni passo. Il racconto mette in luce la tensione tra il desiderio di normalità e il peso dell’attenzione globale, un conflitto che culminerà nella fine della relazione con Khan, poco prima dell’estate del 1997, e nella nuova storia con Dodi Al-Fayed.
Il biopic valorizza anche il lato più umano e impegnato della Principessa. Le missioni in Mozambico e in India, le visite negli ospedali e il coinvolgimento nelle campagne contro le mine antiuomo sono raccontate con grande attenzione ai dettagli, mostrando una Diana che non si limita a vivere la fama, ma la usa come strumento per il cambiamento. Questi momenti rendono chiaro come la forza di Diana non stesse solo nel carisma, ma anche nella determinazione a combattere ingiustizie e a dare voce ai più vulnerabili.
Le location scelte dal regista Oliver Hirschbiegel, sono tra Europa e Africa, ma ci sono anche sequenze ambientate in Inghilterra e in Italia, a Trieste, che ricreano con precisione i luoghi chiave della vita della Principessa, fino alla tragica notte del 31 agosto 1997 a Parigi.
Interpretare Lady Diana non era compito facile: Naomi Watts ha rifiutato il ruolo due volte, consapevole dell’impatto mediatico della sua interpretazione. La preparazione dell’attrice è stata intensa e scrupolosa, studiando interviste, filmati e biografie della Principessa, per riuscire a restituire la complessità di una donna che ha saputo emozionare il mondo con un sorriso e commuovere con la sua vulnerabilità.




