Hamnet, l’arte come veicolo dell’immortalità: perché la pellicola sta commuovendo il mondo

Francesca Testa

25.02.2026

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8 nomination agli Oscar, due Golden Globe, un BAFTA per Jessie Buckley, e un regista rimasto chiuso in hotel per due settimane senza uscire a cena: il film di Chloé Zhao sull’unico figlio maschio di Shakespeare è già uno dei casi cinematografici del 2025.

Chloé Zhao non voleva fare questo film

La storia di come Hamnet è arrivato sul grande schermo comincia con un rifiuto. Quando i diritti del romanzo di Maggie O’Farrell — acquistati dalla produttrice Liza Marshall ancora prima della pubblicazione — cercavano una regista, Chloé Zhao ricevette l’offerta e la declinò. Non sentiva particolare affinità con Shakespeare, e lo ha ammesso senza imbarazzo durante il press tour: la sua esperienza con il Bardo si limitava a un monologo del Macbeth recitato al liceo a Los Angeles. Il progetto sarebbe passato oltre, se non fosse stato per Paul Mescal.

Nel 2023, al Telluride Film Festival, Mescal e Zhao si incrociarono per caso. L’attore irlandese era lì con un’agenda precisa — incontrarla, convincerla — convinto che stesse già sviluppando il film. Non sapeva che lei lo aveva già rifiutato. Il racconto che ne ha fatto Mescal è diventato uno dei migliori aneddoti della stagione promozionale: «Avevo una agenda totale. Volevo incontrarla e dirle: trattati bene, siediti con questo libro meraviglioso». Zhao ci ripensò. Accettò. Qualche settimana dopo, O’Farrell e la regista si incontrarono per la prima volta dentro la casa di Shakespeare a Stratford-upon-Avon — O’Farrell era lì per un’intervista, Zhao in visita turistica, un coincidenza che Zhao stessa definisce difficile da ignorare. Fu O’Farrell a indicarle il camino nella stanza principale: «C’è una buona probabilità che Hamnet sia morto proprio qui». Zhao scattò una foto e la mandò alla scenografa Fiona Crombie. Quella soglia, quel vuoto, è rimasto nel film.

Il figlio che diventa Amleto: la storia vera dietro al film

Hamnet Shakespeare è morto nell’agosto del 1596, a 11 anni, quasi certamente di peste bubbonica. Era il figlio maschio gemello di Judith, l’unico erede maschio di William. Tre anni dopo la morte del bambino, Shakespeare scrisse Amleto — e non è difficile sentire il peso di quel lutto nell’opera. Il romanzo di O’Farrell — pubblicato nel 2020, tradotto in italiano con il titolo Nel nome del figlio — immagina cosa accadde in quella famiglia durante e dopo la morte del bambino, visto prevalentemente attraverso gli occhi di Agnes, la moglie di Shakespeare. Agnes, non Anne: i documenti legali del padre di lei riportano il nome Agnes, mentre la grafia più comune Anne si era affermata nella tradizione letteraria successiva. Zhao ha scelto Agnes nel film anche per evitare qualsiasi confusione con l’attrice Anne Hathaway, che non c’entra nulla ma il cui nome sarebbe diventato inevitabilmente un rumore di fondo.

Il titolo non è innocente. Hamnet contiene la parola inglese net, che significa intrappolare. Hamlet contiene let, che vuol dire lasciare andare. La distanza tra i due nomi — praticamente intercambiabili nell’Inghilterra elisabettiana — è la distanza tra un lutto che non si riesce a attraversare e un’opera d’arte che lo attraversa per tutti.

Il Globe Theatre ricostruito da zero

La scenografa Fiona Crombie ha costruito una replica funzionante del Globe Theatre per le riprese delle scene ambientate a Londra. Non una riproduzione parziale, non una location esistente: una struttura costruita ex novo, che ha permesso a Zhao di girare le sequenze teatrali con il controllo totale della luce e degli spazi. Il resto delle riprese si è svolto nell’Herefordshire, in Inghilterra — paesaggi rurali e boschi che servivano da sfondo alla vita di Agnes a Stratford — con alcune scene girate a Londra al Charterhouse, la location urbana più grande della produzione. Le riprese principali sono iniziate il 29 luglio 2024 in Galles e si sono chiuse il 30 settembre, due mesi esatti.

Paul Mescal chiuso in hotel mentre Buckley girava le scene più dure

Durante le riprese delle due sequenze più emotivamente cariche del film — la nascita e la morte di Hamnet — Paul Mescal non era sul set. Il personaggio di William Shakespeare non compare in quelle scene. Ma Mescal non uscì dall’albergo a Shoreditch per tutta la durata di quelle giornate. Non andò a cena, non vide nessuno. Rimase in camera, in personaggio, connesso a distanza a quello che la troupe stava vivendo senza di lui. Zhao lo ha descritto così: «Non si permise di spezzare la tensione. Lo sentivamo. Gli mandavamo messaggi. Era difficile spiegare alle persone: questo conta davvero? Sì, conta».

Jessie Buckley ha vinto il Golden Globe come Miglior Attrice in un film drammatico e il BAFTA come Miglior Attrice protagonista per questo ruolo. La critica anglosassone è stata quasi unanime nell’identificare la sua Agnes come una delle interpretazioni più potenti degli ultimi anni — non costruita su archetipi ma su qualcosa di più primario, quasi animale nella sua fisicità e nella sua relazione con la natura. Mescal, nel frattempo, stava girando Hamnet in sovrapposizione temporale con il biopic dei Beatles di Sam Mendes, in cui interpreta Paul McCartney — uno dei programmi di lavoro più densi della sua generazione.

La colonna sonora di Max Richter e la fotografia di Lukasz Zal

La musica del film è firmata da Max Richter, compositore che ha costruito buona parte della sua carriera su opere di elaborazione del dolore e della memoria — Sleep, On the Nature of Daylight, le colonne sonore di Arrival e Waltz with Bashir. La fotografia è di Lukasz Zal, già collaboratore di Paweł Pawlikowski per Ida e Cold War, due film che lavorano sulla perdita con un rigore visivo simile a quello di Zhao. La combinazione non è casuale: il film vuole portare il lutto in scena con una precisione quasi documentaristica, senza estetizzarlo.

Tra i produttori esecutivi ci sono Steven Spielberg — attraverso Amblin Entertainment — e Sam Mendes, che ha sviluppato il progetto con la sua Neal Street Productions. Il film ha ottenuto 8 nomination agli Oscar, tra cui Miglior Film, 2 Golden Globe vinti, 11 nomination ai BAFTA. In Italia è uscito il 5 febbraio 2026, distribuito da Universal Pictures, e al 22 febbraio aveva già incassato oltre 2,1 milioni di euro.

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