Solo tre giorni — 16, 17 e 18 marzo — per vedere sul grande schermo il film che molti considerano la vetta assoluta della carriera di Stanley Kubrick, nella versione restaurata presentata a Cannes.
Quando uscì nelle sale il 18 dicembre 1975, la ricezione fu tiepida. Alcuni critici lo liquidarono come freddo e distante, il pubblico americano lo ignorò quasi del tutto. Stanley Kubrick aveva appena consegnato uno dei film visivamente più straordinari della storia del cinema, e il mondo non se ne accorse subito. Ci vollero anni — decenni, in alcuni casi — perché Barry Lyndon venisse riconosciuto per quello che è: non solo il capolavoro di Kubrick, ma una delle opere più alte del Novecento, capace di rivaleggiare con la pittura europea del Settecento che la ispira fotogramma per fotogramma.
Ora arriva nelle sale italiane come evento speciale solo il 16, 17 e 18 marzo, distribuito da Lucky Red, nella versione restaurata in 4K curata da Park Circus/Criterion — la stessa presentata alla sezione Cannes Classic nel 2025 a oltre mezzo secolo dal debutto.
Una fotografia che non assomiglia a nulla
Il cuore del film, quello che ancora oggi lascia senza parole, è la fotografia di John Alcott — Oscar 1976, meritatissimo — ottenuta con lenti Zeiss originariamente progettate per la NASA e con una sensibilità alla luce talmente spinta da permettere di girare scene notturne illuminate soltanto da candele, senza aggiungere un singolo watt di luce artificiale. Il risultato non ha precedenti nel cinema: ogni inquadratura ricorda un dipinto di Gainsborough o di Hogarth, con quella luminosità ambrata e diffusa che nessun altro film ha mai replicato con la stessa coerenza. Il restauro 4K non aggiunge nulla che Kubrick non avesse già messo — semmai restituisce ciò che le copie circolanti negli anni avevano progressivamente perduto in texture, profondità cromatica, dettaglio.
Il film racconta l’ascesa e la caduta di Redmond Barry, giovane irlandese senza nome né fortuna che attraversa l’Europa del Settecento tra guerre, truffe, duelli e matrimoni di convenienza, interpretato da Ryan O’Neal con una piattezza espressiva che, col tempo, si capisce essere una scelta precisa: Barry è vuoto dentro, e Kubrick lo mostra senza pietà. Accanto a lui, Marisa Berenson nei panni di Lady Lyndon, presenza quasi fantasmatica in uno dei personaggi femminili più enigmatici della storia del cinema.

Quattro Oscar e una storia travagliata
Il film vinse quattro premi Oscar: Migliore Fotografia, Migliore Scenografia (Ken Adam, lo stesso di Dottor Stranamore), Migliori Costumi (Milena Canonero) e Miglior Colonna Sonora — Leonard Rosenman che arrangia Händel, Vivaldi, Schubert con un rispetto per il materiale originale che pochissimi registi hanno mai richiesto. Curiosamente, non vinse nulla per la regia né per la sceneggiatura, rispecchiando quella strana sordità che Hollywood ha sempre avuto nei confronti di Kubrick: quattro candidature alla regia nella carriera, zero statuette.
Il restauro era già stato proiettato al Cinema Ritrovato di Bologna prima di approdare nelle sale commerciali. Tre giorni in Italia. Non ci sono repliche previste. Per chi considera il cinema un’esperienza visiva prima che narrativa, andare è semplicemente l’unica risposta possibile.




