Io, Daniel Blake – Cosa accade realmente nel mondo oggi?

Andrea Vailati

Giugno 22, 2017

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Io, Daniel Blake.

La storia ha sempre vissuto delle grandi parabole.

Da ogni crisi si è rinati, nuovi e diversi dal passato, senza però dimenticare, portandosi qualcosa del vecchio. Da ogni rinascita si è cresciuti, costruendo colossei, castelli ed oggi grattacieli. Ma, ogni volta, ad un certo punto si è degenerati verso una nuova crisi, che per molto tempo, resta latente.

Perché tutto questo?

Perché in pochi sanno ciò che realmente succede ai molti, ed in molti pensano di sapere ciò che, in vero, gli dicono i pochi.

Cosa sta accadendo realmente nel mondo oggi?

Io, Daniel Blake, senza mezze misure, senza esaltazioni narrativa, arriva al dunque, colpendoci duro con la risposta.

Daniel Blake è un uomo anziano, vedovo di una moglie amata fino alla fine, reduce da un infarto piuttosto grave. I medici, senza pensarci due volte, gli impongono un divieto lavorativo, deve stare a riposo, ma cosa succede in questi casi? Come può mantenersi un uomo senza lavorare?

Ecco dove si dovrebbe annidare il ruolo dello stato, una delle sue più rilevanti mansioni: l’intervento pubblico nella sussistenza del cittadino.

Purtroppo, le cose non funzionano esattamente in questo modo.

Siamo nell’era dell’incoerenza, dove professiamo lo statalismo, la garanzia giuridica, economica e sociale nel far parte di una nazione, la democrazia della volontà generale, il valore del diritto pubblico per poi, miseramente, essere succubi dell’implacabile privatizzazione, del liberalismo degenerato nell’arricchimento invece che nell’umanitarismo.

Così, con onestà e motivazioni giuridicamente valide, Daniel Blake fa richiesta per l’indennità causa malattia, ritrovandosi risucchiato nel gioco della burocrazia tecnica, più interessata a rispettare i canoni e i criteri che gli esseri umani, sabbiosa e dispersiva a tal punto da far rinunciare i più meritevoli e mantenere il fatturato.

Ma Daniel Blake non ci sta.

Ecco svilupparsi una parabola umana meravigliosamente realista, con un atteggiamento narrativo e registico molto lontano dalle grandi emozioni già preconfezionate, in stile cinema americano dello scorso secolo.

Ken Loach è meravigliosamente coerente con il suo voler raccontare una realtà, non veicolata verso un pathos obbligatorio, ma semplicemente mostrata per quella che è, nuda e cruda a tal punto da mettere lo spettatore nella condizione di dover affrontare le emozioni più vere, ben più difficoltose di quelle stereotipate.

Dopo Manchester by the sea, di Kenneth Lonergan, ecco un altro potente ritratto umano verista, eppure, incredibilmente emotivo, senza “plasmature autoriali”, semplicemente mostrato nella sua ruvida condizione di realtà.

Uno stile quasi documentarista che osserva senza giudizio, rivelando e non iperbolizzando una situazione umana per quella che è.

Un uomo anziano destinato a morire senza più cibo per sfamarsi o una donna madre costretta a vendere sé stessa, sono figure che spesso ripudiamo, vincolandoci a stereotipi di criminalità e disonestà, così da recriminare loro stessi per la loro condizione, senza vedere la più inaccettabile verità: il mondo sta andando esattamente nel verso opposto all’eguaglianza, la legge del più forte è divenuta quella del più ricco, l’uomo non nasce più con il diritto ad essere trattato come tale. Il cittadino non è niente di più che un aggettivo.

Io, Daniel Blake è l’uomo di oggi, ma quello di cui non si parla, non il calciatore, il politico o la velina, bensì il lavoratore non tutelato, di cui è meglio non sapere e che è meglio condannare sotto il nome di disoccupato o clandestino, piuttosto che condannare sé stessi per non aver fatto, né aver voglia di fare nulla per cambiare questa situazione.

Autore

  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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