L’ultimo Re di Scozia.
Qual è la linea sottile tra potere e dominio?
Quanta grandezza un solo uomo è capace di sopportare prima di soccombere all’oscurità dell’essere un tiranno?
Oggi più che mai i quesiti su chi e come possa governare una civiltà sono contrastanti, sempre più ondeggianti verso gli estremi dei radicalismi.
Oggi più che mai L’Ultimo Re di Scozia ci racconta una storia, ci dona una parabola emblematica dell’oscurità del potere.
Un giovane medico, giunto in Uganda per una missione umanitaria, si trova dinnanzi a un regime dittatoriale, a un paese nelle mani di un solo uomo. Ma un uomo di tale stazza, un uomo che rappresenta il manifesto di un’intera nazione, al primo sguardo non può che destare fascino e splendore.
Così Nicholas Garrigan (alias James McAvoy), un po’ per caso, un po’ per scelta, si ritrova a salvare Idi Amin Dada (alias Forest Whitaker) da un mix di farmaci e alcool, connettendosi con immediatezza a L’ultimo Re di Scozia, il quale ne fa il suo medico privato.

Il legame tra i due si sviluppa in amicizia. Il dittatore conduce il medico tramite i suoi occhi attraverso progetti di crescita e sviluppo, mostrandogli l’amore di un uomo, di un padre, verso la sua nazione.
Vediamo mostrarsi un essere umano di forse grande rarità, che tiene nelle sue mani un’intera civiltà, nutrendosi delle sue aspettative, scegliendo gli uomini più fidati verso un unico scopo: il bene della nazione.
Forse allora è possibile, forse esiste una tempra morale e un ideale di benevolenza umana, che insieme a un intelletto brillante costituiscono un uomo che può governare un paese senza degenerare nell’oscurità della tirannia.
Forse è possibile, ma questa storia non è così semplice.
Pian piano, dopo aver oramai conquistato l’animo del giovane discepolo, egli gli mostra le sue verità più oscure: paranoie e sospetti che conducono a omicidi, istinti dispotici e potere che non trova limiti etici.
Così da il medico si ritrova ormai intrappolato nella morsa di uomo senza scrupoli, arrancando verso una fuga sempre più complessa e nascosta. È la parabola degenerativa di un uomo che non mette freni al suo volere.
Le speranze del medico nei confronti di un uomo illuminato, un singolo che possa volere il bene di un tutto, sfumano nel riconoscere l’amara verità di un uomo e della sua discesa nel limbo del potere assoluto, in cui non sa più riconoscere morali diverse dalla sua. Il dittatore giustifica tutto, l’uomo si riconosce in Dio.

Ma quale realtà ci racconta? Come può un uomo che così candidamente si mostra nella sua speranza di rendere migliore l’umanità rivelarsi esserne una delle peggiori degenerazioni?




