Brando De Sica fa parte di quell’universo collettivo, appartenente alla Settima Arte, dei figli d’arte. È un uomo ed è stato un ragazzo nato con il cinema in casa, lo stesso fu per i fratelli Vanzina, Verdone e tanti altri. La famiglia De Sica, a partire da Vittorio (suo nonno), il cinema lo ha cambiato in meglio: generazioni passate dal neorealismo alla commedia all’italiana. Settori diametralmente opposti che hanno offerto numerosi spunti di riflessione e analisi.
Brando è il frutto dell’amore tra Christian De Sica e Silvia Verdone, sorella di Carlo. Il regista romano ha più volte raccontato, anche nella sua biografia, come i rapporti con casa Verdone fossero intensi e reiterati. Christian e Carlo andavano a scuola e il primo frequentava spesso la casa del secondo con la scusa di avere le versioni di Latino.
De Sica-Verdone, un legame profondo oltre l’amicizia
Questo legame è diventato più forte quando De Sica si innamora della figlia di Mario Verdone. Esilarante il racconto di Verdone Carlo, in merito alla proposta di Christian – fatta al capo famiglia Mario Verdone – per ottenere la mano della figlia. Antichi retaggi che oggi sono utili per qualche racconto e, in ultima istanza, per alcune possibili sceneggiature.
Tornando alla vita reale, Christian De Sica e Silvia Verdone hanno una vita piena, fatta di sacrifici e piccole grandi soddisfazioni. Il cinema continua a essere presente in casa e i rapporti con la famiglia Verdone – ormai definitivamente imparentata – restano intensi e profondi. Pranzi e cene di Natale scandiscono la formazione di Brando (e non solo) che sviluppa, proprio come successe al padre guardando Vittorio, un’attrazione particolare per la settima arte. Potendo ammirare da vicino un certo tipo di lavoro, il rischio è quello di sentirselo addosso come una seconda pelle.
Brando De Sica, il cinema come una seconda pelle
Brando De Sica, però, sa bene che il nome del padre e del nonno sono pesanti da portare, in Italia, allora sceglie la sua strada senza rinnegare la tradizione di famiglia. In qualità di attore lo vediamo – a partire dai primi anni ’90 – in lavori come A Spasso nel Tempo di Vanzina, Anni 90 – Parte II, Paparazzi, A Spasso nel Tempo – L’avventura continua, Tre (diretto dal padre Christian) e Gangs Of New York. Brando De Sica, infatti, vanta qualche posa in uno dei film più celebri di Martin Scorsese. Tasselli di un mosaico importante che l’ha visto incastrare qualche soddisfazione anche nella serialità: Anni ’60, Compagni di Scuola (accanto a una giovanissima Laura Chiatti) e Attenti a Quei Tre ne sono la prova.

Poi arrivano gli anni della maturità e Brando De Sica decide che è il momento di iniziare a camminare con le proprie gambe: a differenza del padre, decide di approfondire ulteriormente la regia. Si vede meglio dietro la macchina da presa piuttosto che davanti, ama dirigere, scrivere, creare storie e portare sul grande schermo. La passione, accompagnata da evidenti capacità, lo porta in America. L’uomo studia a Los Angeles per 6 anni e si laurea alla USC-University of Southern California. Arte e Cinema, indirizzo regia. Non è più soltanto figlio di Christian e nipote di Vittorio, ora è un regista fatto e finito con la propria visione cinematografica.
La carriera da regista
Un bagaglio d’esperienza che lo porta anche a mettere in pratica quello che ha imparato. Brando De Sica sviluppa un repertorio che mette a disposizione di produttori disposti e disponibili a credere nelle sue opere. Nascono così film come Parlami di Me, in cui Brando dirige il padre Christian e Paolo Conticini prendendo spunto dallo spettacolo teatrale di Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime. Le basi per una grande carriera da regista ci sono, ma De Sica Junior per la critica è ancora troppo acerbo.

La giusta dimensione arriva con Amici Come Prima (2018): film particolarmente significativo per Brando De Sica, in primis perchè torna a dirigere suo padre (il quale non si accredita volutamente la regia proprio per lasciare spazio al figlio) e in secundis perché la pellicola – se si può ancora definire così – sancisce il ritorno del sodalizio Boldi-De Sica dopo i fasti dei Cinepanettoni. Il risultato è godibile e soprattutto mostra le caratteristiche di una regia moderna e dinamica che non dimentica il passato.
Di padre in figlio
Al termine di questa avventura, Brando De Sica lascia passare qualche anno per poi tornare sul grande schermo con Sono Solo Fantasmi e Mimi – Il Principe delle Tenebre. De Sica sta sviluppando una propria drammaturgia e una propria prospettiva di regia che esula dai trascorsi di papà Christian e nonno Vittorio, proprio perché – ora – gli anni d’esperienza e gli studi in ambito cinematografico sono un valore aggiunto. Celebri le parole di Christian De Sica in tal senso: “Essere diretto da mio figlio è una manna dal cielo, perchè ha quella modernità e quell’occhio diverso che manca a me dopo anni in questo settore che ha sempre bisogno di aggiornamenti, novità ed evoluzioni”.




