A oltre cinquant’anni dalla sua uscita, Mimì metallurgico ferito nell’onore continua a rappresentare un punto di riferimento nel cinema.
Il film, che ha segnato un successo nazionale per la regista dopo il debutto con I Basilischi nel 1963, è oggi ricordato per la sua capacità di combinare satira politica, dramma sociale e un’irriverente riflessione sul divario tra Nord e Sud Italia. Scopriamo alcune curiosità che confermano l’importanza di questa pellicola nella storia del cinema italiano.
Le cinque curiosità sul film
La scelta degli interpreti e il sodalizio artistico
Lina Wertmüller dimostrò fin dall’inizio una visione precisa nella selezione degli attori, indipendentemente dalle pressioni della produzione. Nonostante le offerte per affidare il ruolo del protagonista a Lando Buzzanca, la regista scelse Giancarlo Giannini, che si stava affermando nel teatro italiano, per interpretare Mimì. Una decisione che si rivelò vincente e contribuì a costruire un personaggio iconico, segnato da un mix di tragicità e ironia che solo Giannini seppe incarnare con la giusta intensità.
Anche Mariangela Melato, interprete di Fiore, non era la prima opzione sulla base di canoni estetici tradizionali, ma la sua intesa con Giannini fu così efficace da consolidare una collaborazione artistica che si estese anche ad altri due film diretti da Wertmüller: Film d’amore e d’anarchia (1973) e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974). Questo sodalizio rappresenta uno dei più celebri nel panorama cinematografico italiano degli anni Settanta.
Le location e le atmosfere di Catania
Il film è fortemente radicato nel contesto territoriale di Catania, che diventa non solo sfondo ma vero e proprio protagonista delle vicende di Mimì. Le riprese si concentrarono principalmente nel caratteristico quartiere lungomare dell’Ognina, un’area che ancora oggi conserva il fascino e l’identità delle scene immortalate nella pellicola.
Una delle sequenze più memorabili è ambientata nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria dell’Ognina, dove avviene lo scontro verbale tra Mimì e il brigadiere, personaggio che ha messo incinta la moglie del protagonista. Questo luogo reale contribuisce a dare autenticità e profondità narrativa al racconto, inserendo le tensioni personali all’interno di un contesto sociale ben definito.

Dietro le quinte: la controfigura di Elena Fiore
Un aneddoto curioso riguarda la scena in cui Mimì riesce a sedurre la moglie del brigadiere, interpretata da Elena Fiore. Per la scena di nudo, la produzione ricorse a una controfigura perché le caratteristiche fisiche dell’attrice, in particolare la conformazione del sedere, non corrispondevano alla visione estetica voluta per l’inquadratura. Questo dettaglio tecnico mostra come anche piccoli particolari possano influenzare la realizzazione di un’opera cinematografica, affermando l’attenzione di Wertmüller per la composizione visiva.
Il remake americano e la perdita del contesto politico
Nel 1977, il regista statunitense Michael Schultz realizzò un remake dal titolo Which Way Is Up, ispirato a Mimì metallurgico ferito nell’onore. Tuttavia, questa versione americana abbandonò completamente la parte politica e sociale che caratterizzava l’originale, eliminando qualsiasi riferimento alla mafia e alle tensioni interne italiane. Rimase solo il tema centrale del triangolo amoroso e delle conseguenze dei tradimenti, affidato alla comicità di Richard Pryor, che interpretò un triplice ruolo nel film.
Questa scelta di adattamento segnala come il contesto culturale e politico italiano fosse così radicato nel film di Wertmüller da risultare quasi intrasferibile, e come la versione americana abbia preferito orientarsi verso una commedia più leggera, perdendo gran parte della profondità e del sarcasmo del capolavoro originale.
L’eredità culturale di Mimì metallurgico ferito nell’onore
A distanza di decenni, Mimì metallurgico ferito nell’onore rimane un’opera imprescindibile per comprendere non solo la carriera di Lina Wertmüller e le dinamiche del cinema italiano degli anni Settanta, ma anche le contraddizioni di un’Italia in trasformazione, alle prese con lotte sociali, mafiose e culturali. Il film è oggi studiato nei corsi di cinema e apprezzato da nuove generazioni di spettatori, confermando la sua attualità e il valore artistico che ha saputo trasmettere nel tempo.




