Il 24 novembre 2025 è andata in onda l’ultima puntata de Il Commissario Ricciardi 3, un capitolo conclusivo che si presenta come uno dei più bui e intensi dell’intera saga televisiva tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni.
La tensione narrativa non è mai stata più alta. Il commissario, ormai marito devoto e futuro padre, si trova schiacciato da un’indagine politicamente esplosiva e le paure legate all’imminente nascita del suo primo figlio.
Il mistero della morte di Manfred
Il motore narrativo dell’episodio ruota attorno al ritrovamento die corpi di Manfred e Livia, distesi sullo stesso letto. Lui morto, colpiti da un proiettile alla testa; lei incosciente, ricoperta di sangue, con la pistola ancora stretta in mano. Una scena del crimine talmente perfetta da risultare sospetta. E infatti Ricciardi non abbocca. Conosce Livia, conosce le sue contraddizioni, ma on la considera capace di un omicidio così freddo.
Il caso viene immediatamente sequestrato da un emissario romano, il misterioso Rossi, inviato dal Ministero per “normalizzare” la situazione. Tradotto: allontanare Ricciardi e gestire un omicidio che porta addosso l’odore acre della politica. Perché Manfred non è una vittima qualunque, ma un oppositore del regime nazista. E incastrare Livia, quindi, è il modo migliore per togliere di mezzo un problema scomodo e creare un caso mediatico da archiviare in fretta.
Ricciardi però non è tipo da farsi mettere all’angolo. Insieme all’instancabile brigadiere Maione sceglie la strada (obbligata) dell’indagine clandestina, mettendo a rischio carriera e reputazione pur di scoprire la verità. Manfred è stato torturato altrove, poi trasportato in camera da letto. Livia è stata drogata e messa accanto al cadavere come una pedina sacrificabile. Il sospetto corre verso Falco, figura ambigua e dagli interessi internazionali.

Per la prima volta Ricciardi non vede il fantasma della vittima. Un segnale? Una premonizione? O semplicemente la paura di dover affrontare un dolore troppo personale? La serie gioca abilmente con le sue stesse regole, ed è quindi lo spettatore ad avere il compito di interpretare quel silenzio.
Enrica e il futuro appeso a un filo
Intanto cresce la tensione intorno a Enrica, incinta e ormai vicina al parto. La giovane è convinta che la sarà una bambina e il nome scelto (Marta, come la madre del commissario), regala una dolcezza all’episodio che stride con la cupezza generale. Ma è proprio questa dualità a rendere la serie così potente. Tra vita e morte, ogni emozione viene amplificata.
Il finale dedica spazio anche al brigadiere Maione, che insieme alla moglie decide di adottare la piccola Benedetta, l’orfanella scomparsa nella prima puntata. È un gesto che ricuce una ferita aperta, quella sedia vuota lasciata per Luca, il figlio scomparso, finalmente trova una nuova storia da accogliere.
Per chi volesse rivedere gli episodi della serie, li può trovare sulla piattaforma streaming RaiPlay.




