Da Antonioni alla commedia: i ruoli che hanno reso Monica Vitti immortale

Angela Marrelli

Dicembre 4, 2025

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Monica Vitti, icona senza tempo ha lasciato un’eredità enorme nel mondo del cinema, che ci parla attraverso i suoi film.

Monica Vitti ha attraversato quarant’anni di cinema, lasciando un segno che ancora oggi continua a influenzare registi, attrici e appassionati. La sua voce roca, il suo carisma, la sua bellezza e una sensibilità fuori dal comune, hanno reso ogni suo ruolo un ritratto unico su emozioni intense dell’animo umano.

Prima di diventare la mattatrice sorridente che il grande pubblico ricorda nei film con Sordi o Mastroianni, Monica Vitti aveva già scolpito il suo nome nella storia del cinema internazionale grazie alla collaborazione con Michelangelo Antonioni. In quel sodalizio, artistico e umano, Vitti costruì un modello di personaggio femminile che anticipava i tempi: fragile e resistente, sfuggente ma anche reale, specchio di un’epoca attraversata da smarrimenti e rivoluzioni interiori.

È impossibile comprendere la sua eredità senza ripercorrere quei ruoli simbolo, che spaziano dal cinema d’autore a toni vivaci della commedia. Un percorso che l’ha resa immortale e che oggi viene custodito e divulgato come punto di riferimento per le future generazioni.

Dall’ inquietudine di Antonioni al sorriso della commedia

Per comprendere meglio cos’è stata Monica Vitti e cos’è ancora, nonostante sia scomparsa nel 2022 dopo una lunga malattia che l’aveva allontanata per tanti anni dalle luci dei riflettori, è necessario intraprendere un viaggio attraverso 5 film che racchiudono tutta la sua potenza scenica, caratterizzata da una tappa fondamentale , la cosiddetta “Trilogia dell’Incomunicabilità di Michelangelo Antonioni”.

Monica Vitti illumina ogni scena
Monica Vitti illumina ogni scena trasformando fragilità e forza in un’unica, indimenticabile identità cinematografica-Fb@Monica Vitti Fanpage-artesettima

L’avventura (1960), La notte (1961) e L’eclisse (1962) non solo la portano sotto i riflettori internazionali, ma la trasformano in un nuovo tipo di interprete, distante dalle figure femminili rassicuranti del cinema degli anni Cinquanta. In L’avventura è un’ombra in movimento, una creatura sospesa tra desiderio e paura; “Era il mio primo film: ho fatto l’Accademia, poi doppiavo le attrici italiane che non potevano sdoppiarsi, così ho conosciuto Antonioni e ho fatto questo film, fondamentale per la storia del cinema del mondo perché è stato considerato uno dei più belli […]. Ho avuto la gioia di incontrare uno degli uomini più straordinari, che ha fatto un cinema indimenticabile” raccontava anni fa in un’intervista storica di Raffaella Carrà.

In La notte, Monica incarna malessere nascosto, che emerge più dagli sguardi che dalle parole. Il film racconta le ventiquattr’ore della vita di una coppia in crisi: Giovanni, scrittore di successo, e Lidia, sua moglie. Dopo avere visitato un amico morente, partecipano a una festa mondana dove entrambi si trovano immersi in un ambiente vuoto e superficiale. Giovanni è attratto dalla giovane Valentina (Vitti), mentre Lidia vaga per Milano. In L’eclisse l’attrice romana diventa simbolo di un’umanità che si affanna a cercare un senso in un mondo in trasformazione. Interpreta Vittoria, insoddisfatta del suo rapporto sentimentale, che lascia il compagno e prova a ricominciare.

Con Il deserto rosso l’evoluzione è definitiva: nel primo film a colori di Antonioni, Vitti nei panni di Giuliana – moglie di un dirigente industriale – regala una performance straordinaria, con una sensibilità interpretativa che pochi attori europei del tempo potevano vantare. È qui che la sua voce, il suo corpo e i suoi silenzi diventano strumenti narrativi potentissimi. Ma il mito di Monica Vitti non si esaurisce nelle atmosfere fredde di Antonioni. Anzi, è proprio quando la diva decide di ribaltare ogni aspettativa che la sua grandezza emerge con forza.

A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta infatti, la Vitti sorprende tutti virando verso la commedia, e in poco tempo diventa la regina indiscussa del genere. Tra i punti più alti di questa nuova fase c’è Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) diretto da Ettore Scola, dove ritrova Marcello Mastroianni in un personaggio ironico ma venato di malinconia. Qui Vitti mette in scena una femminilità vitale, istintiva, buffa e struggente al tempo stesso, dominando la scena con una verve irresistibile.

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