Totò, le curiosità che (forse) non conosci: la cecità, la clausola inserita nei contratti, a chi è dedicata Malafemmina

Rocco Grimaldi

Dicembre 8, 2025

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Totò una figura iconica. Più si scava nella sua vita più emergono dettagli che rivelano un artista ed un uomo unici.

Parlare di Totò, significa immergersi in un mondo fatto di ironia, malinconia, improvvisazione e una sensibilità che trascende il semplice intrattenimento.

Antonio De Curtis non era solo il Principe della risata, era un interprete che portava nel cinema la sua vita e nella vita il suo cinema, creando quella fusione rarefatta che, ancora oggi, rende il suo lavoro attuale.

Curiosità su Totò che non tutti conoscono

Totò amatissimo dal pubblico che tende a ricordarlo per le gag fulminanti, per la mimica elastica e per quella voce capace di cambiare tono in un attimo, però, dietro la sua comicità si nascondeva un uomo complesso, tormentato e spesso segnato da problemi fisici che gestiva con una professionalità esemplare.

Uno degli aspetti più sorprendenti della sua carriera riguarda la sua vista. Negli ultimi anni Totò soffriva di una cecità quasi totale, una condizione che avrebbe scoraggiato chiunque ma che lui riuscì a gestire, a mascherare con una discilpona quasi militare. Per continuare a lavorare inserì nei contratti una clausola che obbligava registi e troupe a determinati accorgimenti tecnici.

Pretendeva luci molto forti e posizioni precise sul set perché non poteva orientarsi come un tempo. Molti colleghi raccontano che, spesso, veniva guidato in scena con piccoli tocchi sulle braccia o con segnali nascosti, mentre il pubblico ono si accorgeva di nulla.

Antonio De Curtis in arte Totò
Il Principe della risata Antonio De Curtis su un terrazzo di Roma (Foto Instagram – artesettima.it)

La sua capacità di recitare anche in quelle condizioni è una della prove più chiare della sua statura artistica, perché riusciva comunque a mantenere intatto il suo ritmo comico, quel tempo interno che era quasi musicale.

Ci sono, poi, curiosità più intime legate all’uomo piuttosto che all’artista e che rivelano un Totò meno noto ma altrettanto significativo. Basti pensare alla canzone “Malafaemmena”, una canzone che tutti conoscono e che viene associata spesso ad una storia d’amore dolorosa. Totò la scrisse per Silvana Pampanini con la quale aveva una storia extraconiugale. Quando la moglie Diana Rogliani lo scoprì decide si abbandonarlo e Totò scrisse la canzone “contro” la sua amante come se la colpa fosse stata tutta sua.

La vita di Totò è puntegiata di episodi sorprendenti che spiegano perché sia rimasto così centrale nella cultura italiana. Amava riscrivere le sue battute sul momento, creando una comicità fatta di improvvisazione con gli attori accanto costretti a seguirlo come potevano. Molto raccontavano che bastava un solo sguardo per capire che stava per cambiare tutto il copione.

Nonostante questo o, forse, proprio grazie a questo riusciva sempre a mantenere una coerenza narrativa che, ogi, sarebbe difficile da replicare. La sua anima metteva in scena una sorta di poesia del quotidiano, dove il dramma e la farsa convivenao senza fatica.

Ripensare a Totò significa riconoscere un’arte che ha saputo attraversare le epoche. Lo si sente vivo nella sua comicità, però ancora di più nei suoi silenzi, in quelle sfumature che rivelano un uomo vero. E’ proprio questo, forse, che impedisce a ciunque di archiviarlo come un semplice comico, perché Totò, il Principe De Curtis resta una presenza costante, una voce che continua a farsi sentire ogni volta che una sua scena riappare sullo schermo.

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