Luca Guadagnino: estetica ed emozione in 4 film

Angela Marrelli

Dicembre 11, 2025

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Desiderio, identità e sensualità: quattro tappe decisive della poetica di Luca Guadagnino. Quattro titoli che raccontano mondi uniti dalla sua firma inconfondibile.

Uno dei registi che più hanno segnato, e continuano a plasmare, la storia del cinema italiano è senz’altro Luca Guadagnino, maestro nella costruzione di mondi in cui il tempo sembra essersi fermato e in cui i sentimenti diventano materia. Le sue storie non si limitano a parlare d’amore, desiderio o ossessione: le incarnano, le fanno respirare direttamente allo spettatore. E’ proprio in questa linea sottile tra estetica e turbamento che il genio di Guadagnino trova forma.

Da Io sono l’amore a Suspiria, passando per la sensualità mediterranea di A Bigger Splash e l’intimità struggente di Call Me by Your Name, Guadagnino ha costruito una filmografia che mette in luce la fragilità dell’identità e l’attrazione come forza che trasforma. Ogni film è una variazione sul tema del desiderio, inteso non come semplice impulso, ma come motore, energia quasi spirituale.

Prima di diventare uno dei registi più celebrati del cinema contemporaneo, premiato nei festival internazionali e amato da critica e pubblico, Guadagnino ha costruito il suo linguaggio dietro la macchina da presa, mettendo al centro il corpo, la cura per il dettaglio, l’uso degli spazi come fruitori di emozioni e infine anche la musica come presenza forte. Quattro suoi film emblematici mostrano con chiarezza l’evoluzione di questo suo modo di fare cinema.

I film di Luca Guadagnino che parlano della sua poetica

Tra i film di Luca Guadagnino, che rappresentano il suo marchio di fabbrica, ci sono Io sono l’amore (2009), primo capitolo della cosiddetta “trilogia del desiderio”. Guadagnino propone un racconto ambientato a Milano, con al centro una famiglia industriale avvolta da rituali e fredde etichette borghesi. Il film segue il percorso interiore di Emma Recchi, donna ingabbiata nel suo ruolo, che ritrova se stessa attraverso una passione proibita. Il regista ama lavorare sulle contrapposizioni: l’architettura rigida delle ville lombarde contro l’esplosione sensoriale dei paesaggi liguri, la compostezza sociale contro la vitalità dei sentimenti repressi. Ogni gesto di Emma diventa una crepa nel mondo che la circonda, fino a trasformarsi in un vero atto di ribellione.

Se Io sono l’amore è un melodramma, A Bigger Splash (2015) è un viaggio nel caos delle emozioni. Ambientato a Pantelleria, il film utilizza la cornice isolana per amplificare gli stati d’animo dei protagonisti: una rockstar che ha perso la voce, il compagno che cerca equilibrio e l’ex amante che ritorna come un vortice a ribaltare la quiete. In questo film il regista siciliano prova a esplorare l’eros come conflitto. La presenza magnetica e destabilizzante di Harry, uomo eccessivo e irresistibile, è il detonatore che porta alla superficie gelosie, ferite non guarite, bisogni mai sopiti. L’energia del film è tutta nella dinamica tra i personaggi. La luce potente di Pantelleria, il vento, il mare e le rocce scure raccontano l’impossibilità di sfuggire al proprio passato.

Il terzo capitolo della trilogia, Call Me by Your Name (2017), è forse il film più noto di Guadagnino. Una storia d’amore ambientata in un’estate italiana che restituisce la delicatezza di un sentimento in fase nascente e la sua inesorabile fine. Il regista sceglie un ritmo lento, quasi contemplativo, dando spazio agli spazi rurali, alla musica, al silenzio dei pomeriggi assolati. Il rapporto tra Elio e Oliver è costruito attraverso piccoli movimenti. Guadagnino racconta l’amore adolescenziale e l’impronta che lascia per sempre.

Con Suspiria (2018) cambia completamente registro, pur mantenendo una forte coerenza tematica. Il suo omaggio personale al film cult di Dario Argento è un’opera che mette assieme politica, corpo, identità e potere. La scuola di danza di Berlino Ovest diventa il terreno di un conflitto di forze femminili – creatrici, distruttive, ancestrali – raccontato attraverso una messa in scena che unisce rigore e violenza. La danza, elemento centrale del racconto, è utilizzata come linguaggio narrativo: i movimenti non sono semplice coreografia, ma strumenti di controllo, rituali di trasformazione, armi. La regia mira a creare un’atmosfera ipnotica, carica di inquietudine, dove il corpo diventa luogo di metamorfosi.

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