Ogni Natale, Mamma ho perso l’aereo torna a ricordarci perché è diventato un cult generazionale. Il film del 1990 con un giovanissimo Macaulay Culkin è ormai parte integrante delle feste: lo conosciamo a memoria, lo citiamo, lo riguardiamo con la stessa emozione di sempre.
È una di quelle pellicole che non invecchiano, che continuano a far ridere e a scaldare il cuore. Quest’anno, a 35 anni dall’uscita, il film è persino tornato nelle sale cinematografiche italiane, registrando un successo sorprendente e dimostrando che Kevin McCallister è ancora oggi un’icona assoluta del Natale.
Mamma ho preso il morbillo: il flop del terzo film della saga
Eppure, nonostante la popolarità dei primi due capitoli, in pochi ricordano che la saga ha avuto un terzo film ufficiale: Mamma ho preso il morbillo, uscito nel 1997. Un titolo che porta il marchio del franchise ma che, nei fatti, ha pochissimo a che vedere con le avventure originali. Non c’è Kevin, non c’è la famiglia McCallister, non c’è la Chicago innevata che abbiamo imparato ad amare. È un film che vive in un universo parallelo, pur cercando di replicare la formula vincente dei predecessori. Il risultato, però, non è stato quello sperato: il pubblico non lo accolse con entusiasmo e la critica lo definì rapidamente un flop.
Il motivo principale del distacco emotivo fu proprio l’assenza di Culkin. Il pubblico si aspettava un nuovo capitolo della storia di Kevin, magari un’altra avventura rocambolesca, un nuovo scontro con i ladri più sfortunati del cinema. Invece il film era completamente diverso, con Alex Pruitt, interpretato da Alex D. Linz, come protagonista e una trama che abbandonava quasi del tutto l’atmosfera natalizia per abbracciare un tono più vicino alla commedia d’azione.
La storia di Mamma ho preso il morbillo ruota attorno a un gruppo di spie internazionali che rubano un microchip segreto destinato all’esercito americano. Per nasconderlo, lo infilano dentro una macchinina radiocomandata che, per errore, finisce nelle mani della signora Hess, una vicina di casa del piccolo Alex. Quando le spie si accorgono dello scambio, iniziano a cercare disperatamente il giocattolo, arrivando fino al quartiere del bambino. Alex, costretto a casa dal morbillo, è l’unico a notare i movimenti sospetti dei criminali. Nessuno gli crede, ovviamente. Così decide di fare ciò che Kevin aveva fatto prima di lui: difendere la sua casa da solo, usando trappole ingegnose, creatività e una buona dose di coraggio.

La differenza, però, è evidente. Le trappole di Alex sono più elaborate, quasi esagerate, e il tono generale del film è più vicino a un cartone animato che alla commedia familiare dei primi due capitoli. Manca la magia natalizia, manca la colonna sonora iconica, manca quel mix perfetto di tenerezza e comicità che aveva reso indimenticabili le avventure di Kevin. Il film diverte a tratti, ma non riesce mai a replicare l’alchimia originale.
A distanza di anni, anche chi aveva contribuito al successo del franchise non ha risparmiato critiche ai sequel. Chris Columbus, regista dei primi due film e produttore esecutivo del terzo, ha espresso un giudizio durissimo in un’intervista a The Hollywood Reporter. Parlando della saga, ha dichiarato: “[La saga] È stata ripresa con sequel davvero pessimi. Mi dispiace insultare qualcuno, ma l’hanno completamente fottuta”. Parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Columbus ha poi aggiunto: “È iniziato con Mamma, ho preso il morbillo e poi da lì è stato un continuo declino. Mamma, ho preso il morbillo è più o meno il migliore del mucchio dei film brutti”, chiudendo con un commento che riassume perfettamente la percezione generale.
Il terzo film, infatti, non riuscì a conquistare né il pubblico né la critica. L’assenza di Culkin, il cambio totale di tono, la mancanza di atmosfera natalizia e una trama più complessa e meno immediata contribuirono a renderlo un capitolo dimenticabile. Nonostante qualche momento divertente e un protagonista simpatico, Mamma ho preso il morbillo non è mai riuscito a entrare nel cuore degli spettatori.
Oggi, mentre Mamma ho perso l’aereo continua a essere celebrato, rivisto, citato e amato — tanto da tornare al cinema dopo 35 anni — il terzo film resta un’ombra lontana, un esperimento che non ha funzionato. Forse è giusto così. Alcune magie non si possono replicare. E quella di Kevin McCallister è una di queste.




