C’è una frase che, prima o poi, tutti abbiamo pronunciato o temuto di sentire: “Prendiamoci una pausa”. È un attimo sospeso, un colpo al cuore, un varco che si apre tra ciò che eravamo e ciò che potremmo diventare. È una frase che non appartiene a una sola generazione, ma a tutte.
E proprio da qui prende vita Prendiamoci una pausa, la nuova commedia diretta da Christian Marazziti, in arrivo nelle sale a gennaio: un film che intreccia tre storie d’amore, tre età della vita, tre modi diversi di affrontare la stessa tempesta emotiva.
Una commedia che racconta tre coppie diverse (ma forse simili)
Marazziti costruisce un racconto corale che scorre come un mosaico di emozioni, dove ogni coppia riflette un pezzo di noi. E lo fa con un cast irresistibile: Marco Giallini, Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Fabio Volo, Ilenia Pastorelli, Aurora Giovinazzo, Lucia Ocone, Ricky Memphis e Alessandro Haber. Volti amatissimi che danno corpo e voce a un viaggio sentimentale che attraversa vent’anni, trent’anni e cinquant’anni di vita.
La prima storia è quella più giovane, quella che profuma di primi amori e di incertezze. Aurora Giovinazzo interpreta una ragazza che vive l’amore come un salto nel vuoto: intenso, totalizzante, fragile. Per lei e il suo partner, la pausa arriva come un fulmine a ciel sereno. Non ci sono tradimenti, non ci sono grandi drammi: c’è solo la paura. Paura di sbagliare, di scegliere troppo presto, di non essere pronti. La loro crisi è quella che tutti ricordiamo: quella in cui basta una parola detta male per far crollare tutto, quella in cui si pensa che la vita sia infinita e che l’amore possa aspettare. È la pausa più istintiva, quella che nasce dall’inesperienza e dalla voglia di capire chi si è davvero.
Poi ci sono i trentenni, interpretati da Fabio Volo e Ilenia Pastorelli. Qui la pausa non è un capriccio, ma un terremoto. È il momento in cui la vita comincia a chiedere il conto: lavoro, convivenza, responsabilità, sogni rimasti a metà. Lui vive la crisi come un crollo improvviso, lei come un’occasione per rimettere ordine dentro di sé. La loro storia è quella più contemporanea, quella che parla di burnout emotivo, di aspettative sociali, di relazioni che devono fare i conti con il tempo che corre. È una pausa che fa male, ma che può diventare un punto di svolta. È la crisi della maturità, quella in cui si capisce che amare non basta: bisogna anche scegliere.

E poi arrivano loro: Marco Giallini e Claudia Gerini, una coppia che porta sulle spalle trent’anni di matrimonio. La loro pausa è la più profonda, la più dolorosa, la più vera. Non è un litigio passeggero, non è un dubbio improvviso: è una domanda che arriva dopo una vita intera. Chi siamo diventati? E soprattutto: siamo ancora noi? Giallini interpreta un uomo che si aggrappa ai ricordi, convinto che l’amore possa resistere a tutto. Gerini, invece, dà voce a una donna che sente il bisogno di respirare, di ritrovarsi, di capire se c’è ancora spazio per un “noi”. La loro storia è un pugno allo stomaco e una carezza insieme: fa ridere, fa male, fa pensare. È la crisi che mette in discussione non solo il presente, ma l’intero percorso condiviso.
Le tre storie scorrono parallele, si sfiorano e si allontanano fino a ritrovarsi tutte al matrimonio della giovane Martina. È lì che i personaggi si incrociano, si osservano, si riconoscono. È lì che capiscono che l’amore non è mai lineare, che ogni relazione attraversa tempeste, che ogni pausa può essere una fine o un nuovo inizio.
Marazziti dirige con leggerezza e calore, costruendo una commedia che non giudica, non semplifica, non banalizza. Prendiamoci una pausa è un film che parla a tutti: a chi ama, a chi ha amato, a chi ha paura di farlo. È una storia che ci ricorda che le crisi non sono solo rotture, ma anche possibilità.




