La trilogia di Smetto quando voglio è tornata accessibile a tutti, gratuitamente su RaiPlay, e non potrebbe esserci momento migliore per riscoprire una delle saghe più sorprendenti e rivoluzionarie della commedia italiana contemporanea.
Tre film che hanno ribaltato le regole del genere, mescolando risate, azione, satira sociale e un’energia narrativa che raramente si era vista nel nostro cinema. Un progetto ambizioso, costruito come una vera saga, con personaggi ricorrenti, archi narrativi complessi e un tono che evolve film dopo film.
La trilogia di Smetto Quando Voglio, gratis su RaiPlay
Rivederli oggi significa capire perché questa trilogia abbia lasciato un segno così profondo: perché ha osato, ha sperimentato, ha parlato a un pubblico nuovo senza perdere la capacità di divertire. E soprattutto perché ha trasformato un gruppo di ricercatori precari in un fenomeno pop.
Il primo capitolo, Smetto quando voglio (2014), è un’esplosione di freschezza. La storia parte da un’idea semplice e geniale: un brillante ricercatore universitario, Pietro Zinni, perde il lavoro a causa dei tagli all’università. Per sopravvivere, decide di mettere insieme una banda di ex colleghi, tutti geni in campi diversissimi ma accomunati dalla precarietà. Nasce così un gruppo di criminali improvvisati che usa competenze scientifiche per produrre una smart drug legale.
Il film è una commedia, certo, ma sotto la superficie c’è molto di più: la fotografia amara di una generazione iperqualificata e sottopagata, la frustrazione di chi vede il proprio talento sprecato, la voglia di riscatto che si trasforma in follia. Il ritmo è serrato, i dialoghi brillanti, i personaggi immediatamente iconici. È il capitolo che getta le basi: introduce la banda, definisce il tono, crea un immaginario. E soprattutto dimostra che la commedia italiana può essere intelligente, pop e spettacolare allo stesso tempo.
Il secondo film cambia passo. Smetto quando voglio – Masterclass (2017) non è un semplice sequel: è un’espansione dell’universo narrativo. La banda viene reclutata dalla polizia per smantellare altre organizzazioni criminali che producono droghe sintetiche. In cambio, la promessa di una fedina penale pulita. È qui che la saga diventa davvero una saga: nuovi personaggi, nuove dinamiche, nuove follie.
Il tono si avvicina all’heist movie, con scene d’azione curate, colpi di scena e un ritmo che non concede tregua. Ogni membro della banda trova un ruolo più definito, e il film si diverte a esaltare le loro competenze scientifiche trasformandole in superpoteri comici. Il chimico, l’economista, l’archeologo, l’ingegnere: ognuno diventa indispensabile. Il risultato è un film più ambizioso, più corale, più spettacolare. Una commedia che non ha paura di giocare con i generi, di alzare l’asticella, di costruire un mondo narrativo coerente e riconoscibile.

Il terzo film, Smetto quando voglio – Ad Honorem (2017) chiude la trilogia con un tono quasi epico. La banda, ormai divisa e in difficoltà, deve riunirsi per affrontare una minaccia ancora più grande. Il nemico è un ex professore brillante e pericoloso, e la sfida diventa personale. Il film alterna momenti drammatici a sequenze d’azione, senza perdere l’ironia che ha reso la saga così amata.
È il capitolo più maturo, quello che dà profondità ai personaggi e chiude i loro percorsi. La comicità resta centrale, ma si intreccia con temi più seri: la dignità del lavoro, il valore della conoscenza, la frustrazione di chi vive ai margini del sistema pur avendo un talento enorme. Il finale è una celebrazione della banda, delle loro follie, della loro intelligenza e della loro umanità
Rivederla oggi su RaiPlay significa riscoprire un cinema italiano che osa, che sperimenta, che diverte senza rinunciare alla profondità. Una trilogia che ha saputo parlare al presente e che, film dopo film, è diventata un piccolo cult.




