Il film che ha riscritto Hollywood (e vinto un Oscar) ora è gratis su Mediaset Infinity: non puoi perderlo

Angela Marrelli

Gennaio 11, 2026

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Un’esplosione pop che sembra leggera, ma sotto la superficie nasconde una riflessione sorprendentemente profonda sul cinema, sull’identità e sul nostro tempo.

Chi dapprima l’ha snobbato, si è poi ricreduto. Si, perchè dietro la patina rosa, fintamente stereotipata, c’è un sentimento che accomuna milioni e milioni di donne, e non solo. Ma soprattutto c’è un messaggio chiaro e preciso. Barbie, l’amica del cuore delle bambine del secolo scorso con Barbie, film di Greta Gerwig, ha avuto la sua rivincita, scardinando porte rimaste chiuse per tanto tempo, che aprono a stanze che attendevano di essere esplorate.

Uscito nelle sale durante la calda estate del 2023 ha immediatamente catturato l’attenzione del pubblico con una risposta a dir poco sorprendente, ma che confermò nell’immediato di quanto si aveva il bisogno di ritrovare quella connessione (ormai perduta) con la bambola più famosa del mondo,

Le sale si sono riempite di spettatori vestiti di rosa, i social si sono trasformati in un palcoscenico da mondo di Barbie e Hollywood ha riscoperto il potere del grande racconto popolare. Ma dietro quell’ondata apparentemente giocosa, si muoveva qualcosa di più complesso.

Barbie: molto più di un giocattolo sul grande schermo

Il film si presenta subito per quello che è: non è un tuffo nella nostalgia e nè tantomeno l’adattamento di un’icona commerciale, quale Barbie è. Fin dal suo concepimento Barbie (il titolo che porta semplicemente il suo nome lo fa intendere) aveva l’ambizione di dialogare con il presente, di smontare un’ idea globale e ricomporlo in una forma nuova, per parlare a pubblici diversi e stratificati. Un’operazione rischiosa, soprattutto quando il punto di partenza è uno dei marchi più riconoscibili al mondo. Oggi è disponibile gratuitamente su Mediaset Infinity: un’occasione preziosa per rivederlo – o scoprirlo per la prima volta – con uno sguardo forse più lucido, lontano dal clamore iniziale.

icona pop
In Barbie, Margot Robbie e Ryan Gosling trasformano un’icona pop in un racconto generazionale-Fb@Barbie the Movie-artesettima

Barbie rappresenta il primo adattamento live action della celebre bambola Mattel e, al tempo stesso, uno dei film più consapevoli prodotti da Hollywood negli ultimi anni. Gerwig, già autrice di film di una certa profondità del mondo femminile come Lady Bird e Piccole Donne, utilizza l’universo di Barbie come una lente per osservare contraddizioni, desideri e fragilità della società contemporanea.

La Barbieland che si apre davanti allo spettatore è un mondo perfettamente ordinato, governato da una logica ribaltata rispetto a quella reale: qui sono le Barbie a occupare ogni posizione di potere, mentre i Ken restano figure decorative, accessorie, quasi intercambiabili. Un equilibrio che appare solido, finché una crepa improvvisa – la consapevolezza della morte – non costringe la protagonista a interrogarsi sulla propria identità.

La forza del film passa anche da un casting fenomenale: Margot Robbie interpreta una Barbie “stereotipo” che diventa progressivamente umana proprio nel momento in cui smette di essere perfetta. Il suo percorso è fatto di dubbi, smarrimenti e scelte difficili, restituite con una leggerezza solo apparente.

Accanto a lei, Ryan Gosling costruisce un Ken memorabile, trasformando un personaggio secondario in una delle chiavi di lettura più ironiche e amare del film. La sua parabola, dall’adorazione ingenua alla scoperta del patriarcato, diventa una satira pungente sui modelli di potere e sulle identità maschili fragili.

Quando Barbie e Ken approdano nel mondo reale, il film cambia registro. Venice Beach diventa il luogo dello spaesamento, dello scontro tra aspettative e realtà. Qui emerge il personaggio di Gloria, interpretato da America Ferrera, che incarna una crisi identitaria profondamente comune, soprattutto per una generazione cresciuta con l’idea di poter essere “tutto”.
Il celebre monologo di Gloria, uno dei momenti più discussi del film, sintetizza il cuore dell’opera: la contraddizione permanente di essere donna in una società che chiede perfezione e sacrificio, indipendenza e conformismo, forza e silenzio. Barbie è anche un film che parla dell’industria che lo ha prodotto.

La rappresentazione grottesca dei vertici Mattel, guidati dal CEO interpretato da Will Ferrell, è una riflessione autoironica sul rapporto tra creatività e mercato. Non a caso, il film ha saputo coniugare successo di pubblico e riconoscimenti critici, diventando uno dei maggiori incassi di sempre e conquistando premi prestigiosi. Insomma, una Barbie attualissima che all’interno del grande gioco riflette il mondo di oggi senza sconti e porta a pensare che forse è arrivato il momento di cambiare.

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