Al Pacino torna al cinema, un thriller adrenalinico nell’America degli anni ’70

Angela Marrelli

Febbraio 5, 2026

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Un fatto di cronaca, un regista di alto livello e una tensione che cresce minuto dopo minuto: il ritorno di un cinema che ha fatto la storia.

Al Pacino torna alle origini. Non è il titolo di un (suo) nuovo film ma un indizio di ciò che potrebbe anche essere Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, un thriller asciutto e nervoso presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, che riporta lo spettatore nell’America degli anni Settanta, tra dirette televisive, crisi economiche e un senso di sfiducia verso le istituzioni che suona fin troppo familiare.

Al Pacino, a oltre cinquant’anni dai ruoli che hanno definito il Nuovo Cinema Americano, torna sul grande schermo con un progetto che guarda apertamente al passato, ma lo fa con uno sguardo sorprendentemente attuale. Un film che rifiuta la nostalgia facile e preferisce lavorare sulla tensione, sull’ambiguità morale e sulla forza del racconto.

Un fatto reale trasformato in cinema

Diretto da Gus Van Sant, autore da sempre attratto dalle zone d’ombra della società americana, il film prende spunto da un episodio di cronaca realmente accaduto nel 1977. Un sequestro durato oltre sessanta ore, seguito in diretta televisiva da milioni di persone, che trasformò un uomo comune in un caso mediatico nazionale.

Al Pacino e l’America degli anni Settanta
Al Pacino e l’America degli anni Settanta: Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire con Skarsgård è il suo nuovo film – Youtube@Rotten Tomatoes Trailers – artesettima

La storia è ambientata a Indianapolis riguarda Tony Kiritsis, interpretato da Bill Skarsgård. Tony è un cittadino schiacciato da debiti e promesse mancate, convinto di essere stato ingannato da un sistema finanziario che tutela solo se stesso. La sua risposta va oltre ogni limite: prende in ostaggio il figlio di un potente banchiere, collegando la vita della vittima a un meccanismo tanto semplice quanto terrificante.

Al Pacino interpreta M. L. Hall, presidente di una società finanziaria e padre dell’ostaggio: è l’incarnazione di un potere che parla poco, osserva molto e sceglie con cura quando intervenire. Accanto a Skarsgård e Pacino troviamo Dacre Montgomery nel ruolo dell’ostaggio, costretto a una prova fisica ed emotiva continua, e Colman Domingo nei panni di uno speaker radiofonico che diventa l’unico interlocutore credibile del sequestratore.

La radio, nel film, non è solo un mezzo di comunicazione, ma uno spazio da cui fuoriescono le emozioni. Le musiche originali di Danny Elfman sottolineano questa dimensione, trasformando la colonna sonora in parte integrante del racconto. Nella versione italiana, la voce radiofonica assume un peso ancora più particolare grazie all’interpretazione vocale di Mario Biondi.

L’America che Van Sant mette sullo schermo è stanca, disillusa, attraversata da tensioni sociali ed economiche che spingono i singoli verso gesti estremi. In questo senso, Il filo del ricatto dialoga idealmente con altri titolo simbolo della filmografia di Al Pacino, Quel pomeriggio di un giorno da cani del 1975.Non tanto per la somiglianza della trama, quanto per l’attenzione al contesto e alla trasformazione del criminale in figura mediatica.

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