Cinquant’anni di due film che hanno cambiato il cinema americano per sempre
Era il 1976 e Hollywood stava vivendo uno dei suoi momenti più fecondi. In quello stesso anno, a pochi mesi di distanza, uscivano due film destinati a restare: Taxi Driver di Martin Scorsese, con Robert De Niro nei panni del tormentato Travis Bickle, e Rocky di John G. Avildsen, scritto e interpretato da un semisconosciuto Sylvester Stallone. Due storie agli antipodi — la discesa nell’abisso di un uomo che non sa più dove collocarsi nel mondo, e la scalata verso il sogno americano di un pugile senza futuro — eppure accomunate da qualcosa di raro: la capacità di parlare direttamente allo stomaco dello spettatore.
La notte di New York e il ring di Filadelfia
Taxi Driver arrivò nelle sale americane l’8 febbraio 1976, dopo essere stato girato d’estate a New York tra sudore, caldo torrido e strade che Scorsese conosceva a memoria. Il budget era di appena 1,3 milioni di dollari, ma il risultato fu qualcosa di allucinante: De Niro costruì il personaggio di Travis Bickle con una precisione maniacale, prendendo lezioni di guida dei taxi, dormendo pochissimo, perdendo peso. La scena davanti allo specchio — «You talkin’ to me?» — fu quasi interamente improvvisata. Il film conquistò la Palma d’Oro a Cannes quell’anno, con una giuria presieduta da Tennessee Williams.
Rocky, invece, era nato da una scommessa personale. Stallone aveva scritto la sceneggiatura in tre giorni, ispirandosi all’incontro del 1975 tra Muhammad Ali e Chuck Wepner, il pugile da New Jersey che tenne testa al campione per quindici round. I produttori offrirono cifre enormi pur di togliere il copione a Stallone e dare il ruolo a un nome già famoso — Ryan O’Neal era tra i candidati — ma lui non cedette. Girarono il film con 1 milione di dollari in ventotto giorni.
La notte degli Oscar che nessuno si aspettava
La cerimonia degli Academy Awards del marzo 1977 rimane ancora oggi una delle più discusse della storia del cinema. In corsa c’erano film come Tutti gli uomini del Presidente, Network e lo stesso Taxi Driver. Rocky vinse Best Picture e Best Director, battendo avversari che sulla carta sembravano imbattibili. Fu una vittoria che lasciò senza parole molti critici, ma che il pubblico accolse con entusiasmo genuino: il film aveva incassato oltre 225 milioni di dollari a fronte di un investimento minimo.
Taxi Driver rimase a mani vuote quella sera, eppure il tempo ha consegnato a entrambi un posto permanente nel canone. De Niro e Stallone, in quell’anno, erano due facce della stessa medaglia: attori che avevano rischiato tutto su personaggi scomodi, anti-eroi che nessun manuale di marketing avrebbe mai approvato.

Cinquant’anni dopo, perché rivederli
Guardare Taxi Driver oggi significa entrare in una New York che non esiste più — sporca, pericolosa, vibrante — e confrontarsi con una solitudine che non ha perso un grammo di attualità. Rocky funziona ancora perché non è davvero una storia di pugilato: è una storia su cosa significa non mollare quando tutto ti dice il contrario. Due film, un solo anno, cinquant’anni di cinema che non smette di interrogarci.




