Il Cacciatore (1978) è stato il primo film della storia ad affrontare di petto il delicato argomento del Vietnam. La guerra fu la disfatta di quella retorica così banale che ha condotto alla morte una generazione; non esistono buoni e cattivi, non si può schematizzare il mondo così come vuole far credere la propaganda. Tutto questo, e molto altro, costituisce il cuore del capolavoro di Cimino, un’opera monumentale il cui ambizioso obiettivo fu quello di raccontare una delle pagine più dolorose della storia americana, senza però scadere nell’anonima ruffianeria.
Il Cacciatore: Andata e ritorno verso l’Inferno
Giunti alla scena finale del film, siamo tutti un po’ scossi. Quello a cui abbiamo assistito ci ha sconvolto nel profondo; un vortice di emozioni si è appena abbattuto sulla nostra emotività e abbiamo bisogno di alcuni minuti per metabolizzare il tutto. La guerra, la roulette russa, il ritorno a casa, il senso di inadeguatezza, l’amore, il ritorno all’inferno con la speranza di salvare un amico. Questo ha provato Michael (Robert De Niro) sulla sua pelle, e in un certo senso anche noi con lui. E infine la sconfitta. Nick (Christopher Walken), il migliore amico di Michael, non ce l’ha fatta. L’oscurità l’ha inghiottito per sempre, soffocando l’ultima flebile scintilla di umanità che aveva.

Il Cacciatore
“La filosofia del colpo solo”, di cui Michael si era proclamato esponente, ha fallito miseramente, così come tutti quei principi basati su una banale rappresentazione della morale. Nick ha premuto il grilletto, perdendo al gioco fatale a cui aveva sfidato Michael. E d’altro canto, anche Michael perde. Lui ha perso tutti quegli ideali scambiati per dogmi inopinabili, ha perso una dura battaglia spirituale contro se stesso, ha perso il suo più caro amico.
L’inizio e la fine de Il Cacciatore
Con tutto questo alle spalle, Michael si avvia verso la scena finale del Il Cacciatore. Siamo in un piccolo bar, subito dopo il funerale di Nick. In quello stesso posto, all’inizio della storia, Michael, Nick e i loro compagni giocavano a biliardo, scherzavano, ballavano sulle note allegre dei Jersey Boys. Ora invece regna la consapevolezza che quei giorni non torneranno mai più.
Michael Cimino, in questa ultima scena, crea un evidente contrasto, anche dal punto di vista stilistico, con l’inizio del film. Ad aprire Il Cacciatore è il matrimonio di Steven (uno degli amici di Michael e Nick), con la successiva festa. In questa situazione, la macchina da presa di Cimino regalava dei campi lunghi, avvalorati da uno spazio di azione molto vasto (la sala da ballo); accompagnavamo i personaggi nei loro movimenti, anche grazie a un montaggio piuttosto dinamico, nonostante la narrazione fosse come sospesa.

Il Cacciatore
Nella scena finale de Il Cacciatore avviene tutto l’esatto opposto. Il bar, già di per sé piccolo, non viene mostrato per la sua interezza, e alcune zone non sono illuminate che da una luce flebile. Al fragore delle musiche da festa del rito iniziale si contrappone il silenzio funereo della disperazione, e la stessa macchina da presa, dinamica e virtuosa nella festa del matrimonio, diventa statica, quasi contemplativa verso il dolore dei personaggi.
La canzone del pianto e le note di speranza
Finalmente il silenzio si rompe. Una debole cantilena comincia a librarsi in quello spazio angusto. La tonalità di voce è molto bassa, come se si trattasse di una nenia di cui non si ricordano le parole esatte. Lentamente la voce viene accompagnata da quelle di tutti i presenti; ora il tono diventa più alto e noi riusciamo a comprendere le parole. Capiamo immediatamente che si tratta di God Bless America, il simbolo di quel Paese che li ha accolti come una mamma adottiva (i protagonisti del film sono immigrati), e poi come un padre tirannico li ha mandati in guerra, non curandosi affatto delle conseguenze.
Paradossalmente, nonostante il canto di una delle canzoni patriottiche più famose, dalla scena non emerge alcun tipo di celebrazione.
God Bless America contiene tutto l’amore e l’orgoglio degli americani verso la propria nazione; ma proprio questi sentimenti sono stati sfruttati dai potenti per una guerra di pura propaganda, una vicenda storica che aveva come unico scopo quello di provare la potenza degli USA agli occhi del mondo.
Michael Cimino, anch’egli di origine non statunitense come i protagonisti, probabilmente sposa a pieno i principi del sogno americano; tuttavia, lui non può nascondere che questo sogno non si sia mai realizzato davvero, specialmente in questa situazione di ideali traditi. In questo finale, risiedono tutte le difficili ambizioni narrative de Il Cacciatore; la retorica si sgonfia con un finale anti-climatico (il climax si raggiunge nella roulette russa di Nick), e ciò che rimane ai personaggi non è altro che una canzone patriottica, piena di amore e di speranze, con cui magari ripartire insieme.

Il Cacciatore
Il Cacciatore si conclude con un brindisi. Tutti i presenti brindano a Nick, il vero Nick. Non la persona intrappolata in un limbo spirituale con una pistola costantemente puntata alla testa. Brindano al Nick simbolo dell’innocenza perduta. Quindi brindano anche a loro stessi. Alla loro spensieratezza senza macchia, al loro presente malinconico, al loro futuro, dove cercheranno di ricostruire ciò che è andato distrutto. Insieme.




