Lynch e Murakami hanno tre anni di differenza e nascono a pochi giorni di distanza. Il primo compie gli anni proprio oggi, 20 gennaio, il secondo lo abbiamo già festeggiato il giorno 12 dello stesso mese. Sono nati, dunque, sotto lo stesso segno (della pecora, per chi conosce il romanziere giapponese), che è un primo, particolare, tratto in comune.
Un regista di culto, uno scrittore osannato, entrambi con carriere decennali alle spalle e una caratteristica specifica ad accomunarli: sono personalità che, con la loro arte, ti costringono a entrare nei loro mondi immaginari, non importa se amandoli o odiandoli.
Una prima similitudine che altro non è che la superficie di realtà che, come loro stessi ci insegnano, non sono mai uniche e universalmente conoscibili. Non possiamo fare altro che buttarci dentro di esse.

Haruki Murakami
Stare da soli non è sentirsi soli
Analizzando i protagonisti delle loro storie, emerge subito una caratteristica che, se non universale, è comunque preponderante: la solitudine. Un sentimento che si declina in accezioni diverse da quelle cui potremmo pensare istintivamente.
I personaggi possono vivere inseriti nella società, come l’agente Dale Cooper di Twin Peaks o l’anonimo narratore che copre le narrazioni di Nel Segno della Pecora e Dance Dance Dance, ma sentirsene distanti, prediligendo momenti di solitudine e contemplazione.
Allo stesso modo, la fuga dalla realtà in cui si trovano è il motore che dà inizio alle loro peripezie, alla ricerca di un mondo dove possano sentirsi pienamente realizzati. Loro, soli o in esclusiva compagnia di chi scelgono al loro fianco. Come i fuggiaschi Sailor e Lula di Cuore Selvaggio, come Kafka e il signor Nakata nel capolavoro Kafka sulla spiaggia.
Alla ricerca di un altrove in Lynch e Murakami
Uomini e donne in viaggio verso non si sa dove, battendo strade perdute che portano a sud del confine, o ad ovest del sole. Indagatori che, per qualche momento, trapassano dal mondo reale in cui esistono omicidi e crudeltà per giungere a eventi di redenzione, di soavità, forse di paradiso.
Tuttavia, il paradiso svanisce velocemente e in molti modi: la scatola blu di Mulholland Drive risveglia Betty/Diane dalle luci hollywoodiane della gloria e del Bene. Allo stesso modo, l’ultimo abbraccio di Kafka alla signora Saeki, il suo dubbio (sei mia madre?) e quella risposta così sospesa (dovresti aver capito tu la risposta) vengono spezzati dal pericolo. Se egli non fuggirà da quel luogo idilliaco in cui le anime vanno a riposare per sempre, vi resterà intrappolato.
Per Lynch e Murakami c’è sempre poco tempo per le lacrime. Vige l’urgenza di agire e di riflettere velocemente. Vige la risoluzione, positiva o negativa che sia, per lasciarci un momento in cui tirare le somme.
Allora corriamo tutti per il mondo, come satelliti soli nello spazio, come la ragazza dello Sputnik, come degli Elephant Man in cerca solo di pace.

Cuore selvaggio (1990)
Ribellione
Esiste sempre, sopito o fin troppo esibito, un lato ribelle, anticonformista, capace di scalfire la superficie del mondo con una forza, sia essa mentale o fisica.
Nell’immaginario del cinema, cult come Eraserhead e Cuore Selvaggio trovano nei personaggi di Jack Nance e Nicholas Cage alcuni dei loro punti di forza. Se il primo sembra poter traslare verso l’altrove in maniera apparentemente passiva, trovando il cosmo in un calorifero, Sailor invece si fa strada a suon di pugni e musica heavy metal. Nelle pagine di 1Q84, la protagonista Aomame viaggia nella nuova realtà portando con sé il suo temperamento professionale: ella è, infatti, niente di meno che una killer seriale di uomini violenti con le donne.
È la risposta violenta a un mondo che era tale già prima che lei nascesse, ma a cui lei sente di non appartenere più quando in cielo sorge una seconda luna. La ribellione qui è anche a sé stessa: non più un’apatica e spietata assassina, ma una donna alla ricerca di sé, anche attraverso le proprie fragilità.
Musica, ai maestri Lynch e Murakami!
Abbiamo già citato Sailor e il suo amore per la musica. Quindi, come non ricordarci di quella scena folle e romantica in cui, da uno scatenato brano heavy metal ballato con la sua Lula, passiamo repentinamente a un «ti amo» detto in faccia al tramonto con una soave melodia orchestrale a fare da contorno.
Lynch e Murakami, in egual misura, ma con modalità diverse, sono uomini di musica. Le loro storie sottolineano sempre, con le note, dei particolari aspetti emotivi, sia che si tratti di rock o di jazz, di cui sono anche collezionisti seriali di dischi, sia di citazioni alla grande musica classica.
Capita poi, addirittura, che la musica sia il motore di avviamento delle loro imprese da raccontare. Se Lynch prende ispirazione dal brano Blue Velvet per la torbida indagine del suo Velluto Blu, Murakami compie un viaggio indietro nella nostalgia di un amore spezzato con Norwegian Wood dei Beatles, che dà il titolo al suo romanzo più venduto. La musica, per loro, è evidentemente la forza più potente e invisibile che l’uomo abbia a disposizione. La forza dell’immaginazione, del viaggio, del sogno stralunato.

Velluto blu (1986)
Immaginari impossibili. Breve momento di leggerezza
Permettetemi ora di tirare il fiato e farmi divertire usando le armi dell’ironia e dell’assurdo. Sono le stesse che, subdolamente, utilizzano anche i nostri due autori.
In apertura di questo articolo parlavamo di accettazione delle storie di Lynch e Murakami, volenti o nolenti, ma da dove deriva precisamente questa forza al tempo magnetica e perturbante?
Se dovessimo prendere degli esempi e porgere delle domande a degli ignari, possibili fruitori delle loro opere, ci potremmo trovare di fronte a scenari simili:
Lynch ti chiederebbe se sei disposto ad accettare il fatto che un agente dell’FBI usi per svolgere le sue indagini i sogni che fa in cui incontra dei giganti che gli suggeriscono indizi fondamentali. E poi sai che c’è di mezzo un’entità maligna che possiede le persone per far compiere loro azioni brutali? Ah, a proposito, c’è anche un nano in una realtà alternativa chiamata Loggia Nera che parla al contrario e ti scambia con dei doppelgänger malvagi nel mondo reale… sempre che esista, un mondo reale. O che esista un solo mondo, chissà. In che anno è ambientata questa storia?
Murakami ti chiederebbe invece se sei disposto ad accettare il fatto che piovano pesci dal cielo. E per quanto riguarda le sanguisughe? E che un ragazzo compia la maledizione di Edipo attraverso i sogni? C’è un vecchio affetto da demenza che parla la lingua dei gatti e, a proposito di gatti, c’è anche uno scultore mezzo satanista convinto di distruggere il mondo rubandone le anime quando strappa loro il cuore. Io ti ho avvisato.

La collezione del redattore
Profonda comprensione
Tornando seri, dopo tutte queste suggestioni c’è ancora un ambito, il più importante, che contraddistingue il lavoro di Lynch e Murakami. Parliamo della loro capacità di comprensione della vita stessa.
L’utilizzo del grottesco, dell’onirico e del surreale diventano espedienti narrativi per un’indagine sulle più nascoste pulsioni dell’uomo. In ogni pensiero, parola o azione dei personaggi, che pur affrontano situazioni impossibili, possiamo scorgere l’istinto che riconduce al reale, al profondamente umano.
Infatti, una volta colto il punto di vista che come narratori decidono di adottare, lo spettatore può ricondurre a poche parole, spesso ricorrenti, i concetti fondamentali delle loro opere: nostalgia, ricordi, paura, la già citata solitudine, ma anche amore, passione, istinto primordiale.
La verità può esistere al di fuori della nostra comprensione, dell’esperienza del nostro corpo limitato che, nelle giuste condizioni, può trascendere e ritrovarsi a seguire un cammino nuovo in realtà inimmaginabili.
Una fine, un inizio per Lynch e Murakami
Due autori con poetiche molto simili. Due artisti del surreale e della costruzione del sogno. Due anime più vicine di quanto si pensi, che però non si sono mai conosciute di persona. Per chi scrive, la speranza che un giorno il regista possa adattare un romanzo del scrittore giapponese non si è mai affievolita.
Chiudendo quello che, più che un piccolo saggio analitico, è un insieme di suggestioni che vorrebbero ispirare nuovi fruitori alle opere di Lynch e Murakami (suggestioni come quelle che proprio loro lancerebbero), lascerei una lunga citazione dalle prime pagine di Kafka sulla spiaggia.
Questa contiene una piccola parte di ciò che in questa sede è stato detto e sottolinea il valore del mistero della vita e l’importanza di lasciarsi andare. Vivere, senza cercare troppe sensazioni, senza riconduzioni alla logica, solo fidandosi della percezione e della propria interpretazione.
«Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia […].
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia».(Haruki Murakami, “Kafka sulla spiaggia”)




