Moonrise Kingdom – Quando l’infanzia finisce

Miriam Oufatah

Gennaio 14, 2022

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Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore è il settimo film di Wes Anderson. Incentrato sulle tematiche della giovinezza, attraversa quel momento che determina la perdita dell’innocenza, coinvolgendoci con i suoi toni vintage all’interno di una fuga, a tratti grottesca, dalla realtà. L’opera, costruita come un romanzo di formazione, propone diversi rimandi e citazioni alle storie che trattano l’argomento della crescita: dai bimbi sperduti di Peter Pan che ascoltano le storie/letture di Wendy/Suzy, alla casa sull’albero e la partita a carte di Stand by me.

I protagonisti principali di Moonrise Kingdom sono due dodicenni circondati da un mondo di adulti che li isola.

Due pre-adolescenti immersi in una società che non li comprende, non li ascolta, e da cui decidono di defilarsi, di fuggire, prima di essere fagocitati e integrati nel mondo degli adulti. Un’azione che accade senza che ce ne accorgiamo: sia biologicamente quando entriamo nella pubertà sia per il contesto che si sviluppa attorno a noi e che ci spinge a provare una nuova autonomia e nuove esperienze emotive. Una soglia da cui non si può più tornare indietro e che sancisce, con un progressivo decorso nell’adolescenza, il passaggio nell’età adulta.

Il film, oltre ad accompagnarci con la delicatezza a tinte pastello tipica di Wes Anderson in questo impervio mutamento, mette in scena anche uno spaccato generazionale che si imprime prepotentemente nell’ambientazione anni Sessanta. Wes Anderson sceglie un’epoca che ha dato l’innesto a diverse novità nel panorama sociale e politico. Questo periodo storico, nello stile, viene enfatizzato dalla cura maniacale dei dettagli, dalle inquadrature e dalla fotografia scolorita, come se la storia appartenesse a un altro luogo, a un altro tempo, quasi fiabesco.

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I fratellini di Suzy ascoltano la musica

La realtà come concerto

Moonrise Kingdom mette a confronto le generazioni: bambini che giocano a fare gli adulti e adulti che, agli occhi dei ragazzini, si comportano in modo confuso, come bambini. Il tutto è orchestrato esplicitamente dal regista come un concerto. Il film si apre con un giradischi, una sinfonia, e un bambino, ancora distante dai tumulti della pubertà, che ascolta un LP.

La voce che introduce la traccia racconta quali strumenti eseguono la melodia. Wes Anderson con questo espediente spiega come ogni strumento, ogni gruppo, ogni sezione che compone un’orchestra in concerto, corrisponde a ogni personaggio e a ogni categoria rappresentata nel film (gli adulti, i bambini e le guide sono come i fiati, le percussioni, le tastiere).

Moonrise Kingdom presenta l’entrata in scena degli strumenti, che eseguono assoli, duetti e melodie, come individui che, accompagnandosi tra loro con diverse sonorità, si accordano, si sovrastano, rallentano e accelerano costruendo contesti e intrecci della vita reale di cui facciamo parte.

Così, la colonna sonora in questo film tende a essere in accordo con il mood della scena per enfatizzarla e dilatarla in quell’impressione opaca e distante della narrazione di un ricordo.

Tutte le sonorità sono utili a creare l’atmosfera. Le diverse sensibilità di ogni individuo arricchiscono, passo dopo passo, la trama e la melodia, creando l’intera epica dimensione, la tela, in cui si muovono i due protagonisti. Sam e Suzy, animati dalla percezione comune di un’inconsolabile solitudine che attanaglia la società che non li comprende, tentano di bucare questa rete fuggendo in una spiaggia senza nome. Creano così uno spazio e un tempo protetto, in cui ritardare e allontanare le preoccupazioni e le pulsioni degli adulti, un limbo in cui vivere l’amore che li investe all’improvviso come un’onda.

Il conflitto, l’azione e l’energia non si generano fra la musica in contrasto con la scena, ma fra la struttura, che va costruendosi come una gabbia, e le intenzioni dei personaggi, che cercano di forare e sfuggire utopicamente alla cattura perseguita dal divenire.

Moonrise Kingdom
Suzy in “Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore”

L’importanza del colore: rosso e blu

Preponderanti nel mettere l’accento sulle varie sezioni sono i colori. Soprattutto i tre primari e la loro funzione di attivarsi nell’immaginario collettivo come rappresentanti di emozioni.

Il rosso, dosato, accende le passioni, riattiva le pulsioni dei personaggi nei cambi di intenzione e scema nel rosa quando vuole far emergere sensazioni sopite, soffocate, o quando vuole porre l’accento sull’immaturità dei personaggi coinvolti e non ancora sbocciati. Il rosa è il colore di Suzy fino al cambio finale, è come Sam la vede, la idealizza. Il rosa pastello ha vibrazioni che rendono meno la praticità del giallo, e tende a rappresentare il romanticismo, la dolcezza.

Il blu appare sempre in secondo piano, contrapposto al giallo, come fosse un colore che simboleggia un tono dell’umore che appartiene al singolo, all’intimità individuale e fa da sfondo, silenziato. È presente nell’intera ambientazione con il mare, la notte, le albe, la tempesta, e rappresenta la tristezza celata, mal elaborata e inespressa. Quel genere di umore inflesso che appartiene all’interiorizzazione, pienamente vivibile ed esprimibile solo nella solitudine e, a volte, nemmeno a se stessi.

È blu la finestra del capo scout quando tenta di empatizzare nel suo diario giornaliero con la storia di Sam. Nelle tonalità del blu è l’ombretto che vela gli occhi di Susy per l’intera pellicola e racconta la tristezza legata al suo “binocolo-superpotere”, che le permette di guardare alle cose da diversi punti di vista e prendere le distanze da ciò che vede e non le piace. È blu la scena dei genitori di Susy quando discutono del loro matrimonio; sono azzurri alcuni dettagli dell’abbigliamento della madre.

È blu il giradischi che dà voce alle diverse sensibilità dei personaggi; sempre blu è l’assistente sociale che viene a ricordare a Sam la sua condizione di orfano.

Gli adulti nella scena della tempesta

Dolore e purezza

Le tonalità di blu sono preponderanti durante la tempesta che si abbatte su di loro. La fotografia di quella scena è interamente sui toni del blu. Quando finalmente la tristezza, simboleggiata dai fiumi che inondano l’intera isola, emerge in tutta la sua potenza, essa lava e purifica le ferite e i dolori dei protagonisti, li porta a una risoluzione, all’accettazione della nuova età e li fa fluire verso la maturità.

Il giallo, invece, tonalizza e riscalda l’intera pellicola, regalando quel tono di annoiata e stridula inquietudine, accoccolata negli angoli dei sentimenti. Esso è complementare alla tristezza, che insegue entrambi i protagonisti nelle loro speciali storie (la rabbia incontrollata di Suzy e il trauma del lutto in Sam). È il colore che unifica il gruppo scout e che altera il verde delle loro divise, come se alterasse gli umori dei giovani che, esprimendo una dinamica tipica della pre-adolescenza, agiscono a favore o sfavore dei protagonisti come gruppo e non come singolo pensante.

Il giallo è notoriamente, in Occidente, il colore della luce del sole. Quel sole atteso anche nel diluvio universale, citato a più riprese come un musical in voga all’epoca nelle rappresentazioni scolastiche. Il giallo è il colore portante dell’intera vicenda, che conferisce alla fotografia il tono nostalgico di un’irrecuperabile, ma viva infanzia.

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I Kaki Scout di cui fa parte Sam

Il diluvio universale e il corvo

La storia del diluvio universale, che ricorre sia nella trama che nella simbologia, si interseca con la poetica dell’amore nell’intera pellicola. Il diluvio, che biblicamente rappresenta la purificazione del mondo, il cambiamento, anche nel film rappresenta il modo in cui vengono “lavate”, mondate, le azioni, le coscienze e i sentimenti dei personaggi. Una tempesta emotiva, ormonale e reale che sommerge adulti e bambini e li lascia risorgere nuovi.

Il bianco e nero entrano in scena definendo la neutralità, i confini, i ruoli e le istituzioni: il padre, il poliziotto, la chiesa, il corvo. Il corvo, nello specifico, assume diversi significati nell’immaginario collettivo: impersonato da Suzy nel musical, è un simbolo che nella mitologia ricorre assieme alla morte e alla memoria. Il corvo annuncia anche il cambiamento. Così Suzy, nei panni del corvo, è la rivoluzione nella vita di Sam.

Il corvo è il primo animale inviato da Noè in avanscoperta alla ricerca di terra. In alcune traduzioni bibliche del racconto, il corvo non ritorna indietro e contesta la scelta di Dio, lo sfida. È un animale intelligente, indipendente, un uccello diverso dalle altre ragazze, che attira in maniera quasi magnetica il ragazzino.

Gli adulti in una scena di “Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore”

Il cambiamento

La simbologia del cambiamento, del passaggio ciclico fra la vita e la morte, nella fine il principio, non è rappresentata solo dall’uccello, ma anche dallo scarabeo. Gli orecchini che Sam regala a Suzy e con cui le procura i buchi alle orecchie, in un metaforico atto con rimandi sessuali che li compromette per il resto della loro esistenza, rappresentano un mutamento della dimensione condivisa dai due. Sono un nuovo inizio, un dono di buon auspicio nel passaggio verso una nuova vita che i due intraprendono insieme.

Un amuleto con una funzione apotropaica verso le malignità e le ombre che hanno disturbato la loro emotività, che conduce i due attraverso la morte metaforica dell’infanzia e la rinascita. Un dono, un oggetto dal passato che non gli fa scordare da dove arrivano, suggellando (oltre al fittizio e simbolico matrimonio che i due intraprendono prima di immaginare una vita lontano) il loro amore che va oltre alla morte.

Sam e Suzy sono rifiutati dalla loro società per diversi motivi e intrecciano (prima con una fitta e grottesca corrispondenza, poi con una fuga dai connotati del teatro dell’assurdo) una relazione esclusiva e speciale che connette le loro solitudini. Creano così uno spazio tra l’infanzia e la giovinezza in cui la pienezza del loro inconsapevole essere può attivarsi nell’amore reciproco, di cui conoscono poco e nulla, ma che sono pronti a condividere fino alla morte l’uno per l’altra.

Quella spiaggia senza nome sulla cartina, il Regno della luna nascente (Moonrise Kingdom), di cui si definiscono i proprietari, in cui condividono l’imbarazzo e l’intimità non accolta dalla società, gli concede, quasi per gioco agli occhi degli adulti (ma da prendere sul serio per i ragazzini), un posto in cui vivere in libertà le loro carenze. La prima esperienza d’amore, dal gusto ancora acerbo, rivela ai protagonisti la magia che può persistere nel mondo degli adulti.

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Suzy e Sam

Amore e fanciullezza

Integrati nella società, conservano nel loro legame, in un amore nato ancora nell’incanto della fanciullezza, quella scintilla, unica, di magia effervescente che rende agli occhi di un ragazzino le novità del mondo avventure. Ciò gli permette di accettare, quasi per un gioco che scimmiotta gli adulti, le stranezze, le bizzarrie e le debolezze dell’altro, senza eccessive analisi razionali o comunicazioni alterate. E soprattutto senza prendersi troppo sul serio, ma vivendosi l’altro come un viaggio epico e regalando a noi spettatori, forse, uno degli ingredienti segreti di un amore felice.

Si rendono ben presto conto che alcune cose restano confinate nell’incomprensibilità. Sam ride quando Suzy si confessa e piange, Suzy non conosce il trauma dell’essere orfano, desiderando capiti anche a lei con la superficialità delle passioni impulsive e con l’euforia di chi vuol vivere un’avventura.

Nonostante questa presa di coscienza, loro esistono l’uno per l’altra, sono disponibili l’uno per l’altra. E questo primo amore, questa prima passione nella fine di un’estate, li compromette senza appello, trascinandoli nella corrente della crescita, finalmente liberati dalle barriere che le sofferenze avevano posto alle loro emozioni per arginarle. Due ragazzi consapevoli di aver acquisito, con l’elaborazione di questi drammatici eventi, i primi strumenti per affrontare con più consapevolezza le nuove sfide che la vita presenterà ora che l’innocenza è andata perduta per sempre.

Leggi anche: Wes Anderson: animazione e stop motion

Autore

  • Miriam Oufatah

    Cameriera a tempo perso e caffeinomane. Sono la ragazza con il bicchiere d'acqua di Renoir, una Manic Pixie Dream Girl che non ce l'ha fatta. Mi perdo spesso, soprattutto tra le virgole. Prima scrivevo per Cavalli e Segugi...

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