Il Grande Lebowski e Vizio di forma – L’estinzione degli hippies californiani

Giovanni Pascali

Aprile 13, 2016

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Il Grande Lebowski e Vizio di forma – L’estinzione degli hippies californiani

Può sembrare un paragone molto azzardato, ma in qualità di grande fan di entrambi i film cito il regista Paul Thomas Anderson che, riferendosi alla decisione di Thomas Pynchon di vendere i diritti cinematografici della sua ultima fatica, Inherent vice, disse: «As a fan, if someone is going to fuck it up, I want to be the one who fucks it up».

Quindi il regista californiano ha l’onore e l’onere di portare sullo schermo, per la prima volta, un’opera di Pynchon e decide di collaborare con lo scrittore mantenendo i dialoghi e il ritmo del film, come nella versione su carta, cosa che potrebbe risultare rischiosa (non dimentichiamoci de il grande Gatsby), ma ne viene fuori un’atmosfera offuscata con una trama misteriosa e letteralmente annebbiata da nuvole di fumo.

Detective Sportello, per gli amici Doc, uno degli ultimi Hippie di Los Angeles assiste intorpidito dalle droghe al disfacimento della società degli anni 60′, rappresentata da una serie di improbabili personaggi caratteristici o semplicemente metaforici del nuovo mondo, fatto di soldi, sesso e una misteriosa nave.

Lebowski
Joaquin Phoenix in “Vizio di forma”

Anche il Drugo è un detective, improvvisato certo, perché alla fine lui voleva solo un nuovo tappeto, ma anche la sua società sta collassando; però, mentre in Pynchon ci sono motociclisti nazisti e pantere nere, i fratelli Coen li chiamano semplicemente nichilisti.

Le differenze tra i due film sono moltissime, quella dei Coen è una commedia, Vizio di forma fa ridere, ma non la definirei commedia, in effetti non è facile attribuirle un genere e non è questa la sede per farlo, infatti non siamo qui per analizzare i film nel loro complesso, ma unicamente quella nostalgica sensazione che entrambi trasmettono di un mondo che sta cambiando.

«Il signor Treehorn fa girare molti soldi in questa città. Tu fai girare solo le palle. La nostra è una graziosa cittadina balneare e il mio obbiettivo è mantenerla tranquilla. Perciò ti chiarisco una cosa: non mi piace che tu vada in giro a importunare i nostri cittadini, Lebowski… col tuo cognome da mezzasega, con la tua faccia da mezzasega, con i tuoi modi da mezzasega e non mi piaci TU… mezzasega! Sono stato abbastanza chiaro?».

(Il Grande Lebowski)

La polizia di Los Angeles non ci fa una bella figura in queste pellicole, anzi, è dichiaratamente schierata verso il progresso: picchiano il Drugo e pestano Doc, come fa Bigfoot letteralmente e ripetutamente nel corso del film.

Lebowski
Josh Brolin in “Vizio di forma”

«Ciao, bello! Non voglio che paghi l’affitto. L’affitto è uno sbattimento. Voglio vederti in una casetta tutta tua. Ai Channel View Estates il complesso residenziale di artisti più forte che potete trovare. Basta pallose verifiche sul credito! Basta caparre minime truffaldine! Non è roba per te. No, senti qua: cucina completa con forno automatico autopulente e angolino colazione. Alla grande! Con posto macchina incluso e garage per due auto. E soprattutto una vista sulle chiuse del canale Dominguez si può descrivere solo in due parole: che sballo!».

(Vizio di forma)

È proprio il personaggio di Bigfoot, interpretato da un inaspettato Josh Brolin, a regalarci nel finale del film di Anderson il momento in cui si coglie che effettivamente quelle sensazioni che io e Doc abbiamo avuto in Vizio di forma sono fondate e non solo frutto del mix di alcol e droghe.

Niente spoiler perché Vizio di forma ve lo consiglio caldamente e non voglio rovinarvelo, però se siete talmente autolesionisti da non fidarmi di un mio suggerimento, allora andate su Youtube e fate il vostro gioco.

Se invece non vi è piaciuto Vizio di forma contattatemi, ci vediamo in un vicolo buio a vostro piacimento e ne parliamo faccia a faccia.

Il Grande Lebowski può sembrare in secondo piano, ma ciò solo perché l’argomento di questo articolo non è la tematica principale di questo film, ma solo una sua sfaccettatura che ho notato personalmente nel personaggio interpretato da Jeff Bridges.

La sensazione nostalgica, la visione delle palme secche in una Los Angeles durante il dopo guerra; caratteristiche che vediamo in entrambi i film. Anche se Drugo e Doc sono agli antipodi a livello caratteriale (l’uno più tranquillo e l’altro più ermetico), hanno in comune un’unica cosa: il peso di una globalizzazione aggressiva che colpisce il loro stile di vita, rendendoli vicini a un decadimento.

Lebowski
Jeff Bridges in “Il Grande Lebowski”

Entrambi sanno come stanno le cose. Servirebbe un guardiano per Doc e Bigfoot, perché ci saranno dei cambiamenti anche dall’altra parte; Drugo, invece, sa aspettare e aspetterà.

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