The Young Pope – Il Papa come archetipo dell’essere umano

Andrea Vailati

Ottobre 23, 2016

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The Young Pope è un’opera complessa.

L’essere umano è un’opera complessa.

The Young Pope si addentra nella complessità dell’essere umano, scegliendo come modello l’essere che si concepisce come più vicino al divino. Sorrentino ha preso una figura inviolabile, una figura sacra, non per violarla, ma per mostrarla nella sua essenza e umanità.

Il papa di Sorrentino, portato alla sua antitesi, diviene la contraddizione umana, una contraddizione consapevole.

«Io sono una contraddizione, come Dio uno e trino, trino e uno, come la Madonna vergine e madre, come l’uomo buono e cattivo».

Cosa vuol dire questa frase?

The Young Pope
Jude Law in “The Young Pope”

The Young Pope non è un’opera contro la religiosità, ma neppure a favore: affermare ciò sarebbe riduttivo.

The Young Pope è un’opera che si addentra nelle domande teologiche primordiali nella loro sostanza pre-divina: «perché l’uomo ha bisogno di Dio, e chi è rispetto a lui?».

Il giovane papà rappresenta l’enorme ombra esistenziale che tali questioni pongono sovrastanti su tutti noi, credenti e non.

In una Chiesa che si auto proclama Stato, con la sua politica e finanza, Pio XIII va controcorrente, ma non verso una strada più trasparente, una strada più slegata da istituzioni terrene, bensì verso una strada di sincerità, dove questa è anche ammissione della propria oscurità.

Alla ricerca degli uomini puri, ma dispotico, arrogante, ma barcollante nella sua stessa fragile incertezza, casto eppure ombroso, vendicativo.
Un papa che mette in dubbio la sua fede, un uomo inquieto nella sua solitudine che non vede Dio come luce portante.
Un bambino che cammina sopra tutti gli altri, un bambino che cerca la retta via.
Infine un Re che nel buio condanna l’umanità, condanna una vita ove Dio non sia l’unica ricerca, condanna il libero arbitrio, perché dire «quando vedrete Dio, vedrete anche me» è una paradossale affermazione del dubbio, il dubbio esistenziale che solo quando vissuto nella sua pienezza ci mostra Dio, un dubbio nel cui più profondo limbo egli stesso è affondato.

The Young pope
“The Young Pope”

Ogni personaggio ha una sua caratterizzazione verso alcune delle tante figure umane, ogni immagine ha un suo simbolismo, tutto ciò come classico esempio dell’estetica sorrentiniana, qui davvero profondamente equilibrata.

Il dialogo umano accede all’essenza, solo dopo aver dissacrato ogni cosa, per un ritorno all’origine sacra del tutto. Il simbolo ingenuo è la guida, ma non può dire perché non ha ancora le parole.

The Young Pope non è un opera che vuole semplicemente scardinare la chiesa, il suo obiettivo è quello di scardinare l’umanità.

L’archetipo non è che l’esistenza primordiale, ciò che infine si riempirà di uomo, ma che uomo, nella sua originaria ambizione metafisica più non sarà.

Il ritorno è l’unico arrivo.

«Quando le chiesero «Chi è Dio?», «Dio è una linea che si apre» rispose la beata Juana, aveva soltanto quattordici anni, e nessuno capiva che cosa volesse dire. E allora tutti i bambini posero alla beata Juana mentre lei moriva decine di domande: «Siamo morti o siamo vivi? Siamo stanchi o siamo energici? Siamo sani o siamo malati? Siamo buoni o siamo malvagi? Abbiamo ancora tempo o il tempo è scaduto? Siamo giovani o siamo vecchi? Siamo puliti o siamo sporchi? Siamo stupidi o siamo in gamba? Siamo veri o siamo falsi? Siamo ricchi o siamo poveri?» […] «Dio non si concede, non si fa vedere, Dio non grida, Dio non bisbiglia, Dio non scrive, Dio non sente, Dio non chiacchiera, Dio non ci conforta». E allora i bambini le chiesero «Chi è Dio?». E Juana rispose «Dio sorride». Soltanto allora tutti capirono. E adesso io prego tutti voi: sorridete. Sorridete. Sorridete! Cosi… sorridete! Un giorno io morirò, e allora finalmente vi potrò abbracciare tutti, uno a uno. Si, potrò. Si, io ho fede che potrò!».

(The Young Pope)

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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