SCRITTO DA MATTEO VIESTI
Introduzione alla rubrica : Drugs
When i put a spike into my vein
And i’ll tell ya, things arent’t quite the same
When i’m rushing on my run
And i feel just like Jesus’son
And i guess that i just don’t know
And i guess that i just don’t know
(Heroine, Velvet Undergound, 1967)
La droga. Tra i vari temi possibili, tra le migliaia di possibilità, rimane uno dei più affascinanti. Cosa ci attrae nella proibizione, nel tabù della società, o semplicemente nel commettere una cosa al di fuori della convenzione sociale, dalla società stessa considerata “deviante”?
Quello che questa rubrica si ripropone di fare non è di giudicare, di immedesimarsi, di incitare o di demonizzare le droghe. Quello che questa rubrica vuole fare, è di parlare di un argomento di cui tutti vogliono parlare, di sconfiggere con l’analisi cinematografica le costrizioni di argomentazione che spesso ci sono imposte. E , partendo da film che hanno impressionato l’immaginario pubblico e per questo fatto storia del cinema, cercare di analizzare oggettivamente il fenomeno droga , senza pregiudizi ne inibizioni mentali.
Buon divertimento.
Titolo film: The Acid House
Regista:Paul McGuigan Durata:111 minuti Data uscita: 1998 Titolo originale: The Acid House

Partite dalla penna di Irvine Welsh e giunte sotto forma di film, ci troviamo di fronte tre storie collegate tra loro da un filo rosso: il trip.
Ma cos’è Acid House?
La Acid house è un genere musicale definibile come una sottocategoria della musica house, nata in America sul finire degli anni ’80. Ripetitiva , psichedelica e più vicina al genere Trance, fu vittima di una campagna discriminatoria da parte dei giornali per il consumo, durante le serate, di molte droghe, tra tutte l’LSD.
Data questa premessa, passiamo al film.
Avete presente la sensazione di non vedere chiaramente, o di essere confusi, o di provare a giocare a carte in barca con il mare mosso?
Queste sono le sensazioni che ci dona, dal primo all’ultimo istante, uno dei film più controversi e psichedelici di sempre.
E come collegare tre storie così distanti e confuse loro stesse?
Analizzando i punti in comune: partendo dalla ambientazione, una Scozia cupa e completamente alienante, si passa ai personaggi, vittime incontrastate della vita.
E da qui si passa, in seconda analisi, al tema principale:
Come spiegare sequenze così confuse, completa rassegnazione , totale inconsistenza delle trame?
Guardando questo film, lo spettatore è inorridito, non vorrebbe mai essere in nessuna storia, ma è soprattutto affascinato dalla insensatezza, dalla futilità con la quale vengono prese le decisioni, dai risvolti grotteschi e al limite del fantastico dei cosiddetti colpi di scena.
Ma questo film, preso nel suo insieme, è capace di trovare la sua funzione disarmante ,che ne giustifica l’esistenza:
I personaggi e lo spettatore sono, insieme, in un trip. Stanno assistendo alla più insensata delle cose, sono vittime della distorsione più infantile della realtà.
Insomma, sono entrambi totalmente in un altra dimensione.
Direttamente o indirettamente, sono sballati come sotto l’effetto di un acido: arrivano a cercare un senso a quello che vedono, disperati per la confusione, pur essendo chiaro che le tre storie di senso non ne hanno.
E per quanto ci provino, entrambi fino alla fine, perderanno inesorabilmente.




